Continua il viaggio sull’Indian Pacific

L’idea di collegare con una ferrovia i due oceani, l’Indiano che bagna Perth e il Pacifico meridionale che lambisce Sydney, risale all’inizio del ’900 ma l’intero percorso fu completato solo nel 1970, come si legge sulla grande targa in rame che recita:
THIS PLAQUE WAS UNVEILED BY HIS EXCELLENCY THE RIGHT HONOURABLE SIR PAUL HASLUCK, G.C.M.S., K.ST.J., GOVERNOR GENERAL OF THE COMMONWEALTH OF AUSTRALIA ON FEBRUARY 26, 1970 TO COMMEMORATE THE ARRIVAL AT PERTH TERMINAL OF “THE INDIAN-PACIFIC” PASSENGER TRAIN ON ITS INAUGURAL JOURNEY FROM SYDNEY .

Sydney ne aveva salutato la partenza il 23 febbraio. In quegli anni il percorso durava 75 ore, poi, con la riduzione del tempo necessario al cambio di locomotiva e equipaggi, si arrivò alle attuali 65. Il viaggio diretto attraverso il continente australiano fu reso possibile dall’unificazione dello scartamento dei binari che prima del 1970 avevano misure diverse per ognuno degli stati attraversati. L’orgoglio dell’impresa si apprende su un altro pannello, ONE RAILWAY GAUGE COAST TO COAST COMPLETION OF KALGOORLIE TO PERTH LINK,  dove quattro delle Eminenti Persone Associate al Progetto sorridono soddisfatte e le loro immagini sono affiancate da fotografie di mappe e locomotive su binari appena posati. E dal riconoscimento, nel 2012, di come lo scartamento standard da Kalgoorlie a Perth sia stato dichiarato una pietra miliare patrimonio dell’ingegneria nazionale.

Finalmente è ora di salire! Movimenti di valigie, borse, zaini, cuscini, sacchetti con cibo dirigono ordinatamente i passeggeri alle vetture. Sulla porta della nostra ci accoglie Larry: augurando buon viaggio ci ricorda con modi gentili che abbiamo dimenticato di pagare un supplemento per il carburante e che lo dobbiamo fare. Subito. Manca mezz’ora alla partenza. Chiara e io lasciamo Tiziana ai posti assegnati, diventiamo per l’occasione centometristi olimpici e raggiungiamo la biglietteria, dove con assoluta calma l’addetta ci interroga sorridente sui dettagli del supplemento di cui non è al corrente, ci chiede da quale paese veniamo e dove siamo diretti. Non sa che il timore di perdere il treno ci ha portati qui da tre ore, quando lei nella sua casetta si stava gustando a colazione le uova, il bacon, il burro, la marmellata, la bistecca di canguro, lo spezzatino di coccodrillo, cucchiaiate del terribile Vegemite ed ora pretende che le racconti della mia vita. Rispondiamo alle domande in modo telegrafico e quando il pagamento viene registrato nell’ufficio non resta che l’eco di un goodbye che si perde attraverso la porta.

La ricevuta finisce nelle mani di Larry e noi affannati nelle accoglienti poltrone delle vetture Red Service dai cui finestrini il paesaggio comincia a cambiare.

05 ok ridMezzogiorno. Descrizione dei servizi del treno. I sedili sono molto distanziati e reclinabili per cui anche chi ha le gambe lunghe come me può allungarle senza piantare le ginocchia nella schiena del passeggero davanti. In più possono ruotare su un perno centrale per favorire la socializzazione, come recita la brochure delle vacanze sui treni australiani. Ogni vettura ha due bagni di cui uno con doccia. Sono a disposizione asciugamani e sacchetti per i rifiuti. La classe Red ha a disposizione una vettura ristorante e una lounge dove oziare su comodi divanetti, guardare il paesaggio dai grandi finestrini e sperare che il viaggio non finisca mai.

Larry ha finito la sua descrizione. Si avvicina e chiede se siamo francesi o italiani. Scrivo sul quaderno di viaggio una sua affermazione: io parlo con tutti ma non posso diventare amico di tutti perché non ho il tempo di mangiare e bere con tutti. Devi avere il tempo per gli amici e avere il tempo per te. Durante i giorni di viaggio Larry passerà il suo tempo libero con noi e questo sarà l’inizio di un’amicizia.

