Il Castagno dei Cento Cavalli

L’Etna, il più grande vulcano attivo d’Europa da quest’anno anche patrimonio dell’UNESCO, è un gigante buono che ama dare spettacolo a visitatori e turisti non soltanto durante le sue sfuriate spettacolari, ma in qualsiasi periodo dell’anno, offrendo a chi ci abita vicino e a chi viene apposta per fare la sua “conoscenza”, motivi in più per restarne affascinati e per innamorarsi di questo territorio.

Nel periodo invernale, eruzioni permettendo, si può provare l’ebbrezza di sciare lungo le sue pendici. In primavera e in estate, passeggiate e picnic sono davvero gradevoli, ma è l’autunno che veste “la montagna” dei colori più belli. I boschi e i numerosi castagneti creano macchie di colore stupendo con il verde cupo degli abeti e il rossiccio delle foglie. Il profumo dei boschi e dei prelibati porcini, le tante sagre e feste che si svolgono nei paesi pedemontani invitano alla scoperta di quest’affascinante porzione del Bel Paese.

799px-Castagno_dei_Cento_CavalliA proposito di castagne e castagneti, qui nei pressi di Sant’Alfio, piccolo paese della cintura etnea, da circa 3500 anni, vive e vegeta il più grande castagno che si conosca.
Un gigantesco tronco ricoperto dalla terra e tre enormi polloni che spuntano dal suolo con i rispettivi fogliami che s’intrecciano tra di loro.
La sua chioma è tanto grande e i rami tanto poderosi che, oltre a essere da sempre oggetto di studio da parte dei botanici, ha anche colpito la fantasia di chi ha avuto la fortuna di poterlo ammirare.
Infatti, la leggenda che ha dato il nome al castagno è quanto mai stuzzicante.

Si narra che una regina e tutto il suo seguito, appunto cento cavalli e rispettivi cavalieri, abbiano trovato rifugio sotto l’immensa chioma del castagno, durante un temporale. E qui, al riparo, abbiano passato tutta la notte.
Si dice che la regina fosse una certa Giovanna d’Aragona o d’Angiò oppure Isabella d’Inghilterra. Non lo sapremo mai, ma le vicende che si svolsero sotto quell’albero hanno stimolato la fantasia popolare, che ha trovato il suo compimento nel racconto dei cantastorie.

006 copiaPotrebbe accadere che visitando il famoso castagno ed entrando nel recinto che lo protegge, siate attirati dal suono di una chitarra e da un canto.
Luigi Di Pino, cantastorie, racconta con la musica, il canto e le rime la “calda” notte della regina. Brooke al confronto sarebbe una suora di clausura! Insomma la regina, che non amava stare da sola, si accompagnò, uno per volta, con tutti i cavalieri…

Da bravo cantastorie, Luigi Di Pino, srotola il suo grande cartellone, su cui sono raffigurate, come in un fumetto, le scene salienti della vicenda.
La musica è già un toccasana per l’umore. Il canto in dialetto porta allegria e pensate un po’ a quando con un lungo bastone l’aiutante del cantastorie indica la vignetta di cui si cantano gli eventi…
Di certo, la storia raccontata è molto, molto piccante, ma nel racconto e nei versi perde il lato scabroso per diventare squisitamente divertente e simpatica. Gli applausi degli spettatori ne sono la conferma.

014 copiaPuò anche capitare che, sotto la chioma carica di foglie rossicce e di ricci spinosi, possiate vedere con i vostri occhi come si costruiscono i flauti e un pezzo di canna di fiume trasformarsi in uno strumento musicale tra le mani del suo intagliatore.
Sono frammenti della nostra cultura!

Dimenticavo! Da ottobre a novembre, sotto il Castagno dei Cento Cavalli, potrete raccogliere le castagne e mangiarle sotto le generose fronde di quell’albero che continua, con abbondanza di frutti, a fare il suo dovere! Sono croccanti e saporite. I millenni trascorsi non ne hanno guastato il sapore, anzi lo hanno migliorato.

Brunella Li Rosi

 

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