Road trip tra New England e Nova Scotia

Forse perché lì ho davvero lasciato un pezzo di cuore, voglio parlarvi del mio road trip tra New England (USA) e Nova Scotia (Canada) dell’estate scorsa.

Ripercorrendo con voi i 3200 km di viaggio in auto, mi sembra quasi di rivedere le scogliere a strapiombo sull’oceano, i cartelli di avviso di attraversamento orsi (!) e alci e di risentire le urla dei gabbiani.

Newport
Newport

L’avventura inizia il 2 agosto 2012 con l’attraversamento della parte nord dell’isola di Manhattan (NY) in direzione Newport, Rhode Island, a bordo di una quantomeno ingombrante Lincoln, soprannominata quasi subito Freccia nera: un crocevia di sopraelevate, ponti, rotonde, gremito di macchine strombazzanti, insomma, quanto di meglio mio marito Cristian potesse sperare dopo un volo intercontinentale!

Raggiungiamo Newport dopo “solo” 4 ore di macchina (in condizioni di traffico “normale” sarebbero state sufficienti solo un paio di ore) e ce ne innamoriamo subito. Newport è famosa per le splendide “mansion”, le dimore estive dei miliardari di fine ‘800 e inizio ‘900. Ne ammiriamo la bellezza percorrendo una parte del Cliff Walk, la camminata che costeggia le ville da una parte e l’oceano dall’altra, luogo ideale per scattare foto uniche.

Dopo pranzo, a malincuore, ripartiamo per il Massachusetts, alla volta di Boston, che dista circa 120 km. La quinta area metropolitana americana per estensione ha occupato e tutt’oggi occupa un ruolo di primo piano nel panorama intellettuale, culturale e scientifico del paese. Ne apprezziamo progressivamente lo stile europeo percorrendo il Freedom Trail, percorso di 2 miglia e mezzo che consente di ammirare i principali siti storici della città.

Il giorno dopo, partiamo alla volta di Salem, ancora inconsapevoli del fatto che per tutta la giornata saremmo stati accompagnati dallo “spirito” di Stephen King.

Nota anche come “la città delle streghe”, a causa della triste caccia alle streghe che risale al lontano 1692 (di musei sulle streghe ne ho contati perlomeno 3 solo nella Main Street), di Salem abbiamo visitato il Maritim National Historic site, che comprende il molo e una decina di luoghi storici (la dogana ed altri edifici), memoria dei tempi in cui la città era famosa per l’industria navale e la più antica azienda dolciaria degli USA: la Ye Olde Pepper Companie, fondata nel 1806 da una signora inglese, Mrs Spencer, sopravvissuta ad un naufragio e costretta ad inventarsi un modo per sbarcare il lunario avendo a disposizione solo un sacco di zucchero.

Certi che nonostante un piccolo inconveniente tecnico nelle prenotazioni avremmo in ogni caso trovato una sistemazione in quel di Portland, nel Maine, là ci dirigiamo, scoprendo ben presto, però, che un’orda di americani, attratti dai suoi bellissimi boschi, l’aveva invasa occupando qualsivoglia tipo di struttura ricettiva disponibile.

Così, dopo una breve sosta a Freeport, cittadina consacrata interamente allo shopping, divenuta famosa perché sede di L.L. Bean, mega negozio di articoli sportivi, aperto 24 ore su 24 ogni giorno dell’anno e frequentato abitualmente dai numerosi vip come John Travolta, risaliamo su Freccia Nera che ci conduce sino a Bangor, un tempo capitale del legname (di nerboruti boscaioli in effetti era pieno il locale dove abbiamo cenato!), oggi il più grande centro commerciale e culturale dell’entroterra del Maine, forse anche perché qui ci vive il famoso scrittore Stephen King. Memorabile il commento di Cristian su Facebook, quando percorriamo la Main Street: stasera sono passato davanti a casa di Bill Tartaglia e, a un certo punto, ho visto spuntare un pagliaccio dai Barren!

Mi presto malvolentieri ai desideri ai limiti dello stalker di Cristian, che non vuole rinunciare a fare due foto all’abitazione noir dell’amato romanziere, e poi di nuovo in macchina alla volta di Bar Harbour, punto di partenza per l’esplorazione del Mt. Desert e Acadia National Park, un vero paradiso per gli amanti del trekking.

Ci limitiamo a una passeggiata di mezza giornata tra Sand Beach e Otter Cliffs, che ci fa pregustare in ogni caso quanto ci aspetterà, in termini di vita all’aria aperta e a contatto con la natura, al nostro arrivo in Nova Scotia. Rientrati nell’animato centro cittadino, tutto un susseguirsi di bellissimi negozi di souvenir, gelaterie e ristorantini, ne ammiriamo la baia al tramonto, percorrendo lo Shore Path, un sentiero che offre incantevoli vedute sulle dimore storiche che sorgono in riva all’oceano e sulle vicine Porcupine Islands.

Lasciamo di buon ora il New England per il New Brunswick, oltrepassando alle prime luci dell’alba il confine tra USA e Canada.

