Sicurezza alimentare in viaggio

Dancalia, non a caso un buco nero sulla carta geografica fino al 1928: una terra calda, arida e inospitale. Un deserto formato da sabbie, enormi distese di sale, vulcani attivi e colate laviche, collocato in una depressione ben sotto il livello del mare. Siamo nel cuore dell’Africa Orientale, non lontano dalle acque del Mar Rosso, ma pare di essere in un altro mondo.

In queste condizioni ambientali estreme sopravvive una stentata vegetazione: sparuti fili d’erba tra le rocce e alberi di acacie, euforbie e dracene nelle zone meno aride.

In questo ambiente estremo alimentarsi in modo sano ed equilibrato come viene inteso nel nostro mondo è impossibile. Così, dopo giorni e giorni di capra arrostita, frutta e verdura in scatola, riso e pasta scotta (ovviamente non tutto nello stesso pasto), non ce l’ho più fatta.

Sulla strada verso Lalibela i ragazzini vendono meravigliose, fresche,  invitanti carote. Ci fermiamo e compriamo due grossi mazzi. Bellissime carote appetibili, ricche di fibra, betacarotene, sali minerali, vitamine… e giardia, poiché lavate con acqua contaminata. Sfortunatamente l’aspetto non è garanzia di salubrità. Nonostante la mia lunga esperienza di viaggi e l’abituale attenzione al cibo, sia dal punto di vista igienico che organolettico, non ho saputo resistere alla tentazione. Mal me ne incolse.

Dimenticare il vecchio ma sempre valido detto del viaggiatore: “lavalo, sbuccialo, cuocilo o evitalo”, mi è costato caro. Ben presto giacevo ko, in aeroporto ad Addis Abeba, stesa sulle panche in attesa del volo. Facevo parte, mio malgrado, di quell’altissima percentuale (20-70%) di viaggiatori che vanno incontro a disturbi di origine alimentare.

Avvicinarsi con curiosità alle specialità tipiche dei diversi paesi è certamente una parte divertente del viaggio ed è un modo di conoscere la cultura e le tradizioni locali. Tuttavia, l’assunzione di cibi o bevande contaminati rappresenta una concreta minaccia alla salute.

Vale quindi la pena fare attenzione e sottoporsi a qualche piccolo sacrificio, onde evitare di aggiungere ai souvenir di viaggio questa indesiderata esperienza.
Il rischio di contrarre la diarrea del viaggiatore ed altre affezioni più serie (es. colera, febbre tifoide e paratifoide, epatite A) può essere ridotto seguendo alcuni semplici consigli pratici, mirati ad un’alimentazione sicura in viaggio.

La fonte più comune di problemi alimentari durante i viaggi è l’acqua. E ovviamente tutti gli alimenti ricchi di liquidi, come le salse, i succhi di frutta e il latte. Senza dimenticare il ghiaccio, a meno che non si sia costituito da acqua sicuramente potabile. E’ quindi bene escludere dalla propria alimentazione l’acqua proveniente da rubinetti o a fontane. Bere solo acqua in bottiglia sigillata, aperta al momento. In alternativa si può far bollire l’acqua per almeno un minuto o utilizzare disinfettanti, generalmente a base di iodio e cloro, per purificarla. Anche i denti vanno lavati con acqua minerale o bollita.

Gli alimenti (carne, prodotti ittici,uova, etc.) devono essere ben cotti e ancora caldi quando vengono consumati: è preferibile uno spiedino appena cucinato per strada da un venditore ambulante che servirsi in albergo da buffet, dove il cibo giace a temperatura ambiente per lungo tempo. Nulla rende più vitali i batteri di temperature tra i 20° e i 45°, clima in cui prosperano, si riproducono e pullulano felicemente su fette di prosciutto, formaggio, uova cucinate, carni fredde e tiepide e ovviamente salse di ogni genere.

Per quanto riguarda i vegetali, il pericolo è che siano stati irrigati con acque inquinate o contaminati durante la preparazione: le verdure vanno quindi consumate cotte e ancora calde. Meglio eliminare anche piccole quantità di verdure crude (es. foglie di insalata nei panini). Mangiare crude solo frutta e verdure  che possano essere facilmente lavate e/o sbucciate, come ad esempio pomodori, mele, meloni e arance.

Attenzione a formaggi, gelati e yogurth non confezionati, prodotti artigianalmente da fonti non controllabili e spesso inaffidabili.

Alcune varietà di pesci, crostacei e molluschi possono contenere tossine velenose anche dopo un’adeguata cottura. In questo caso c’è poco da fare, salvo assumere la maggior quantità possibile di informazioni da altri viaggiatori che sono già stati sul posto o dalle popolazioni locali.

Tè, caffè, karkadè o altre bevande similari si possono consumare calde, se preparate con acqua bollita ed evitando aggiunta di latte non pastorizzato, non adeguatamente bollito o di incerta conservazione.

Se si va al ristorante è generalmente buona regola scegliere i locali più affollati, che garantiscono un continuo e rapido smercio di cibi.

Se si allestisce il campo e se si cucina personalmente è importante utilizzare acqua potabilizzata, sia per cuocere che per lavare gli alimenti. In ogni caso prima di manipolare il cibo è raccomandabile lavare accuratamente le mani con acqua sicura, con gel o con soluzioni ad elevata concentrazione di alcool (60%).

Per riassumere, è forse più semplice ricordare che i microbi (patogeni e non), al pari degli esseri viventi più evoluti, abbisognano di cibo per la loro crescita e riproduzione. Negli alimenti trovano quindi la più vasta disponibilità di sostanze nutritive e generalmente prediligono i cibi tiepidi piuttosto che quelli troppo freddi o troppo caldi, quelli più ricchi di umidità piuttosto che quelli secchi, quelli con un più alto contenuto calorico invece di quelli poveri, i piatti più elaborati invece di quelli più semplici.

Contrastiamoli, prima che il nostro viaggio si trasformi in un incubo…

Donatella Olivero

 

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