Vizzini, tutta da scoprire

Vizzini tra le nuvole
Vizzini tra le nuvole

L’Italia è bella. Direi che su questo non ci piove! È bella tutta, dalle sue montagne al suo mare, dalle sue città ai suoi paesini, ogni luogo con la sua grande storia o con la sua microstoria da raccontare. Non c’è angolo del Bel Paese che non vanti il respiro dell’arte. La Musica, la Poesia, la Pittura, la Narrativa, il Teatro e poi la Moda, il Design, il Cinema, espressioni del genio italiano, sono riconosciuti e apprezzati nel mondo…
Mentre elaboro queste riflessioni, gli amici sono già arrivati tutti.
Oggi si va in gita, con il pullman, in un paesino vicino.

Viaggiando spesso, ho imparato che non è il numero dei chilometri a rendere desiderabile la meta. Ma è la meta stessa che deve possedere certi requisiti.
La destinazione di oggi, una luminosa e fin troppo calda domenica di settembre, è a soli trenta chilometri dal paese in cui abito e la amo in modo particolare. È Vizzini. Non posso contare quante volte ci sono stata, ma ogni volta è sempre un’emozione nuova. Sarà per le colline su cui è adagiata che rendono il suo clima così gradevole o perché lo sguardo è libero di spaziare tra i campi che circondano il paese, ognuno con una sua sfumatura di verde. Oppure perché gustare un cannolo alla ricotta a Vizzini, è un rito che ha quasi del sacro o perché il mio primo amore, con molta probabilità, nacque qui nel lontano 1840.

Il panorama di Vizzini

Parlai di lui al mio esame di maturità, della sua passione per la fotografia, delle sue novelle e dei suoi romanzi.
Ricordo che lessi e rilessi Mastro don Gesualdo, I Malavoglia, Storia di una capinera, La lupa e tutto quanto riuscii a procurarmi.
I cento anni e più che ci sono tra le nostre date di nascita, non m’impedirono di appassionarmi alle sue stesse passioni e di seguirlo, attraverso la lettura, nelle emozioni che hanno attirato i cultori del verismo prima e gli amanti della bella letteratura poi.
Giovanni Verga, l’amore letterario della mia gioventù, ambientò a Vizzini tante delle sue opere. Cavalleria rusticana compresa.
Un paese dove aveva soggiornato e che ben conosceva, fatto di case bianche e irregolari, silenziose e pulite, che si riparano dal sole stringendosi l’una accanto all’altra, disegnando con le curve delle stradine in pendenza, un ricamo urbanistico sospeso a metà tra il mondo arabo e le planimetrie medievali, tipico di tanti paesi della Sicilia.

Chiesa Madre
Chiesa Madre

La prima tappa della nostra gita è una masseria lungo la strada provinciale che porta a Vizzini.
Ci accoglie l’odore aspro e penetrante delle stalle. Ci stiamo disabituando agli odori della natura e ricordarseli di tanto in tanto, non fa di certo male.
Una lunga tavolata è pronta per il nostro gruppo. L’odore della natura, l’aria tiepida e pulita del mattino hanno fatto venire fame a tutti e attendiamo di gustare la particolare colazione che i “massari” stanno cuocendo per noi. Pochi minuti e ci siamo!
La ricotta fumante carica ancora del siero che il latte ha liberato durante la cottura, viene versata nelle nostre scodelle piene di pane casereccio tagliato a pezzetti e il tutto diventa un piccolo tortino il cui sapore spazia tra il dolce e il salato.
Non ci si può meravigliare del silenzio a tavola!

Salita Lucio Marineo
Salita Lucio Marineo

Dopo la pausa della “colazione” e dopo un paio di chilometri, ecco Vizzini.
Ci attendono le guide, ma prima la rituale foto di gruppo sulla scalinata che si affaccia a uno dei lati della “strana” piazza principale. Palazzi e strade sono tutti di traverso, le vie che si irradiano dal centro della piazza sembrano biforcarsi per motivi incomprensibili e la stessa scalinata pare che sia stata nascosta apposta, forse per celare a sguardi frettolosi la bellezza delle maioliche che la rivestono tutta. Si deve andare fino ai suoi piedi per poterla ammirare!
In piazza le lapidi ricordano il grande scrittore e così per caso nell’alzare lo sguardo, seguendo la luce del sole, non posso non notare che la natura prepotente e vitale della mia isola ha condotto, con il vento, le spore del fico d’India fin sul tetto di un palazzo, che signorile si affaccia sulla piazza.
Anche per me, abituata a vedere queste piante, è stata una sorpresa! Lo faccio notare agli amici e conveniamo tutti che nessuno mai potrà cogliere i suoi frutti.

