Australia e l’idea bizzarra

Sul tavolo ovale due quotidiani appena sfogliati e scomposti si riscaldano al pallido sole dell’inverno australiano. Attraverso la grande vetrata la luce illumina le pagine delle notizie locali, il volto sorridente della vincitrice di un premio da 500 $, due giovani ballerine e un articolo dal titolo “Photographic exhibition”  preannuncia una mostra che si terrà tra qualche giorno.

Dietro il tavolo, la grande porta è aperta sul salone con le poltrone accoglienti davanti al caminetto.
Sulla parete di fronte è appeso un calendario, il mese è quello di agosto e i giorni sono invece coperti da una fotografia. In cui io sorrido, indosso una maglietta con un canguro e la scritta Australia, tengo in mano la macchina fotografica ed alle mie spalle si gettano migliaia di litri d’acqua delle cascate Vittoria.

All’ultimo momento manca un quaderno.  È tutto pronto per l’inaugurazione, ne danno l’annuncio anche le radio locali e alcuni siti web, ben cinque diversi! Julie e Angus hanno organizzato alla perfezione e stanno ora scaricando dalle auto casse di vini. Bisogna trovare un quaderno. Chissà a che ora chiudono i negozi qui, dall’altra parte del mondo.

Un bazar orientale mi viene in aiuto. Si vende tutto per pochi dollari, dai pinzoni per capelli di colori e forme improbabili alle calze per neonati, dalle collane fosforescenti alle caramelle degli stessi colori, dai cd ai libri di cucina cinese scritti in lingua originale e finalmente ecco i quaderni. La scelta non è troppo difficile, data la ridotta varietà delle immagini di copertina. Ne prendo uno a caso, pago e corro via. Per strada lo sfoglio. È un quaderno a righe, scolastico, made in Korea, in copertina ha la foto di un prato e una sedia di plastica bianca sulla quale sono appoggiati un cestino da pic-nic con due baguette, una bottiglia d’acqua e due mele. Il designer, tale Kim So Hee, con un pennarello ha disegnato degli smile sul pane, sulla bottiglia, su una mela e sul prato ha scritto “one fine day”. Ottimo! E che sia di buon auspicio!

L’antefatto

Il battello solca lento le acque del lago Maggiore. Un ottobre mite offre bellezze inaspettate e inconsuete per Julie, Angus, Kirby e Brianna. Dal paese del dreamtime e delle “vie dei canti”, un viaggio di 24 ore verso ovest li ha portati a ritroso nel tempo, tra i giardini dell’Isola Bella. Un’occhiata all’orologio ed è ora di tornare. A Pallanza, villa Giulia, dove non vorremmo mancare alla premiazione del concorso fotografico sul tema il giardino e l’acqua per il quale ricevo una menzione.

Durante la cena si sfoglia il catalogo e tra le forchette e i bicchieri nasce un’idea bizzarra: e se io venissi a fare una mostra fotografica in Australia? Ma sarebbe meraviglioso, potremmo organizzarla! Affare fatto.

Abbracci e altre 24 ore di volo riportano la famiglia alla loro calda estate, mentre il mio inverno trascorre alla ricerca di idee. Saranno certamente fotografie di viaggio, ma la scelta del soggetto risulta difficile, fino a che il mappamondo gonfiabile, ispirazione di tanti viaggi, mi suggerisce la soluzione. Ventesimo meridiano est, dalle Svalbard, sfiora Capo Nord, scende attraverso l’Europa dell’Est poi l’Africa dalla Libia al Capo di Buona Speranza. Saltellando da un lato all’altro le mete di tanti viaggi, Norvegia, Germania, Repubblica Ceca, Egitto, Malawi, Zambia. Saltellando, ecco il titolo: Hopping across the 20th meridian: photograpfs of journey from northern Europe to southern Africa.

La selezione e la stampa delle immagini si concludono in primavera. All’inizio di giugno Julie mi definisce i dettagli: una cinquantina verranno esposte presso l’Ufficio del Turismo di Millicent, cittadina di 5000 abitanti del South Australia, nei primi giorni di agosto.

Seguo l’itinerario delle foto, spedite attraverso un corriere, con la stessa ansia di un uccello che spicca il primo volo, Torino-Milano-Manila-Sydney-consegnate a destinazione! Le mie pulsazioni rientrano nella norma.

Lo resteranno sino al pomeriggio dell’8 agosto.

In Australia

Il mio primo viaggio in Australia, iniziato venti giorni prima, si sta per concludere nel migliore dei modi.
All’ingresso del Millicent Tourist Center una piccola folla osserva la locandina Hopping across the 20th meridian, dove su uno spicchio di mondo è indicata con frecce rosse la rotta su cui sono state scattate le fotografie.

