Madagascar, un viaggio senza fretta

Madagascar. Piantagioni di tè - Anna Alberghina

“Aver fretta non vuol dire correre”, sostiene un proverbio malgascio. Tenetelo presente quando visiterete il Madagascar e tutti vi diranno mora mora, aspetta un po’.
Aspetta cosa, maledizione? Per esempio, il traghetto insabbiato da qualche parte, il fritto di gamberi che non arriva mai, il vostro autista sempre in ritardo agli appuntamenti.
Mora mora, facile dirlo a chi ha il tempo contato e vorrebbe vedere tutto in una dozzina di giorni: lemuri e balene, foreste pluviali e savane, monti e piane.
E magari un po’ di mare, mentre ci siamo.
Impresa impossibile, considerando che il Madagascar è grande cinque volte l’Italia e dotato di una rete stradale a dir poco insufficiente.
Quindi non arrabbiatevi: hanno ragione i Malgasci. Correre non serve a nulla.
Pianificare invece sì. Allora mettiamoci comodi, prendiamo una carta geografica e scegliamo l’itinerario che fa al caso nostro.

Arcipelago di Nosy Bay
Arcipelago di Nosy Be

Cominciamo dal nord: là ci attendono spiagge di sabbia bianchissima, sole, relax e ottimi alberghi. E isolette da sogno, quasi tutte raggiungibili in giornata dalla celebre Nosy Be. Se invece siete stanchi di oziare e rimpinzarvi di crostacei zeppi di colesterolo, potrete sempre dirigervi verso i parchi nazionali della Montagne d’Ambre e dell’Ankàrana, sulla strada per Diego Suarez.
Ovvero foreste lussureggianti, cascatelle di acqua limpida e lemuri esibizionisti.
Tutto bello, ma se amate la solitudine lasciate perdere: Nosy Be e dintorni sono una calamita per il turismo balneare, roba da volo charter tutto compreso.
Meglio piuttosto prendere il primo aereo per l’isola di Sainte Marie, qualche chilometro al largo della costa orientale.

Tanto per esser chiari, Sainte Marie e la vicina Île aux Nattes non sono destinazioni inedite, né rifugi per misantropi.
Sono conosciute e frequentate, ma rispetto a Nosy Be si respira un’altra aria.
Più discreta e signorile, se vogliamo. Insomma, c’è atmosfera: magari languida, da Tristi Tropici, però affascinante. D’altra parte, se volete giocare a fare Robinson Crusoe le occasioni non mancano: la vicina penisola di Masoala si avvicina al concetto di paradiso terrestre quanto nessun altro luogo al mondo. Voi, il mare e balene a iosa: non c’è altro.
Il problema è trovare il modo di andarci perché salvo che in barca a motore, Masoala è praticamente irraggiungibile (in caso contrario non sarebbe incontaminata).

Parco dell'Isalo
Parco dell’Isalo

Ugualmente complicato è organizzare un itinerario nella regione delle Pangalanes, 600 chilometri di lagune e canali navigabili che fiancheggiano il litorale dell’oceano Indiano da Toamasina a Mananjari.
Spettacolo assicurato, con mercati galleggianti, piroghe e pittoreschi villaggi di pescatori.
E zanzare: quante ne volete e pure malariche. Particolare fastidioso, diciamolo.
Inoltre, percorrere le Pangalanes richiede tempo. Che a voi difetta. Dunque, che fare? Una delle alternative praticabili è seguire la rotta che dalla capitale Antananarivo conduce al massiccio dell’Isalo, un labirinto di creste e pinnacoli di arenaria erosi dal vento, intercalati da sconfinate pianure di erba gialla. Magnifico, sempre che vi piaccia camminare, poiché quasi tutte le mete interessanti dell’Isalo ve le dovete guadagnare a piedi.
Il che vuol dire ore di marcia, se non giorni, lungo sentieri impervi. Scarponi, zaino in spalla e notti da cani. No grazie, abbiamo già dato. Sarà per un’altra volta.
Purtroppo, oltre all’Isalo, il Madagascar centrale non offre particolari attrattive.

Hautes terres
Hautes terres

Rilassante il paesaggio, ammirevoli le colline terrazzate a risaie, piacevoli le cittadine: niente da dire, ma vorremmo qualcosa d’altro. Qualcosa che non ci ricordi troppo l’Asia o le campagne francesi. Un percorso di viaggio completo, in due parole, con un inizio e una fine. Allora non ci resta che andare nel sud e precisamente a Toliara, la città più importante della regione. E poi seguire la costa, passo passo. La nostra prima tappa è Anakao: spiaggia a mezzaluna, mare turchese e decine di piroghe colorate alla fonda. Appartengono ai pescatori Vezo, che vi accompagneranno ad esplorare le barriere coralline che circondano le vicine isolette di Nosy Ve e Nosy Satrana. Esperienza raccomandata e indimenticabile. Abitati dai Vezo sono anche Ambona, Beheloka, Itampolo e gli altri villaggi del litorale. A proposito, mentre ci siete andate a dare un’occhiata al lago di Tsimanampetsotsa. Non è lontano: se riuscite e pronunciarne il nome senza imprecare (e quindi a chiedere indicazioni) ci arriverete dopo dieci chilometri di sobbalzi infernali. Il premio è una distesa d’acque lattiginose, popolata da migliaia di fenicotteri rosa: un colpo al cuore, assolutamente inatteso.
Tutto attorno, a perdita d’occhio, si estende la tipica foresta spinosa punteggiata di baobab, che caratterizza la zona meridionale del Madagascar.

Sculture su tomba Mahafaly
Sculture su tomba Mahafaly

Dopo le asprezze dell’interno rivedere l’oceano a Itampolo sarà un sollievo: la rena è finissima, l’acqua cristallina, la quiete assoluta.
Quanto alle aragoste, praticamente ve le tirano dietro, a chili. Italmpolo è godimento puro, soddisfazione dei sensi. Che la vita sia anche un percorso spirituale, in costante contatto col mistero, ve lo ricorderanno però le grandi tombe Mahafaly, che troverete lungo la pista per Cap Sainte Marie: enormi costruzioni funerarie, dipinte e guarnite di totem scolpiti e corna di zebù, di una bellezza infantile e allo stesso tempo arcana. Credeteci o no, vi metteranno nello stato d’animo giusto per assistere con leggerezza alla fine del mondo.
O almeno del Madagascar, che alle ripide scogliere di Sainte Marie affida le sue ultime volontà. Rivelando un’anima di pietra, altrove celata da verdi foreste e campi coltivati.
Cap Sainte Marie è un luogo drammatico, primordiale: non c’è nulla, salvo qualche uccello e una quantità inverosimile di tartarughe terrestri. Lente, massicce, sono ovunque: 3000 per chilometro quadro, secondo i calcoli dei naturalisti.
Al confronto di questo finis terrae la riserva di Berenty, ritagliata tra le piantagioni di sisal nei pressi di Fort Dauphin, dice un po’ poco. Ma è l’unica occasione che avrete di vedere i lemuri faccia a faccia prima della partenza. Ricordatevi di fotografarli come si deve, secondo l’usanza: in caso contrario nessuno crederà che siete davvero stati in Madagascar.

Paolo Novaresio

Immagini di Anna Alberghina

 

 

 

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