Panama e l’arcipelago di San Blas

Isola dell'arcipelago San Blas
Cajo Viejo
Cajo Viejo

Siamo a Panama, tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006. L’itinerario comprende: il Cajo Viejo (il centro storico decadente e appassito della città portuale); la navigazione di un tratto dell’omonimo canale, tra la foresta pluviale, dove vivono varie specie di uccelli, scimmie, e anche l’insolito e lentissimo bradipo; la visita al Canale di Panama e al complesso sistema di ingegneria idraulica e delle molteplici chiuse che mettono in collegamento i due Oceani.
Poi, con un aereo da turismo, partiamo verso la capitale dell’arcipelago di San Blas (composto di circa 370 isole), atterrando a Corazon de Jesus.
Da lì, ci imbarchiamo e veleggiamo tra Coco Bandero, Cayo Hollande, Cayo Limon, Isla Verde

Rocco il caimano

Eccomi stesa al sole, soddisfatta della bella nuotata solitaria. L’acqua è cristallina e tiepida, la sabbia bianca, le palme da cocco sono così ordinatamente allineate da sembrare quasi finte e il pellicano dispettoso, che ho inutilmente tentato di fotografare tutta la settimana, sta volteggiando in lenti giri sulla mia testa: di sicuro vuole prendermi in giro.
Un relax così, nella mia vita, l’ho provato raramente.

Isola dell'arcipelago San Blas
Isola dell’arcipelago San Blas

Unica nota un po’ stonata quello strano tronco scuro, che mi si è avvicinato quando stavo risalendo in barca. Che ci faceva un tronco proprio lì? Mah, chiederò a Raffaella, la proprietaria della barca a vela su cui sto navigando per l’arcipelago di San Blas. Che importa in fondo: ignoro il tronco e lascio il pensiero libero di volteggiare, inseguendo con lo sguardo il volo del pellicano.

No, nessun desiderio di edulcorate isole da cartolina, né hotel di lusso e divertimenti vari. Questa volta il mio buen retiro natalizio ha un nome insolito. Si chiama Panama, con lo stupefacente canale che collega il Pacifico con l’Atlantico, e un defilato arcipelago caraibico nel bel mezzo dell’Atlantico, quasi disabitato, privo di qualsiasi struttura alberghiera. San Blas è una comarca autonoma, situata a metà strada tra Colombia e Panama, governata dalla popolazione locale, i Kuna, che vivono di pesca e di piccoli commerci.

Tra i manufatti tipici e originalissimi di queste popolazioni, le molas: tessuti colorati che vengono sovrapposti, cuciti insieme e poi variamente ritagliati e ricamati, inventati quando i missionari costrinsero i Kuna ad indossare abiti di foggia occidentale, dicono. Sia come sia i molas sono bellissimi: ne ho fatto incetta, col proposito di realizzare abiti, tovagliette da tavola, cuscini, quadri e qualunque altra cosa. E che dire delle perline di vetro colorate, riunite in lunghissimi fili, da avvolgere decine di volte intorno alle braccia e alle caviglie?  Magnifici. Inutile a dirsi: non posso partire da qui senza averne uno tutto mio, anche se già so che una volta a casa perderà gran parte del suo fascino e dopo un paio di mesi finirà nel baule dei ricordi.