13ok ridSfoglio la rivista di bordo Plattform dalla quale apprendiamo che la lunghezza minima del treno è di 427 metri mentre quella massima è di 711, due locomotive incluse. Nel nostro caso i 427 metri sono ormai lanciati alla massima velocità di 80 chilometri all’ora verso il tramonto. Dalla poltroncina blu della lounge guardo incantato i movimenti delle nuvole spennellate di rosa sullo sfondo azzurro che si sta scurendo. Non sono l’unico, poche poltrone avanti a me una pittrice ferma i colori con una piccola digitale e li trasferisce con acquerelli su un grande quaderno per schizzi. Passerà quasi tutto il tempo del viaggio a trasformare con grande maestria le emozioni in colori. Ormai è buio e al Matilda Cafè, davanti a un pie ricco di ottima carne e una bottiglia di buon chardonnay col quale cerchiamo di contrastare il fresco della sera osserviamo i nostri compagni di viaggio. Quelli che cenano con noi ora sono pochi, una coppia di musicisti mangia sfogliando uno spartito, canticchiando e aggiungendo qualche nota qua e là ed un’altra coppia che, liberato il tavolino, sparge matite colorate e incomincia a colorare un mandala. Al momento siamo allo scambio di sorrisi, ma sono sicuro che non tarderà il momento della conoscenza.

Viene intanto annunciato che tra poco, verso le 22.30, il treno si fermerà a Kalgoorlie, la prima delle due soste previste lungo il percorso. 600 chilometri dalla partenza su un tratto percorribile già nel 1897 che portava a una città fondata quattro anni prima, nel 1893. Il motivo di far arrivare in fretta un treno in una città appena fondata lo apprendiamo dalla sintetica descrizione sulla mappa dell’intero percorso: L’oro fu scoperto qui il 15 giugno 1893 da Paddy Hannan e nel giro di una settimana un’invasione di 1400 cercatori piombò nell’area. L’incredibile ricchezza che portarono alla luce domina ancora la città coi suoi attuali 27.000 abitanti.

KalgoorlieLa luna e più sotto i lampioni illuminano le strade deserte. L’orologio all’esterno della stazione segna le 23.40. Dal monumento ai caduti delle due guerre mondiali la statua di un soldato ci accoglie imbracciando un fucile, forse a difesa della città e della sua ricchezza. Più divertente è un’altra statua poco lontana. È lui, Paddy, o meglio Patrik Hannan, lo scopritore dell’oro, scolpito seduto su di una roccia, fisico asciutto, maniche rimboccate, cappello in testa, baffoni e barba lunga. Le mani stringono una specie di sacca sulla cui estremità superiore è piazzato niente meno che un rubinetto. Si tratta di una copia di una fontana commemorativa voluta dai cittadini con una sottoscrizione pubblica, suppongo nella speranza di veder scendere quanto prima una colata d’oro. Non dovrebbe essere un’impresa impossibile poiché subito fuori il centro abitato si apre la più grande cava di estrazione dell’oro di tutto il continente, lunga 3,8 chilometri per 1,3 di larghezza e 500 metri di profondità. Un movimento di 85 milioni di tonnellate di materiali che produce 24 tonnellate di oro all’anno. Inimmaginabile.

Camminiamo da un’ora, comincia a fare freddo. La strada principale è un susseguirsi di piccoli negozi che espongono nelle vetrine illuminate abiti senza tempo, gioielli, libri sulla febbre dell’oro. Mentre ritorniamo al treno mi fermo incantato davanti a una vetrina zeppa di modellini di auto in latta. Il pulmino Pan Am, grosse Ford anni sessanta, auto più recenti con sponsor di compagnie telefoniche e poi ancora moto e poi auto da rally e poi vengo trascinato via. West e auto di latta dovrebbero essere un ricordo ormai lontano. Il mio dubbio è di essere cresciuto solo fisicamente.

30ok ridOre 1.20. Si riparte da Kalgoorlie. Tiziana va a dormire. Io non ho sonno e la richiesta di Larry di fare due chiacchiere non poteva capitare in un momento migliore. Ci offre da bere e racconta a me e Chiara della sua storia mentre fuori il buio assoluto è bucato dalla luce di milioni di stelle. Ilario porta il nome del protettore della cittadina del sud Italia dove è nato e da dove più di quarant’anni fa con i genitori è partito alla volta del down under. La sua vita australiana ne ha modificato il nome e lo ha ripagato del sacrificio dell’emigrazione con un lavoro che ama, moglie, figli e amici. La sua quotidianità è quel viaggio che per la maggior parte di noi è l’uscita dalla routine. Avanti e indietro per il continente attraverso paesaggi che cambiano continuamente. Ci dice che dorme poco e allora ne approfitto e gli chiedo di parlarmi ancora del treno. E dai suoi racconti prendono improvvisamente vita la locomotiva, le lussuose carrozze interamente rivestite di legno, le cucine e il ristorante con le tovaglie bianche. Poi, con il logo della Outback Explorer Lounge negli occhi, che racchiude quella Croce del Sud sotto la quale il treno corre nella notte, cerco di prendere sonno.

 

Giorgio Enrico Bena
www.giorgioenricobena.it

 

Immagini di Chiara e Giorgio Enrico Bena

 

Clicca per leggere la prima parte del racconto di viaggio Australia, da Perth ad Adelaide

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