I dammusi di Pantelleria

Vecchio dammuso e bouganville

Cesare e Ivonne abitano a Mursia, in quella località dolcemente degradante verso il mare ai piedi della montagna di Gelkhamar, ad una manciata di chilometri a sud dell’abitato di Pantelleria.

Antico dammuso padronale a Mursia
Antico dammuso padronale a Mursia

I Sesioti, antico popolo venuto dal mare duemila anni prima di Cristo avevano conquistato quell’infernale lembo dell’isola, tra le nere colate di lava del Gelkhamar e la Cuddia Rossa, ultima espressione di attività del vulcano novemila anni fa. Utilizzando la pietra lavica, avevano costruito i loro insediamenti, le loro linee di difesa, le loro necropoli, chiamate appunto Sesi. Ho avuto modo di visitare questi luoghi, il Sese Grande con le sue dodici misteriose aperture, la grande muraglia difensiva quasi sulla riva del mare, enorme, impressionante, spessa una decina di metri e alta altrettanto, per una lunghezza di cinquanta. Costruita per proteggersi non dagli attacchi dal mare, alquanto improbabili, ma da quelli dall’interno da parte di altre popolazioni preesistenti che forse avevano fatto dell’isola una base per il commercio dell’ossidiana, abbondate e a quell’epoca preziosissima per la costruzione di utensili e armi.
E proprio l’uso della pietra nelle costruzioni, iniziato da quelle popolazioni per edificare i loro luoghi di culto e le loro abitazioni, attraverso i secoli e il succedersi sull’isola di tante altre popolazioni mediterranee, gli arabi in primo luogo, fu oggetto di un continuo processo evolutivo che raggiunse la sua massima espressione nel dammuso, la tipica abitazione pantesca di origine araba, sintesi di essenzialità, unicità, perfezione architettonica e integrazione con l’ambiente.

Dammusi ristrutturati a Bukhuram
Dammusi ristrutturati a Bukhuram

La casa di Cesare e Ivonne è un dammuso recente, edificato, come molti altri della zona, sul modello di quelli antichi. Mastro Ciccio è l’imprenditore, muratore, carpentiere e maestro d’ascia che l’ha costruito. L’ho visto di persona squadrare con la accetta i blocchi di pietra lavica con la destrezza e la maestria di chi, testimone di una tradizione antica, ha fatto quel mestiere da una vita.
Di poche parole, schivo ma dalla risposta pronta e tagliente come la lama della sua ascia, esempio, certo, del vecchio isolano. Un colpo d’occhio sufficiente a individuare le venature e la direzione precisa dei tagli da effettuare su quella pietra, solida ed al tempo stesso leggera e facilmente lavorabile.

Vecchio dammuso e bouganville
Vecchio dammuso e buganvillee

La stessa pietra con cui erano stati costruiti i dammusi dalle antiche popolazioni che dal decimo secolo, passata la paura delle incursioni piratesche, avevano colonizzato l’isola movendosi dal centro fortificato di Pantelleria.
Nella loro semplicità ed essenzialità, queste abitazioni hanno rappresentato e rappresentano ancor oggi che sono rivalutate e ristrutturate a caro prezzo, capolavori di architettura rurale, rari esempi di efficienza e di ottimizzazione nell’uso dei materiali e degli spazi e di adattamento alle condizioni ambientali del luogo.

Geometrie e colori a Mursia
Geometrie e colori a Mursia

Sono rimasto impressionato dalle mura di questi edifici: nei villaggi della piana di Monastero ne ho viste spesse oltre i due metri. In quel loro spessore, che garantiva un perfetto isolamento termico, mantenendo all’interno una temperatura fresca in estate e temperata d’inverno, erano ricavati, armadi, nicchie e persino piccole camerette; il forno per il pane era quasi sempre presente, costruito anch’esso in pietra, in una struttura integrata con le precedenti.

Essenzialità di un dammuso di campagna: forno, abbeveratoio, essiccatoio e cisterna
Essenzialità di un dammuso di campagna: forno abbeveratoio, essiccatoio e cisterna

I profili architettonici di questi spazi testimoniavano un’efficienza unita a un gusto estetico a dir poco sbalorditivi.
Il caratteristico tetto a cupola impermeabilizzata da un battuto in calce, consentiva di raccogliere la rara acqua piovana fino all’ultima goccia, convogliandola nella cisterna sotterranea ricavata poco distante dall’edificio.
Mi raccontava Cesare che per mantenere quell’acqua pulita era tradizione mettere a dimora nella cisterna un’anguilla, che si nutriva degli insetti e degli animaletti in genere che vi cadevano.

Il rosa tipico degli intonaci contrasta con il nero della pietra lavica
Il rosa tipico degli intonaci contrasta con il nero della pietra lavica

Nei dammusi più importanti, come le fattorie agricole più grandi e le case padronali, i severi muri perimetrali di nuda e scura pietra venivano intonacati a calce che molte volte, impastata con un pigmento ricavato dal tufo rosso macinato conferiva al rivestimento impermeabilità e quel bellissimo e particolare colore rosa, il “rosa pantesco”.
Le rare aperture delle porte e delle finestre erano di solito contornate da fasce in colore contrastante.

Separato, ma non molto distante dal dammuso era di solito costruito il giardino arabo, una costruzione tronco-conica alta alcuni metri, di diversi metri di diametro alla base e aperta alla sommità. Anch’essa eretta in blocchi di pietra lavica realizzava un ambiente con un particolare microclima, isolato dai venti e dalle intemperie, all’interno del quale veniva fatto crescere un unico albero di limoni o di arance. Ne abbiamo visitati diversi con Ivonne, abbandonati, e non abbiamo saputo resistere alla tentazione di cogliere qualche limone succosissimo da quell’unica pianta centenaria.

Bruno Bostica

 

La prima parte del racconto > Bent el-Rhia, figlia dei venti

 

Ibisco
Ibisco

 

Il racconto continua…