Osteria della Gna Nunzia
Osteria della Gna Nunzia

Piazze, vicoli e chiese, vengono “spiegate” con la passione per l’arte della nostra giovane guida. Inutile dire che sono tutte belle e che in tutte c’è qualcosa di particolare. Una cosa però vorrei segnalare.
Entrando nella chiesa di San Vito, sono stata colpita dall’odore, che non è di vecchio ma di antico. Pulito e antico odore di legno. Le tante statue lignee che la adornano, fanno assaporare ai fedeli o ai visitatori l’odore dell’arte e del tempo che passa. Uno splendido Crocefisso allarga le sue braccia su pannelli di legno, scolpiti nel ‘700. Le simmetrie e le cesellature dei pannelli, disposti in un disordine apparente, creano un disegno d’arte che potrebbe essere dei nostri giorni.

Ma adesso andiamo al piatto forte! Dopo esserci inoltrati tra gli stretti vicoli di Vizzini e aver fatto le nostre brave fotografie ai cartelli che ricordano la casa di Lola e di Santuzza, una di fronte all’altra e tanto vicine da potere stringersi la mano dalle finestre, ci avviamo verso un’altra piazza. Neanche questa ha una pianta regolare, ma l’armonia tante volte non ha bisogno di regolarità. E così una chiesa si affaccia assieme a tante altre costruzioni su una piazza di cui ho contato, se non ricordo male, sette angoli. Per completare la quadratura che sicuramente manca, una costruzione, un’osteria. Il galletto di ferro, come se fosse la croce di una chiesa, gira ai colpi di vento e indica il luogo dell’allegria. Il classico fascio di rami di alloro penzola sull’ingresso dell’osteria, un grande portone di legno a due ante.

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Lola e Santuzza

A un cenno della nostra “capo”, la vulcanica presidente del gruppo, facciamo silenzio e da quelle grandi ante socchiuse sbuca una ragazza bionda che inizia a recitare la sua parte, quella di Santuzza. Poco dopo Turiddu entra in scena e tra i due il dramma che stanno per vivere comincia a prendere corpo. Nei pensieri accompagno le parole dei due attori con il motivo dell’intermezzo dell’opera musicata dal grande Mascagni. Lola, vestita di rosso, sbuca da una stradina. Come se non avessi mai visto questa scena, seguo attenta le parole che i due si scambiamo, prima che Lola entri in chiesa. Anche Alfio, marito di Lola, fa il suo ingresso in piazza. Siamo in tanti ma, con il nostro assoluto silenzio, accompagniamo gli attori nella vicenda d’amore e gelosia, prima nella scena del brindisi, con i bicchieri colmi del sincero vino di Francofonte, e poi verso la sua drammatica conclusione. La Cavalleria rusticana, un’opera che tutto il mondo conosce e apprezza, è nata qui, in questa strana piazza, nella fantasia del suo autore.
Qui, in questa luce che si copre delle ombre delle chiese e dei vicoli.
Qui, dove per magia la recita degli attori mischia le regole del tempo, con la complicità dei luoghi che videro nascere nei pensieri di Giovanni Verga il dramma della gelosia che sarà raccontato nei libri, nei teatri e nel melodramma, ho la netta sensazione di assistere a una vicenda reale e di essere trasportata al tempo di Santuzza e Lola.

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Gli attori dell’Associazione Teatro Skené

Mi ritrovo ad assistere a una vicenda che si svolge in una dimensione parallela alla realtà: quella dell’arte, altrettanto reale che la stessa realtà. In quel tempo, quello di Santuzza e Lola, quando la lunghezza delle gonne arrivava ai piedi e quando compare Turiddu e compare Alfio indossavano pantaloni di velluto nero e il gilè era d’obbligo per ogni uomo che si rispetti.
“Hanno ammazzato compare Turiddu!”
Il drammatico urlo segna la fine della recita.
Come si fa a non sussultare quando ci si trova nei luoghi del dramma e gli attori diventano davvero, nella realtà dell’arte, gli stessi personaggi che impersonano?
Qualcuno si è commosso, me compresa, ma gli applausi ci riportano al presente. Stavolta brindiamo davvero. Un sorso di vino sincero ci sta davvero bene!
Vizzini è così. Un piccolo tesoro di chiese, strade, vicoli, buon cibo e tanta, tanta arte.

È questo tutto ciò che vede la luna durante le rappresentazioni verghiane, quando ogni anno durante le sere d’estate, le vicende di Mastro don Gesualdo, della Cavalleria rusticana, di Rosso Malpelo e delle sue altre opere immortali, riportano la magia dell’arte in una terra che la accoglie e la ridona con l’abbagliare del sole, in una rinnovata magia carica di bellezza.

Brunella Li Rosi

Mi piace dedicare questo mio breve scritto ai miei parenti Li Rosi che hanno lasciato Vizzini, luogo carico di bellezza e di arte, e che vivono in Argentina e in Perù.

 

I racconti di Brunella Li Rosi pubblicati su Luomoconlavaligia.it

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