Io ne ho viste cose che voi umani…

“ Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…” (*)

A quale viaggiatore non piacerebbe poter far propria questa frase… eppure non è così difficile fare un’affermazione simile!
Se ci pensate bene ognuno di noi ha compiuto un viaggio che va ben oltre ogni concetto di fantastico ed è quello che, da chissà dove, ci ha portati qui ad esistere con la nostra coscienza sul palcoscenico del mondo.
Visto così ha del meraviglioso!

Ma non basta, da quel momento viaggiamo ad una velocità folle su di una palla in compagnia di una galassia che chiamiamo Via Lattea attraverso il vuoto cosmico.
Anche questo non è male! Ma non è ancora il viaggiare come l’intendiamo noi.
Affinché l’esperienza esistenziale del viaggiare ci sia accessibile dobbiamo, un bel giorno, uscire dalla porta di casa, abbandonare la sicurezza delle cose conosciute e mettere un piede avanti all’altro fin dove ci porta la nostra curiosità, il nostro bisogno di conoscere.

“ Fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza” è Ulisse, il viaggiatore per antonomasia, a ricordarci il perché della necessità del viaggio.
C’è una sottile differenza tra lo spostarsi da un luogo all’altro e il viaggiare in senso assoluto.
La curiosità ecco la “conditio sine qua non” affinché il viaggio sia il fine in se stesso e non un luogo da raggiungere.

La cultura “Tradizionale”, sia che derivi da scuole misteriche occidentali od orientali o dalle conoscenze sciamaniche dei popoli nativi di ogni parte del globo, non fa che confermare l’importanza del viaggio “iniziatico” quale centro esperienziale della vita dell’uomo.
Si viaggia, dunque, dentro e fuori di noi per conoscere, per accedere ad un livello di consapevolezza ulteriore, per ripercorrere all’inverso il cammino di discesa che abbiamo compiuto nella materia.

Da questo tipo di viaggio se ne esce trasformati in tutto il nostro essere, si perdono le scorie della finta sicurezza che normalmente ci ottenebra per acquisire, in cambio, un ampliamento della coscienza tale da trasformarci. Ma non diventiamo un altra persona, ci appropriamo di ciò che realmente siamo.
L’ampliamento della coscienza sta alla base dell’esperienza sciamanica e non solo.
Questo stato lo si consegue adottando le tecniche più diverse. L’uso di sostanze psicotrope fa parte di queste tecniche attraverso le quali si accede alla visione del “vero”. Ma anche lo stress che deriva da un’esperienza fisica al limite delle proprie forze ha una grandissima importanza.

La ricerca della “visione” dei nativi americani, piuttosto che la veglia d’armi dei cavalieri medievali hanno la funzione di far staccare la coscienza dell’iniziando dal cliché nella quale è relegata, incatenata da usi, costumi, tradizioni, buon senso comune e portano il soggetto ad un livello superiore trasformandolo da uomo comune in guerriero, attenzione non militare ma “guerriero”, tutt’altra specie.
Il guerriero va alla ricerca del suo avversario, l’unico vero avversario degno di considerazione e cioè quel se stesso ancora dominato dalle passioni e dagli istinti più grevi e ne cerca la sconfitta per liberarsi così delle zavorre che lo limitano.

Cosa c’entra questo con il viaggio? Direi molto, infatti dobbiamo renderci conto che se non siamo in grado di liberarci dei nostri stereotipi il nostro sguardo sul mondo sarà sempre falsato, in quanto distorto dalla lente dei nostri preconcetti.
Tutti sappiamo che esistono molteplici livelli di realtà e che non tutti sono alla portata dei nostri normali sensi. C’è qualche cosa attorno a noi che difficilmente riusciamo a cogliere se non in quelle condizioni particolari di cui dicevamo ed è la “realtà magica” di cui gli sciamani sono i custodi.

Proviamo a considerare, ad esempio, il fatto che l’ampiezza della  frequenza della luce va dall’infrarosso all’ultravioletto, estremi non  percepibili dai nostri occhi, così come non sono percepibili dalle nostre orecchie infrasuoni ed ultrasuoni, non di meno essi esistono anche se non possiamo averne esperienza diretta.
Non potrebbe valere la stessa regola per ciò che riguarda la realtà Magica?
In quest’ottica, allora, il viaggio da orizzontale (vedo posti, compro cose) diventa verticale, si percepiscono energie, ci si apre alla conoscenza, si accetta di uscire mutati nelle proprie convinzioni. Ma un approccio del genere non è facile perché non esiste un manuale che ci indichi i giusti passi da compiere; anzi ogni volta che crediamo di aver scoperto un “trucco” tutto viene sparigliato e ci troviamo punto e a capo.
Ma il viaggio può finalmente avere inizio.

 

Gian Carlo Gellona

Nato a Torino nel 1951. Non laureato in Lettere Moderne (la Tesi è mia e non la do a nessuno). Maestro di Yoga già in tempi non sospetti. Illustratore (Rusconi, Edizioni Paoline, San Paolo, White Star, Giunti, Palumbo) e pubblicitario per caso. Ricercatore nell’ambito della medicina Complementare ed Alternativa (Università di Colombo, Sri Lanka).
Appassionato cultore del sapere tradizionale e sciamanico. Ha pubblicato per la Keltia Editrice “Il Signore del Castello ed Altro“, un viaggio attraverso la simbologia dei tarocchi. Ha percorso l’Australia, la Costa d’Avorio, gli Stati Uniti, Lo Sri Lanka e altri luoghi vicini e lontani, cercando il punto di contatto delle conoscenze ancestrali del genere umano.

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(*) Dal film Blade Runner  (1982, USA) con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Daryl Hannah, William Sanderson, Brion James – Sceneggiatura David Peoples e Hampton Fancher – Regia di Ridley Scott.

http://youtu.be/9UVhl8t3Tu8

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