Un venerdì abbastanza tranquillo a Sana’a

Yemen. Veduta aerea di Sanaa

22/04/2015  ore 18.18

Caro Paolo,
avrai sentito: Decisive Storm, la prima fase dell’azione (aggressione) saudita è finita.
Stando al Generale a capo dell’operazione, tutti gli obiettivi sono stati raggiunti.
E dire che l’ultimo bombardamento pesante ieri è stato a Ibb, tra Sana’a e Taiz, con il bombardamento di un ponte.
Vittime? 24 civili. Presumo fossero un obiettivo di primaria importanza.
O il ponte fosse tanto importante da giustificare i danni collaterali.

Da ieri sera è partita la seconda fase di questo delirio dal nome Renewal of Hope.
Speranza per chi?
Punti cardini: blocco totale del movimento dei miliziani (Ansarallah), protezione dei civili, ottimizzazioni dei tempi e modi per evacuazioni e azioni umanitarie.
Il primo punto è cruciale. Si parla di blocco degli spostamenti dei miliziani.
Come? Come si distinguono i miliziani dai civili? Un giornalista yemenita, poco fa, mi ha scritto: “Come distingueranno i combattenti dai civili, dagli sfollati, da chi fugge?”.

Non a caso ieri sera, poco dopo l’annuncio della fase due, Sana’a è stata un concerto di colpi cannone.
All’inizio si è pensato a una forma di festeggiamento per un ipotetico cessate il fuoco a cui nessuno ha comunque creduto.
Ma non siamo in vena di festeggiare niente. Le ferite sono profonde e i morti pesano, i feriti ancora senza medicine e le banche del sangue a secco.
Il dubbio è stato comunque risolto nel giro di breve: sopra i colpi di mortaio e cannone abbiamo sentito gli aerei.
È stata bombardata la zona a nord di Sana’a (zona residenziale) e, come sempre, la roccaforte degli Al Houthi, Saada.

Poco fa (qui è pomeriggio), altri bombardamenti intorno a Sana’a.
Nulla, ovviamente, rispetto al Cruise dell’altro giorno. Quello con l’uranio impoverito.
Intanto il Sud dello Yemen continua a essere martoriato. Scontri tra forze pro Hadi e gli Ansarallah. Lo stesso dicasi a Mukhalla.
In ambedue le città portuali la notte è stata costellata da colpi di cannone dalle navi della coalizione.

Per la protezione dei civili, mi chiedo: non dovrebbe essere il punto numero 1 di ogni guerra?
E come mai in questo conflitto (aggressione) sono stati proprio i bambini a essere le prime vittime?
Come mai si sono colpiti e continuano a colpire obiettivi civili?
Come mai la prima notte dell’attacco è stato colpito l’aeroporto con le persone che erano in attesa dell’unico volo (Turkish) previsto quella notte?
Come mai a Saada, dove sono rimaste solo macerie, la gente non può fuggire perché viene presa a cannonate dal confine saudita?
Come mai si sono usate armi non convenzionali?

Ieri sera, all’annuncio della fase due, circolava un’altra notizia molto più interessante.
Stando ai servizi di intelligence sauditi esiste un alto rischio di attentati a Medina e Mecca.
Due sono le considerazioni:
a) Renewal of Hope è un modo per rallentare elegantemente il coinvolgimento in Yemen (aggressione) e puntare l’attenzione sui problemi interni che sono vivi e sempre più pressanti;
b) è una menzogna solo per attirare eventuali jihaddisti da tutto il mondo, jihaddisti disposti a venire a combattere contro i miliziani yemeniti (definiti ratti da un parlamentare kuawaitiano).
Soprattutto se si pensa che egiziani e pakistani hanno risposto picche ad un coinvolgimento via terra e l’Arabia Saudita non dispone di un esercito vero e proprio.

La situazione umanitaria è sempre più al limite.
La corrente viene erogata per un paio di ore al giorno e l’acqua continua a mancare.
Temiamo epidemie. I camion della nettezza urbana non hanno benzina e operano saltuariamente, quando possono.

“Stiamo vicini” ci diciamo, tra di noi. “Aiutiamoci”.
Mi guardo intorno e vedo tanta gente intorno a me.
Sì, stiamo vicini.

Un abbraccio, Beatrice

 

23/04/2015  ore 20.56

Caro Paolo,
oggi pomeriggio è arrivata la mia vicina tutta trafelata.
Ha detto che avrebbero nuovamente attaccato la montagna di Nakham, di aprire tutte le finestre per evitare che i vetri esplodano e di rifugiarmi nella stanza più sicura.
E per favore, di non spaventarmi: gli yemeniti hanno iniziato a usare un’arma nuova (arma, detto così, generico) che fa un gran baccano e ha un suono diverso.
Ma no, di non spaventarmi: è fuoco amico.

