Il mare e la terra di Pantelleria

Lo Specchio di Venere dalla duchena di un dammuso a Bugeber

Il mare di Pantelleria. Pantelleria, vetta di un vulcano sottomarino, non possiede spiagge ma è contornata, lungo l’intero suo perimetro, da colate di lava stratificata e divenuta nel tempo roccia dalle forme più svariate, precipitando a mare in strapiombi di centinaia di metri come nella località del Salto della Vecchia a sud-est dell’isola o in ripiani quasi lisci come nelle “balate”, quella dei Turchi la più spettacolare, quella di Kartibucale, a nord, la più estesa; oppure assumendo forme quasi animalesche come nella famosa Roccia dell’Elefante, assunta sovente a emblema dell’isola.

Stratificazioni dell’ultima eruzione vulcanica della Cuddia Rossa
Stratificazioni dell’ultima eruzione vulcanica della Cuddia Rossa

I colori, che vanno principalmente dal nero lucente al verde, come nelle stratificazioni di ossidiana della Balata dei Turchi, al rosso vinaccia delle colate della Cuddia Rossa, al nero cupo presente quasi ovunque contrastano netti con l’azzurro cobalto del mare, profondo già sotto costa e che solo a riva dà spettacolo di trasparenze cristalline senza eguali.
Abbiamo fatto il bagno a Nicà, nel sud dell’isola nuotando vicino a pareti strapiombanti; all’improvviso vieni investito da getti di acqua calda che scaturiscono dalla roccia sotto il livello del mare.

A Gadir, borgo quasi intatto di pescatori, vasche naturali di acque termali a quarantacinque gradi centigradi ti lasciano crogiolare in uno stato di benessere infinito, fino al momento in cui tuffandoti nelle acque fredde del mare non provi sensazioni inimmaginabili di contrasti termici sulla pelle e nel corpo.
E che dire del trasparentissimo laghetto delle ondine, presso la punta Cinque Denti, formatosi qualche metro sul livello del mare in un incavo di una nera colata lavica dall’aspetto infernale e riempito dalle onde durante le tempeste.

La roccia dell’Elefante
La roccia dell’Elefante

E poi c’è lo Specchio di Venere, il bellissimo lago formato da sorgenti di acqua termale, uno spettacolo d’incanto nelle sue infinite tonalità dal celeste chiaro all’azzurro-verde che vanno a confrontarsi con il blu cobalto del mare e l’azzurro intenso del cielo.
Ci siamo immersi nelle pozze fangose ricoprendoci del limo che ribolliva da sorgenti calde, lasciandolo poi essiccare sulla pelle che, risciacquata poi nelle acque del lago, rimaneva liscia e vellutata.

Lo Specchio di Venere dalla duchena di un dammuso a Bugeber
Lo Specchio di Venere
dalla duchena di un dammuso a Bugeber

Non sono mai sceso con le bombole nel mare che circonda Pantelleria alla scoperta di antichi naufragi o di stupendi paesaggi sottomarini. Ho solo fatto un po’ di snorkeling, affascinato dalla vertiginosa impressione di volare sospeso su quell’acqua trasparentissima popolata di murene, piccole cernie, saraghi e pesci pappagallo.
Ma già quella pur limitata esperienza è bastata per farmi capire che le meraviglie raccontate delle riviste specializzate sulla bellezza di quei fondali sono certamente una realtà.

Coltivazione della vite nella valle di Rekhale
Coltivazione della vite nella valle di Rekhale

Le coltivazioni agricole. L’opera dell’uomo è stata immane. “Nel corso dei secoli” – mi faceva notare Ivonne durante il periplo dell’isola -, “le popolazioni che hanno abitato l’isola hanno saputo trasformare, con pazienza coraggio e ingegno, una terra completamente inospitale in un luogo che forniva loro il cibo per vivere. Anzi, le produzioni tipiche del luogo, cotone, uva zibibbo passa, vino e in epoche più recente olive e capperi, costituivano materia di proficui e fondamentali scambi commerciali. Quelle popolazioni avevano ricavato appezzamenti di terra coltivabili, spostando le pietre scure di tufo lavico, squadrandole e costruendo con quelle i muretti che delimitano i terrazzamenti, tantissimi, a sfruttare fin dove possibile il territorio. Un’opera ciclopica. E in quei fazzoletti di terra ecco crescere, dentro buche scavate nel terreno arido e sabbioso, tenuta bassa e protetta dal vento, la vite dell’uva zibibbo, dolce generatrice del vino passito, così anche l’ulivo, piegato a terra come oppresso da una mano invisibile. E il cappero che a primavera offre generoso i boccioli immaturi dei suoi meravigliosi fiori per allietare la cucina di mezzo mondo”.

Vigneti nella piana di Monastero
Vigneti nella piana di Monastero

Ci eravamo fermati, lassù sulla costa delle fumare dette del “bagno asciutto”. E mentre Ivonne e Sara raccoglievano i boccioli di cappero dalle piante aggrappate a un assolato muricciolo, osservavo ammirato le ordinate coltivazioni di vite ed olivo dei dammusi-fattoria della Costa del Monastero. Cesare e Ivonne, nell’orto del loro dammuso hanno piantato un buon numero piante di ulivo che sembrano promettere bene. Sperano fra qualche anno di poter fare dell’ottimo olio. Anche Mastro Ciccio ha un bell’appezzamento coltivato a vite, ulivo e tante verdure. Ma sono i cipollotti del nostro carpentiere-agricoltore quelli cui Ivonne non sa resistere e, a fronte di un mezzo consenso strappato al legittimo proprietario, sono sapientemente diradati per non dare troppo nell’occhio finendo poi in un irresistibile pinzimonio a base di olio locale, aceto balsamico e parmigiano reggiano: un matrimonio gastronomico fra culture diverse ma pur sempre mediterranee.

Fioritura di elicrisio a Nica
Fioritura di elicrisio a Nica

Siamo saliti alla casa di Giovanni A., poco sopra il borgo di Gadir, sulla strada che porta alla contrada Kamma. Accolti da un aperto e cordiale sorriso fatto di infiniti denti bianchissimi messi in evidenza dalla pelle bruciata dal sole e dal lavoro nelle vigne, la barba non rasata. Cordialità e semplicità di chi vive del suo duro lavoro e della sua terra. Appassionato coltivatore della vite e piccolo produttore di un ottimo passito. Ci ha accompagnato con un’ospitalità senza eguali nella sua cantina, non molto grande, essenziale ma ben fornita. Ha versato un primo assaggio, poi un secondo, sul suo viso il sorriso radioso di chi è consapevole della bontà del prodotto che vende, ma che al tempo stesso attende il giudizio giusto e soddisfatto di chi sta per acquistare. Squisito, un nettare. Il sorriso di Giovanni si è aperto in un’espressione di luminosa felicità. Siamo rientrati con una discreta scorta di quel ben di Dio, consapevoli che comunque avrebbe avuto vita breve.

Atmosfere afro-mediterranee
Atmosfere afro-mediterranee

Arrivederci, Pantelleria. Pantelleria mi ha affascinato. Per i suoi colori, per il suo mare, per le sue case, per la sua gente, per la sua natura forte, quasi violenta, per la sua unicità che sintetizza in quelle poche manciate di chilometri quadrati tutta la bellezza e il calore del Mediterraneo.
Ci siamo imbarcati sull’aereo salutando Ivonne e Cesare con la promessa che saremmo presto tornati. Dal bagaglio a mano di Sara spuntavano ciuffi di foglie di rari esemplari di gerani e violacciocche.

Bruno Bostica

 

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