Lettere dallo Yemen

Yemen

La sera del 26 marzo 2015 lo Yemen, già preda di una guerra civile tra i ribelli Houthi e i sostenitori dell’ex-presidente Hadi, è attaccato dall’Arabia Saudita, a capo di una coalizione di dieci paesi, con l’appoggio logistico degli Stati Uniti.
I primi raid aerei hanno come obiettivo la capitale Sana’a, ma in breve si estendono a tutto lo Yemen.

Inizia la macabra conta dei morti civili, seguita dalla solita solfa di smentite, pretese di bombardamenti chirurgici e scuse per gli inevitabili “effetti collaterali”.
L’intervento, completamente illegale secondo le leggi internazionali, è ufficiosamente diretto a contrastare l’assertiva politica dell’Iran nelle tormentate regioni medio-orientali, in un quadro geopolitico assai complesso e contraddittorio.

Sta di fatto che, nell’assordante silenzio dei media internazionali, Sana’a, una delle più belle città del mondo e Patrimonio dell’Umanità Unesco, viene letteralmente fatta a pezzi.
La gente continua a morire e nessuno ne parla.

Per questo motivo abbiamo deciso di pubblicare la mia corrispondenza con Beatrice de Filippis.
Beatrice è residente a Sana’a da circa dieci anni, conosce profondamente la realtà dello Yemen e dei Paesi Arabi e la sua è una testimonianza diretta, senza mediazioni, nella sua cruda realtà.

Nonostante il nostro sito si occupi principalmente di viaggi e di tutto quello che di bello c’è da vedere nel mondo, riteniamo che le lettere di Beatrice siano un documento unico e possano interessare i nostri lettori.
Poiché Sana’a non è un posto qualsiasi e la verità, nonostante sia dura da masticare, si digerisce sempre bene.

Paolo Novaresio

 

29/03/2015  ore 09.20

Caro Paolo,
non esistono parole per descriverti l’entità dei bombardamenti.
Stanno massacrando un popolo.
Questa coalizione di 10 a cui, notizia di questa mattina, si è aggiunto Israele, lascia un amaro in bocca che neanche ti immagini.
Un ex Presidente (aveva dato le dimissioni) che fugge e chiede ai fratelli arabi di bombardare il proprio popolo ti dà l’idea dell’abisso in cui siamo piombati.
Una coalizione di 10 paesi – ora 11 con Israele – di cui fa parte anche il Sudan, ti indica quanto siano esperti di democrazia questi good fellas (bravi ragazzi, ndr).
Omar Basheer, re dei criminali, viene a dare lezioni di democrazia allo Yemen.
È la fine. La fine di tutto.

Comunque è vero: si riesce a dormire anche sotto i bombardamenti.

Un abbraccio Paolo. Non ci dimenticate.

 

11/04/2015  ore 18.25

Caro Paolo,
che piacere sentire una voce amica.
Qua la situazione è drammatica.
Ormai dalla notte del 25-26 marzo stanno bombardando indiscriminatamente tutto.
Tutto il paese. Tutto ciò che lo Yemen aveva costruito a fatica.

Vecchi risentimenti del Golfo (il Kuwait è andato addirittura a ripescare il supporto che Ali Abdullah Saleh aveva dato all’Iraq nel 1990, figurati), la favola dell’Iran che supporta gli Al Houthi quando, in realtà il vero problema, ciò che ha imbufalito l’Arabia Saudita è l’accordo nucleare e i colloqui di Ginevra che vedono l’Iran uscire da un lungo tunnel.
Se segui Robert Fisk sull’Independent hai il quadro completo.
Lui è l’unico che ha il coraggio di dire le cose come stanno.

Io mi barcameno. Ci sono momenti in cui penso che non ne usciremo vivi. Nessuno di noi.
Un paio di spaventi grossi e notti insonni. Non è la paura. Sono i bombardamenti feroci intorno, vicino.
È la casa che trema e ciò che piove dal cielo sul tetto e terrazzo. Al mattino raccolgo i cocci di tanto odio verso un popolo che credeva solo in un futuro migliore.

Lo dicevo io, a settembre, quando gli Ansarallah hanno preso Sanaa e poi, a scendere, tutto il paese, che la situazione mi ricordava molto quella cilena che poi è andata a finire come tutti sappiamo con il colpo di stato del 73.
Ne avevo parlato con un amico degli Ansarallah. Mi aveva detto di avere fede in Allah.
Ma avevo ragione.

Esiste un testo sciita che parla della fine dell’Arabia Saudita.
E parla di un “Al Yemeni” che verrà in ciabatte e gonnellino a far cadere il regno saudita. Tutti sanno che quel momento è ora. Un po’ comincio a crederci anch’io. Nella speranza di vederlo quel giorno.
Mentre vedo i miei vicini di casa, tutti Ansarallah, andare a nord, a Saada, al confine saudita. Sono giovanissimi. Adolescenti o poco più. Straziante. Fa un male vederli, Paolo. Manca il fiato.