Stiamo diventando tutti esperti di armi.
La montagna è sì stata attaccata ma io ho visto fumo nero, non bianco. A me pareva più un attacco ad un mezzo, a un camion o pick-up.
Stiamo diventando tutti esperti di fumo.

Manca ancora la corrente. Un paio di ore di erogazione totale tra la notte e la fine del pomeriggio.
Nella Città Vecchia è arrivata un po’ acqua. Non a sufficienza, però: stamattina ho visto code a una delle moschee di fronte a casa. Donne e bambini con taniche e bottiglioni.
E questa è Sana’a, la capitale.

La nuova fase due dell’offensiva (lo ribadisco l’ultima volta: aggressione) ha un nome che nessuno riesce a digerire.
Quella parola, “hope”, speranza, proprio non la comprendiamo. Ci è indigesta. Speranza per chi?
Aldilà della totale mancanza di fantasia da parte dei sauditi nel copiare un’altra missione “speranza” dagli americani, quello che ci chiediamo è: non hanno letto la storia oltreconfine? Restoration Hope, nel 1992, fu un fiasco colossale e finì con il massacro a Mogadishu nel ‘93.
Girano battute: la speranza è dei sauditi di uscirne bene.
Stiamo diventando tutti sarcastici.

I bombardamenti non sono finiti.
Oggi a Sana’a abbiamo respirato un po’ ma Taiz è stata presa di mira, soprattutto una base militare che dapprima era in mano all’Islah party (i fratelli musulmani yemeniti pro Hadi) e da ieri dell’esercito e i miliziani.
Mi chiedo perché sia stata fatta cenere anche di una fabbrica di detersivi e una piccola industria alimentare ma, considerando che la settimana scorsa hanno distrutto un impianto di sterilizzazione d’acqua a Sana’a, nulla dovrebbe più stupirmi.

Altri bombardamenti a Ibb, Hodeidah, sul Mar Rosso, e Mareb.
Il Sud non te lo racconto. Aden è una carneficina. I miliziani continuano a confrontarsi con Al Qaeda e i secessionisti e, costantemente, vengono bombardati dal mare.
Dal mare hanno fatto fumo dei silos per i cereali al porto.
Impossibile non vedere il dolo.

Ho letto poco fa che il governo yemenita ha dichiarato Saada “totalmente distrutta”.
In queste quattro settimane sono stati rasi al suolo: scuole, centrale della corrente, ospedali, banche, abitazioni, esercizi commerciali, impianto dell’acqua, linee telefoniche. Tutto.
Saada non esiste più.

Ho visto una foto sul giornale. È un volantino che la coalizione ha lanciato su Saada, prima, e successivamente su Taiz.
Riporta: Fratelli, figli dello Yemen, le ragioni della coalizione sono di supporto agli yemeniti contro l’invasione persiana.
A breve ci lanceranno i bonbon. O bonbones, alla araba.

Un abbraccio Paolo.
Beatrice

 

24/04/2015  ore 19.30

Caro Paolo,
è stato un venerdì abbastanza tranquillo a Sana’a.
Mi è stato riferito che ci sono stati bombardamenti ma io ho sentito solo il fuoco amico.
Ho cercato di distinguere l’arma nuova citata dalla mia vicina ma senza successo. Forse non ho l’orecchio allenato.
Ora, è già sera, sento colpi di cannone, ma non gli aerei.

Ogni volta che ti scrivo mi rendo conto che faccio l’elenco delle città colpite.
Sono sempre le stesse: Sana’a, Taiz, Hodeidah, Aden (anche via mare).
Nella provincia di Dali è stato bombardato un convoglio di auto. Si trattava di un matrimonio.

A Sana’a, all’ultimo momento, è stato vietato l’atterraggio a due aerei iraniani con aiuti umanitari.
Alla Yemenia, la compagnia di bandiera, da Ryiadh hanno vietato la ripresa dei voli. Temono ingresso di armi nel paese. Parliamo di voli civili.
Il risultato è che siamo ancora isolati.
E che un paese straniero sta decidendo della nostra vita.

Siamo sempre senza corrente. Le solite due ore di erogazione giornaliera. Sono ormai due settimane che viviamo al buio.
Impossibile conservare il cibo o programmare nulla.

Questa mattina mi è stato detto: “Guarda, si sta avvicinando. Sta planando”.
Avevo gli occhi incollati al cielo e cercavo, cercavo.
Ho risposto: “Io non vedo o sento alcun aereo”.
Ho sentito una risata.
Il mio vicino cercava di farmi vedere un falco che si stava poggiando sul terrazzo del vicino.
Io cercavo un bombardiere.
Ormai parliamo e viviamo solo guerra.

Un abbraccio, Beatrice

 

Yemen. Veduta aerea di Sanaa

Veduta aerea di Sana’a (2011) – Foto di Donatella Olivero