Peggy's Cove
Peggy’s Cove

Freccia nera percorre veloce i 400 km che ci separano dal traghetto, contornati da foreste di conifere sempre più fitte, inquietanti cartelli di segnalazione attraversamento orsi e dall’urlo “Icebeerggg” che a turno Cristian ed io emettiamo per tenerci svegli e per sdrammatizzare un po’ l’ansia che ci attanagliava all’idea di non arrivare per tempo al porto di Saint John.

Non appena preso il largo, le preoccupazioni lasciano spazio alla prima ricerca delle balene, purtroppo infruttuosa, tanto che in breve tempo preferiamo ritirarci al coperto e chiacchierare con due coppie di italo-canadesi che intendono visitare il Pier 21, porta dell’immigrazione in Canada sul molo di Halifax, oggi toccante museo, ad oltre 50 anni dal loro arrivo in quelle acque da emigranti. Pare, infatti, che la principale, se non l’unica, motivazione che spinge le persone a visitare la Nova Scotia sia la ricerca sul proprio passato o su quello dei propri cari.

Partiamo quindi alla volta di Halifax, capoluogo della provincia, lungo la scenografica Lighthouse Route. Lungo il tragitto ci fermiamo per pranzo nella deliziosa Luneburg, uno degli insediamenti coloniali britannici meglio conservati nel Nord America, e poco prima di raggiungere la nostra meta ci fermiamo a Peggy’s Cove, piccolissimo villaggio di pescatori, il cui simbolo è un suggestivo faro sempre sferzato da impetuose onde dell’oceano.

Louisbourgh
Louisbourgh

Ad Halifax, visitiamo il museo marittimo, che contiene alcuni interessanti reperti del Titanic, affondato al largo delle sue coste, e poi ammiriamo la movida che ne anima il porto, dove è tutto un susseguirsi di spettacoli teatrali e musicisti di strada.

Lasciata di buon mattino la Waverley Inn, dove soggiornò persino Oscar Wilde nel corso di una serie di conferenze in America, ci dirigiamo sempre più a Nord, sull’isola di Cape Breton, a Louisbourg, capitale della regione acadiana e famosa per l’immensa fortezza di metà ’700, fedelmente ricostruita e popolata di attori in costume. Di colpo è più facile sentire parlare francese che inglese e tutto ha una connotazione più europea.

Il giorno dopo ci aspetta la Cabot trail, il scenografico percorso di oltre 300 km che corre lungo il Cape Breton Highlands National Park, risalendo versanti montuosi e valicando alture costiere. Entrambi abbiamo grandi aspettative, che non vengono deluse.

Cabot Trail
Cabot Trail

A Pleasant Bay assistiamo dall’imbarcazione di Captain Mark, lupo di mare profondo conoscitore della zona, al passaggio di un gruppo di balenottere e dei loro piccoli di un mese. Un’emozione fortissima che quasi non ci fa accorgere di quanto la barca sia in balia delle onde. Tornando verso la riva avvistiamo anche alcune foche, che ci guardano incuriosite, e persino un’imponente aquila reale!

Deliziati da questi incredibili incontri, rientriamo a Louisbourg a notte fonda, rischiando di falciare un’intera famiglia di procioni, che schiviamo solo grazie alla prontezza di Cristian e agli ottimi freni della Freccia nera.

L’indomani, rientrando ad Halifax, le meravigliose terre della Nova Scotia ci riservano l’ultima sorpresa: quasi per caso capitiamo a Sherbrook e veniamo catapultati nella vita di un villaggio di 125 anni fa, con tanto di dimostrazioni e figuranti in costume.

 

Alcuni suggerimenti su come organizzare un road trip.

  • La pianificazione a tavolino del viaggio è basilare: occorre ipotizzare prima della partenza le diverse tappe, e se possibile prenotare i luoghi dove soggiornare, in modo da risparmiare tempo durante il viaggio.
  • Occorre inoltre studiare le cartine delle strade per definire con anticipo il percorso di massima e sue possibili variazioni in caso di imprevisti.
  • Valutare quale sia il mezzo di trasporto più comodo per il viaggio. Spesso l’affitto di auto in loco è la soluzione vincente, anche in termini di costi.
  • Organizzare bene il guardaroba da viaggio e non dimenticare abiti più pesanti in caso di maltempo.
  • Utile ricordarsi anche il kit di emergenza da tenere in auto e verificare di avere una copertura assicurativa adeguata.

 

Arianna Serra

Viaggiatrice incallita da oltre 20 anni, stanca di un lavoro da assistente di direzione, a 35 anni suonati ho deciso di rimettermi in gioco e di propormi come “Travel Planner”, ovvero come organizzatrice di viaggi su misura, unendo le mie competenze da segretaria tuttofare alla mia esperienza di turista fai da te. Al ritorno da ogni avventura condivido sul mio blog e sul blog di viaggi Nonsoloturisti.it foto e pensieri sulla mia ultima avventura.

 

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