Taormina, bella sempre

Taormina, Isola Bella
© gnuckx/Flickr

Una pioggerellina sottile lucida strade, alberi e case. Il grigio del cielo inghiotte ogni cosa e anche i pensieri sembrano lasciarsi avvolgere dalla monotonia di un colore sbiadito.
Abituata al sole quasi perenne della mia isola, con la sua aria asciutta e frizzante nel periodo invernale e con il sole sovrano da maggio a settembre, guardo fuori dai vetri della mia finestra. Mi sembra tutto diverso.
Decido di mettermi in macchina e di andare a “scoprire” un luogo che conosco benissimo. Imbocco l’autostrada e in meno di un’ora sono già nei pressi di Giardini Naxos. La mia meta è vicina. Un grande cartello verde indica l’uscita per Taormina.
La strada provinciale costeggia il mare e l’Isola Bella sembra aspettare gli sguardi ammirati di chi le passa vicino.

È vero, il grigio del mare e del cielo non la fa brillare come il solito, ma è pur sempre una piccola perla, buttata lì, ai piedi di quelle colline quasi a precipizio sul mare. Un piccolo assaggio dello stupendo panorama che la natura ha voluto regalare a quest’angolo di mondo. Il piccolo e breve istmo di ciottoli, che unisce l’Isola Bella alla terraferma, è strapazzato dalle onde e quasi non si vede. Ma c’è! In estate vale la pena senz’altro affrontare la lunga scalinata che porta giù, in quella piccola spiaggetta che permette di raggiungere a piedi un’isola! La confusione di bagnanti e turisti viene subito perdonata.
Proseguo, non posso lasciarmi incantare dal mare in tempesta e da un’isoletta, anche se bella da morire!
Inizio la scalata a Taormina. Dopo ogni curva e dopo ogni tornante l’orizzonte si allarga e si adorna di verde, lucido per la pioggia che continua inesorabile a cadere.

Taormina, Teatro Greco e l’Etna
© Leicesterographer/Flickr

Posteggio l’auto e comincio la mia passeggiata per le strade di Taormina. I turisti ci sono sempre e anche loro sembrano incuranti della pioggia. Americani e tedeschi dalle camicie stampate con fiori giganteschi si contrappongono al severo vestiario di giapponesi e coreani fatto di pantaloni blu, maglietta bianca e uno zaino gigantesco sulle spalle. Ma tutti continuano a scattare foto a ogni angolo, a ogni stradina, a tutto quello che rende Taormina quello che è. Una perla preziosa, fatta di storia e di natura. Persino botteghe e negozi espongono le loro merci in armonia con i colori e con la bellezza delle stradine adorne di fiori.

Arrivo fino al Teatro Greco e la luce fioca del pomeriggio di pioggia non può impedirmi di ritornare con la memoria alle sere d’estate.
Quanta gente per il Festival del Cinema! Sconosciuti venuti da chissà dove e persone note del cinema e della televisione affollano strade e teatro. E quanta gente per i concerti attratta ogni anno da un cartellone di primissima qualità e per tutti i gusti!
Ritorno sui miei passi e mi fermo nella piazzetta principale. Non mi resta che ammirare il panorama. No, la pioggia non può scalfire la bellezza che ho davanti agli occhi, semmai può renderla diversa, più intima e più suggestiva.
La malinconia sembra quasi la benvenuta e ho voglia di fare tutto con calma. Mi siedo sotto la pensilina di uno dei bar della piazza. Ordino un tè al limone e due biscotti alla mandorla. Mi incanto a guardare lontano e l’atmosfera di Taormina mi aiuta anche a volare con la fantasia.

Taormina
© gnuckx/Flickr

Intanto, come spesso succede in Sicilia, un colpo di vento chiude le lacrime delle nuvole, che scappano via veloci. Il sole non è ancora tramontato e il prodigio della luce restituisce a Taormina l’incanto dei suoi colori.
Palazzo Corvaja, la Chiesa di Santa Caterina e tutti gli altri angoli stupendi della cittadina si offrono al mio sguardo ammirato, sotto i riflessi di una luce nuova. Penso che davvero tutto cambi! Anche ciò che è sempre lo stesso. Perché il gioco della luce rinnova. E qui di luce ce n’è tanta, anche quando piove. La luce della bellezza, che la pioggia e il buio non possono oscurare.
Ho finito di bere il mio tè. Sorseggiando lentamente ho “assaporato” la suggestione di un luogo tanto bello che quasi per gioco si veste di malinconia. E intanto si è fatto tardi…
È ora di salutare Taormina. Lo faccio appoggiata alla ringhiera della piazza che si affaccia sul mare. L’aria adesso è limpida e l’Etna sembra più vicina. Fuma, come al solito. Una lunga scia di fumo rosa, come la pennellata finale di un famoso pittore, restituisce a Taormina la sua aria di sempre. Posso tornare a casa con qualcosa di straordinario. Questa piccola città abbracciata al monte Tauro sa trasformare la malinconia di un giorno di pioggia in un momento di raccoglimento. Dopo, il sole sembra più bello.

Brunella Li Rosi

.

Clicca qui per leggere i Racconti di Sicilia di Brunella Li Rosi