Al fondo la mia, la stessa che nella casa di Julie e Angus copriva il calendario del mese di agosto e che, quasi come un presagio, mi vedeva indossare una t-shirt australiana nel viaggio in Zambia dell’anno precedente.

Accanto alla locandina un altro manifesto recita “Millicent Visitors Information Centre. Mercoledì 8 agosto 2007. 6.30 PM-7.30PM –  A Photographic Exhibition by Giorgio Enrico Bena from Turin, Italy… Giorgio, sua moglie Tiziana e la figlia Chiara saranno lieti di incontrarvi alla serata inaugurale. Sarà servito un rinfresco.”

Arrivando in auto ho sentito che anche la radio locale l’annunciava. Manca poco e mi viene fatto notare che manca anche il quaderno per le firme.

Mentre ritorno affannato dopo l’acquisto nel vicino bazar orientale, penso che l’emozione della serata sarà forte e che potrei tentare la fuga inventandomi un improvviso appuntamento oppure attingere coraggio svuotando le bottiglie di vino prima del rinfresco. Il poco tempo restante non mi permette nulla di tutto ciò. Apro il quaderno sul tavolo dell’ingresso. Angus, elegante in giacca e cravatta, mi aspetta per presentarmi al giornalista che mi farà un’intervista. Ci mancava anche l’intervista, dovrei passare ai superalcolici.

La mostra

L’allestimento è delizioso. I pannelli che reggono le mie foto ordinate per Paesi sono disposti in modo da lasciare spazio ai visitatori. Un semicerchio di persone sorridenti mi osserva mentre Angus introduce la serata per poi cedermi la parola. In un inglese incerto e boccheggiando come un pesce rosso in vista del cibo cerco di trasmettere il mio piacere nell’aver conosciuto gente, curiosa, gentile, cortese, lavoratrice, onesta. Di aver vissuto emozioni forti dall’incontro con animali, con i colori delle foreste, del mare, del deserto. Di essere stato così intensamente colpito da tutto l’insieme che avrei il desiderio di bruciare il mio passaporto per restare a vivere in quelle terre.

L’esposizione durò fino a novembre. Per Natale ricevetti il famoso quaderno con gli smile e la scritta one fine day. Sulle righe scritture diverse informavano della provenienza dei visitatori da varie parti dell’Australia, dalla Tasmania, dalla Nuova Zelanda, del passaggio di tre missionarie, di  due americane, di una svizzera e di Andreina, una italiana che vive a Millicent che mi scrive: mi a fatto tanto piacere di vedere le sue fotografie e molto piacere di conoscervi. Andreina ha raccolto l’essenza del viaggio, la conoscenza  è l’immagine che ci si porta dentro e che si consolida con quella di una fotografia.

È passato un lustro. Rivedemmo Julie e Angus due anni dopo a Torino e promettemmo loro di tornare in Australia quanto prima.

Ora i voli sono stati prenotati. Ma questa sarà un’altra storia.

Giorgio Enrico Bena

 

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Australia and an eccentric idea

On an oval table lay two dailies which had just been thumbed through and left untidily to warm up in the pale winter Australian sun.  Through a large window the light brightened up the pages of the local news; the smiling face of a $ 500 prize winner, two young dancers and an article entitled “Photographic Exhibition” announcing a show which would take place after a few days.  Behind the table, a large door opened out into a hall where there were comfortable armchairs in front of a fireplace.  On the opposite wall there was a calendar, it was the month of August, the numbers were covered by a photograph in which I was smiling.  I was wearing a t-shirt with a kangaroo and Australia printed on it.  I was holding my camera and behind me you could see thousands and thousands of gallons of water flowing from theVictoria Falls.

At the last moment we discovered that an exercise-book was missing.  Everything was ready for the opening.  The local radio announced it and even some websites, five different ones!  Julie and Angus had organized everything perfectly and were unloading cases of wines from their cars.  We had to find an exercise-book!  I wondered at what time the shops closed there on the other side of the globe.  An Oriental Bazaar helped me.  They sold everything for a few dollars, from coloured hairgrips in impossible shapes, to booties, from phosphorescent necklaces to sweets of the same colours, from  CDs to Chinese cooking books written in the original language and at last, exercise-books.  It was not very difficult to choose one because of the limited choice of the pictures on the cover.  I took one, any one, paid and ran off.  On my way I turned over the pages, it was a school exercise-book with lines, made inKoreaand on the cover there was a photograph of a lawn and a white plastic chair on which there was a picnic basket with two French loaves, a bottle of water and two apples.  The designer, a certain Kim So Hee  had drawn smiles on the bread, on the bottle, on one apple and on the grass he wrote “One fine day”  Excellent!  And I hoped it was of good omen.

