Aci Trezza, a pochi chilometri da qui

Aci Trezza, il porto

Ad alcuni è dato di vivere lo straordinario viaggio della vita con un particolare “supplemento”. Una certa inquietudine, quasi un sottile malessere che certe volte si trasforma in un’esigenza insopprimibile, un bisogno primario da soddisfare subito.
Il viaggio è conquista dell’anima, desiderio mai spento di tutti i sensi che, a volte, con il rinnovarsi delle stagioni, si fa più pressante e urgente.
Bisognerebbe poter avere sempre la possibilità di partire!
Ma non sempre è possibile riempire la valigia, fedele compagna di viaggio, con il necessario o il superfluo, secondo i gusti, per raggiungere le mete desiderate.
Tanto desiderate e sognate da diventare necessarie per poter vivere la quotidianità con relativa calma.
Calma che dura fino al sopraggiungere un altro desiderio di luoghi sconosciuti.
Noi viaggiatori siamo fatti così. Sappiamo che non potremo colmare mai il desiderio di possedere tutto il pianeta e allora ci affrettiamo a mettere in scaletta tutte le mete possibili, ben sapendo di non avere sette vite come i gatti.
Invidio molto i gatti, e mi saprei contentare magari di tre!
Per quanto mi riguarda e sapendo di avere a disposizione solo una vita da vivere, e dovendo fare i conti, che purtroppo non tornano quasi mai, devo cercare di accontentare e trasformare anche una gita, anzi una passeggiata in un “paesino vicino al mio” in un evento speciale.
D’altra parte il mondo è tutto bello. Basta saperlo e conoscere amare.
La valigia stavolta non mi serve. Il mio piccolo bagaglio sarà la borsa che uso tutti i giorni. La macchina fotografica, un pacco di fazzolettini e un foulard, casomai dovessi sentir fresco, è quanto mi serve.
Penso sorridendo che almeno non dovrò fare lunghe file per il check-in.
Aci Trezza, sto per arrivare. Eccomi!

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Colori della Sicilia (foto di Rosaria Privitera Saggio)

E Aci mi dà il benvenuto, prima ancora di addentrarmi tre le sue vie, con l’odore di mare e il verde che esplode e si gode il cielo prima che il sole di agosto renda la vita difficile a tutti.
Siamo ai primi di giugno e tutta la Riviera dei Ciclopi si prepara a vivere l’estate.
Gli stabilimenti balneari sono già pronti per ricevere turisti e bagnanti.
Dal finestrino aperto sento mischiarsi l’odore della salsedine a quello della vernice fresca.
Aci Trezza, piccolo borgo marinaro famoso per le vicende narrate dal Verga, mi accoglie con le sue stradine strette e aggrovigliate.
Decido di posteggiare la mia auto nei primi centimetri liberi che trovo, per poi proseguire a piedi.
Un negozio di alimentari espone sotto la pensilina, i prodotti dei campi vicini. Tutto rigorosamente di stagione e biologico. Ci sono ancora dei luoghi dove avvengono tali miracoli. Frutta e ortaggi dai colori accesi si armonizzano persino con il muro rosa che fa da sfondo. Sembra un quadro naif.
Le ciliegie mi “chiamano”. Ne prendo un po’. Le mangerò strada facendo. Sono le ciliegie dell’Etna. Le “mastrantonio”. Dolcissime. Una vera goduria.
Tra una ciliegia e l’altra seguo le indicazioni per la riviera.
A metà strada già intravedo i giganti di lava che emergono dal mare. Accelero il passo. Mi investe la brezza leggera del tardo pomeriggio. Pulita e profumata.
Mi sento veramente in viaggio, e anche se ho visto un centinaio di volte lo spettacolo che sta per pararsi davanti a me, non posso non emozionarmi ancora una volta.

Riflessi sui Faraglioni (foto di Carmela Vacante)
Riflessi sui Faraglioni (foto di Carmela Vacante)