Pescatori Kuna
Pescatori Kuna

La barca su cui mi trovo è proprietà di una coppia di benestanti cinquantenni italiani, che hanno abbandonato il nostro Paese per dedicarsi alla navigazione tra gli arcipelaghi dell’America centrale: vivono noleggiando la propria imbarcazione  a chiunque voglia scoprire il volto inedito di questi luoghi. Nel corso della crociera  visitiamo foreste di mangrovie (miriadi di fastidiosissimi mosquitos, resistenti a ogni repellente, hanno banchettato allegramente sulla nostra pelle!); esploriamo isole e isolotti a piacere; ci dedichiamo allo snorkeling, anche se non ci sono moltissimi pesci, rispetto ad altre acque tropicali ben più ricche di fauna marina. Con una magnifica eccezione, però: i cosiddetti “dollari di sabbia”, in apparenza conchiglie ma in realtà appartenenti alla famiglia degli echinodermi, come le stelle marine, di forma tondeggiante e con una delicata incisione a forma di fiore a cinque petali. E poi conchiglie enormi, con l’esterno color rosa pesca e l’interno a sfumature rosa intenso-rosso: il mollusco celato dentro il guscio pare sia una prelibatezza, ma essendo vegetariana non posso garantire nulla…

Queen Conch - Strombus Gigas
Queen Conch – Strombus Gigas

Inoltre c’è una strana umanità da queste parti, gente che vive in barca a vela tutto l’anno e naviga in queste acque per i motivi più strambi. Qualche esempio? Il francese sessantenne con la compagna trent’anni più giovane di lui, che confeziona collane con la scorza del cocco o con il nocciolo di strani frutti esotici, vendendoli poi ai turisti di passaggio (mi domando: ma ci si può vivere e sfamare, così? Mistero!). Oppure la coppia con un bimbo di un anno al seguito, mentre il secondo bebé sarà “scodellato” in piena navigazione tra San Blas e la Martinica. E tra le storie-leggende, anche la terribile tempesta che due anni prima colpì la terraferma di fronte all’arcipelago, trascinando in mare alberi sradicati, detriti, suppellettili varie e, udite udite, persino un baby caimano. Bah, sarà vero? Tra me e me penso: vivendo lontana dal mondo civile, questa comunità navigante e bohémienne è alquanto bizzarra e, ovviamente, si crea miti e riti propri.

La navigazione scorre lenta e dolce, invita all’ozio totale. Dimentico del tutto la storia della tempesta, finché un giorno, attraccando sull’ennesimo isolotto deserto, incontriamo la barca del famoso francese sessantenne con la sua giovane amica creatrice di bijoux di cocco. Cathérine, così si presenta, ci aggiorna sulle ultime notizie: il leggendario caimano (battezzato Rocco, sic!) vittima della mitica tempesta si è ben adattato al nuovo ambiente ed è cresciuto, molto cresciuto. Vaga tranquillo e indisturbato nei paraggi: anzi, pare che ultimamente si sia spostato proprio in questa zona. Cathérine giura di averlo avvistato all’interno dell’isola. L’idea di dover scendere con l’equipaggio per fare provviste di cocco, a quel punto, non mi arride per nulla. Ma certo non posso mostrarmi pavida: se loro scendono, posso scendere anch’io!

MangrovieTroviamo le orme del caimano sul lato opposto all’isola. Del rettile in carne ed ossa, invece, nessuna traccia. Facciamo un bel bagno (per nulla rilassante) poi rientriamo in barca per spostarci verso un’altra isola, sempre disabitata. L’indomani mattina, mi sveglio per prima e decido che è la situazione ideale per una bella nuotata, ed eccomi qui, stesa al sole, come si diceva all’inizio della storia.

La proprietaria della barca esce dal pozzetto e mi offre un caffè. E mentre parliamo amenamente, vedo che guarda oltre le mura della barca, cambia espressione ed esclama: “Rocco, ma cosa ci fai tu qui?”

Mi alzo, mi affaccio dalla murata, guardo anch’io, e… gulp, ecco cos’era quello strano pezzo di legno che prima ho visto così da vicino, risalendo in barca! Non voglio nemmeno sapere se i caimani gradiscono carne umana, meglio lasciare questa domanda senza risposta.

A volte mi domando se siano le circostanze a essere molto originali, oppure se alcuni di noi (e io in prima fila) attirino più della media degli umani eventi un po’ strani. La risposta non l’ho ancora trovata: resto nel dubbio e, nel frattempo, medito sulle prossime destinazioni.

Luisa Piazza

 

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