The ferry sailed slowly in the waters ofLake Maggiore.  A mild October offered an unusual and unexpected beautyfortJulie, Angus, Kirby and Brianna.  From the land of dreamtime and of  the “way of songs”, a journey of 24 hours had brought them westwards, moving back in time, among the gardens of Isola Bella.

A quick look at their watch and it was time to return.  At Pallanza, Villa Giulia, we couldn’t have missed the prize-giving ceremony of the photographic competition on the theme: “The Garden and Water” for which I would have received a mention.

During our dinner we looked through the catalogue and while handling forks, knives and glasses a strange idea excited me: what if I went toAustraliato present a photographic exhibition?  It would be just marvellous.  We could arrange it!  That was settled.

Hugs and kisses and another 24-hour flight took the family back to their warm summer while winter passed searching for ideas.  The photos would certainly be of journeys but the choice of the subject remained difficult until, the blow-up globe which had been inspiration of many journeys, suggested a solution.  20th Meridian East, from Svalbard, skimming Cape North, down through Eastern Europe then Africa from Libya  to the Cape of Good Hope.  Hopping from one end to the other, the destination of many journeys; Norway, Germany, the Czech Republic, Egypt, Malawi, Zambia.  Hopping, there’s the title Hopping across the 20th Meridian: photographs of a journey from Northern Europe to Southern Africa.

The selection and the printing of the photographs would be ready by spring.  At the beginning of June Julie would define the details: about 50 would be displayed some time during the first two weeks of August at the Tourist Office at Millicent, a small town of 5,000 inhabitants inSouthern Australia.

I was following the itinerary of the photos sent by courier with the same anxiety of a bird that was just starting to fly: Turin– Milan– Manila– Sydney– final destination!  My heart-beat was back to normal.  It would remain so until the afternoon of  8th August.

My first journey to Australiawhich had started twenty days before, was about to end in the best possible way.  In the hall of the Millicent Tourist Centre, a small group of people was looking closely at the brochure  Hopping across the 20th Meridian where one could observe on a slice of the globe a red arrow indicating the route where the photos had been taken.  At the bottom of all, mine, the same one that had been placed on the calendar hiding the month of August and that almost like an omen, saw me wearing an Australian t-shirt during my journey to Zambia the year before.  Near the brochure a poster announced: Millicent Visitors Information Centre, Wednesday 8th August 2007 – 6.30 p.m. – 7.30 p.m. a photographic exhibition by Giorgio Enrico Bena from Turin, Italy.  Giorgio, his wife Tiziana and their daughter Chiara will be happy to meet you at the opening ceremony.  A buffet  will be served

On the way by car, I heard that on the local radio too they were announcing the event.  There was little time left and someone informed me that the exercise-book for people to sign was missing.

While panting on my way back after the purchase at the nearby bazaar, I was thinking that the emotions of that evening would have been strong and that I could have attempted an escape by inventing an unexpected meeting or find the courage to empty the wine bottles before the buffet started.  The little time left would not allow all that.  I placed the exercise-book on the table at the entrance.  Angus, elegantly dressed, wearing a jacket and tie, was waiting for me to introduce me to the journalist who was going to interview me.  All I needed was an interview… I could have needed a strong drink!

The mounting was charming, the panels with my photos, placed according to the countries, were exhibited in a way to allow space for the visitors.  A group of smiling faces stood in a semicircle looking at me as Angus introduced the evening and then passed the word over to me.  Speaking English hesitantly and gasping like a goldfish when it sees food, I tried to transmit my pleasure of having met such curious, kind, polite, hard-working  honest people.  Of having lived strong emotions when seeing the animals, the colours of the forests, of the sea, of the desert.  Of having been so intensely hit on the whole and that I wished I could have burnt my passport and stayed to live in that land.

The exhibition lasted to November.  For Christmas I received the famous exercise-book with the smiles and One fine day written on it.  On the signed lines many visitors had written where they came from: various parts of Australia, Tasmania, New Zealand, of three missionaries passing by, two Americans, a Swiss woman and Andreina, an Italian lady living in Millicent who wrote “ mi a fatto tanto piacere di vedere le sue fotografie e molto piacere di conoscervi” (“it has been a great pleasure for me to see your photographs and a great pleasure meeting you”  ) Andreina had understood the gist of the journey: knowledge is the image that we carry inside us and which strengthens with the image in the photograph.

Five years have passed since.

We met Julie and Angus again after two years inTurinand promised them that we would go back toAustraliaas soon as possible.

Now the flights have been booked.

But this is another story.

Giorgio Enrico Bena

Traduzione a cura di Ausilia Pozzi