Eccoli. I faraglioni. Sono bellissimi.
Quante storie e leggende si porta appresso questo posto incantato.
Continuo a mangiare le mie ciliegie seduta su uno dei sedili del lungomare.
Mi viene in mente Polifemo. Certo che dovette fare uno sforzo notevole, anche se era un gigante, per sollevare questi enormi blocchi di lava solidificata e scagliarli fin qui.
E Ulisse? Che fortuna sfacciata a cavarsela. Bravo Ulisse! Faccio il tifo per lui forse perché sento che un po’ di quell’eroico viaggiatore è in tutti noi.
Già, il Cieco Vate ha ben saputo immortalare l’ansia della scoperta e quella sottile gioia del viaggio nel mitico personaggio di Ulisse.
Penso sorridendo che Omero ha fatto avere a Polifemo quello che si meritava.
Non si mangiano i viaggiatori! E non si uccidono i pastorelli innamorati. Sicuramente Galatea sarà d’accordo con me.
Lascio che i ricordi delle opere antiche e moderne scorrano nella mia memoria.
Il sole sta quasi per tramontare.
Riprendo il cammino ma non c’è più spazio per altri pensieri. La bellezza del mare e del paesaggio è davvero mozzafiato.
Una colonia di gabbiani è appollaiata su uno dei faraglioni. Il loro bianco mette in risalto il nero delle rocce. Un nero che brillante e frastagliato si snoda da Aci Castello fino ad Aci Reale e che da qui, da Aci Trezza, si può abbracciare tutto con lo sguardo.
Alcune delle rocce che affiorano dall’acqua, sembrano scolpite in prismi e figure bizzarre. Il contatto tra la lava ardente e il freddo dell’acqua ha creato questi capolavori. Anche il più ispirato tra gli scultori non avrebbe saputo fare di meglio.
L’isola Lachea si staglia, nera placida e ricca di buganvillee, dentro l’azzurro intenso del mare e del cielo.
Avvicinandomi all’unica piazzetta, cuore del paese, il silenzio del lungomare è sostituito dal pulsare della vita che si svolge attorno ad essa.

Aci Trezza, il porto
Aci Trezza, il porto

La piazza è a una ventina di metri dal mare e dal piccolo porto che è stipato di ogni genere di barche. Alcune sono state tirate a riva.
Sulla poppa di una di queste, quattro pescatori stanno giocando a briscola. Senza fretta. Come se fossero al bar. Visto? Nessun viaggio, per quanto breve e a breve distanza, e anche più volte ripetuto, è uguale a un altro.
La poppa di una barca, che per giunta somiglia alla “Provvidenza”, usata come tavolino da gioco non l’avevo ancora visto.
Sto a osservarli un po’. Le facce dei pescatori sono bruciate dal sole e le loro voci sono cariche del dialetto della mia terra. Chissà se questi giocatori-pescatori sono i figli o i nipoti degli attori non professionisti che il grande Luchino Visconti scelse per girare proprio qui, in questo paradiso naturale, il suo “La terra trema”…
Potrei avvicinarmi e chiedere, ma so che staremmo fino a notte a parlare ed io tra un po’ devo fare ritorno a casa. Ma non posso andare via da Aci Trezza senza aver visto, ancora una volta, la piazza, la chiesa e la “Casa del nespolo”…
Salgo la breve rampa di scale che quasi separa il mare dalla piazza e già mi trovo di fronte alla chiesa che, in questo periodo, è tutta addobbata a festa. Per San Giovanni i fuochi d’artificio faranno brillare il mare e i suoi faraglioni di mille colori per onorare il Santo Patrono.
Quattro passi ancora e arrivo alla “Casa del nespolo”. Salgo i gradini di pietra lavica che portano all’uscio di quella casa. Il nero della scala non ha niente di lugubre, ma sa di fatica e di lavoro. A quest’ora è già chiusa ma ci sono stata tante volte. Solo che mi piace leggere il cartello marrone che la indica. Tutto qui. Potrei descriverla, ma l’emozione di trovarsi dentro ad un romanzo la voglio lasciare a chi ne avrà voglia.
Ritorno rapidamente sui miei passi mentre cala la “luce” della sera.
Mi è venuta fame e mi sento quasi torturata dal profumo di pesce cotto alla brace che esce dai ristorantini che sono uno dietro l’altro sul lato opposto del lungomare. Quasi tutti hanno un nome che celebra “I Malavoglia”.
Per fortuna nel mio piccolo bagaglio oltre alla macchina fotografica, ai fazzolettini e al foulard, di cui non ho avuto bisogno, ho messo anche una mela. Meglio di niente.
A mangiare il pesce verrò tra qualche settimana, per la sagra del pesce spada. Un appuntamento che non mi perdo mai.

Brunella Li Rosi

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Faraglioni (foto di Alessandro Sorbello)

 

Brunella Li Rosi ha pubblicato su L’uomo con la valigia
Sua Maestà l’Etna
Un viaggio tira l’altro

 

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