Non ci sono più soldi. Viviamo non capisco bene come e di cosa.
Ma gli yemeniti mi ricordano sempre: Sabr, sabr (pazienza, bisogna avere pazienza).
Pazientemente, aspetto il miracolo di vedere Al Yemeni riscattare settant’anni di soprusi contro il popolo dei puri, come lo aveva definito Pasolini.

Un abbraccio.
Spero, a presto.

Beatrix

 

14/04/2015  ore 09.15

Caro Paolo,
scrivo veloce perché hanno attaccato la centrale elettrica. Siamo totalmente senza corrente e acqua, conseguentemente, da un giorno e 1/2.
Leggere le tue email mi fa stare bene. Ti prego, non smettere di scrivermi.
Come sempre, concordo su tutto quanto dici. L’Arabia Saudita ha firmato la propria fine.
Un amico mi diceva: è tutta una mossa geo-politica. Un tranello degli Stati Uniti.

Ti spiego: ricordi l’attacco al Kuwait nel 1990? Gli ordini, secondo questa tesi, partirono da oltreoceano. Saddam invase il Kuwait cadendo in una trappola (Saddam era uomo della CIA, dicono). Volevano vederlo capitolare. E così fu. Ci vollero anni, ma tutto partì da lì,
Seguendo lo stesso schema, l’Arabia Saudita è caduta in un tranello. Ormai ciò che interessa è l’Iran. Non l’asse wahabi del regno saudita.

Continuano i bombardamenti. Su Sana’a, ieri, meno.
Ma neanche la Città Vecchia è protetta. Giovedì scorso hanno bombardato il Ministero della Difesa. Non so se lo ricordi: è tra Bab el Yemen e Saylah. Di fronte a casa mia.
E dato che la Città Vecchia è tutta Ansarallah, mi aspetto il peggio.

La sede della Sicurezza Nazionale (non so a cosa corrisponda in italiano, ma la chiamano “National Security”) è a Bab el Shoub, una delle sette porte del centro storico, opposto – in linea d’aria – a Bab el Yemen.
Questo è stato il grande errore di Ali Abdullah Saleh: mettere caserme, ministeri, centri di sicurezza e quant’altro IN città.

Due giorni fa hanno bombardato la bella Ibb, a metà strada tra Sana’a e Taiz. Hanno colpito, per la seconda volta, una caserma militare che era (parlo al passato perché è rimasto poco della caserma) di fianco ad una scuola.
A Ibb le scuole funzionano ancora (a Sana’a le hanno chiuse immediatamente dopo la prima notte di bombardamenti). Al primo bombardamento sono morti dei bimbi. Al secondo, solo feriti. Cristo santo, parliamo di bambini!!!
La coalizione ha bombardato e, all’arrivo delle ambulanze, è ripassata per finire il lavoro. Molto probabilmente hanno imparato dagli Israeliani. Maledetti tutti.

Torno alla Città Vecchia. Che sia patrimonio dell’Unesco non importa certo a nessuno.
Ma le case cominciano a perdere i pezzi. Le esplosioni sono fortissime. A me è caduta una trave di un soffitto.
Il tetto di una casa di fronte alla mia è stata martoriato dai colpi di cannone di risposta degli yemeniti.
Perché questo va detto: i militari yemeniti, appena vedono-sentono-hanno sentore-si immaginano-sognano che si stanno avvicinando gli aerei, cominciano a sparare all’impazzata in aria.

I tetti della Città Vecchia, in molti casi, sono solo di terra battuta posta sulle travi. Un po’ di gesso e terra battuta non sono certo anti cannone.
E così la famigliola di fronte a casa si è beccata una bomba. Deo gratias nessuno è morto. Ma un’intera famiglia è stata ferita.
Per questo motivo si esce il meno possibile: se si ha la fortuna di non essere sulla rotta di un missile, bisogna altresì sperare di non essere sotto la pioggia di bombe o schegge yemenite.

Non ho più batteria.
Paolo, certo, ti prego, supplico: tieni l’attenzione sullo Yemen.
Qualsiasi cosa possa fare da qua per far sì che il mondo non ci scordi, che il mondo sappia del massacro, io ci sono.
Ti seguo.

Un abbraccio fortissimo, Beatrix

 

14/04/2015 ore 18.18

Caro Paolo,
continua la conta dei morti: oltre mille. Quasi 300 bambini.
3000 feriti.
Temo non finirà.

Un abbraccio, Beatrice

 

Yemen

Foto di Mohammed Hamoud/Anadolu Ajansı tratta da
Yemen, genesi politica ed evoluzione settaria di un conflitto regionale
di Eleonora Ardemagni – Osservatorio di Politica Internazionale (OPI)
(per leggere l’articolo clicca qui)