In viaggio per curarsi

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diritto sanitario, Schengen, salute, viaggio, cureDallo scorso aprile, curarsi all’estero è facile come viaggiare. Grazie al recepimento della direttiva 2011/24/UE, adesso si può scegliere liberamente il Paese europeo in cui effettuare visite, esami, trattamenti o interventi chirurgici, beneficiando degli stessi diritti garantiti in Italia dalla sanità pubblica. Il nuovo decreto è stato definito Schengen della salute perché, dopo il trattato che favorisce la libera circolazione dei cittadini europei in tutti i Paesi dell’Unione, questo permette di fare la stessa cosa per curarsi.

GRANDE NOVITÀ
«Si tratta di un passo avanti importante nel campo dell’assistenza transfrontaliera», commenta l’avvocato Marcello Albini, esperto in diritto sanitario. «Prima, era già possibile usufruire di prestazioni mediche convenzionate in uno Stato diverso dal proprio, a patto però di rientrare in determinate casistiche o categorie protette». Ora, invece, chiunque può usare la ricetta emessa dal medico di base per volare oltreconfine e poi essere rimborsato, seppure con una limitazione: sono escluse le cure a lungo termine, i trapianti d’organo e le vaccinazioni.

avvocato Marcello Albini
Avv. Marcello Albini, esperto in diritto sanitario

LE SPESE SI ANTICIPANO
«Il nuovo decreto prevede la possibilità di ricevere solamente rimborsi indiretti, per cui il cittadino dovrà anticipare il pagamento alla struttura estera per poi essere risarcito dopo sessanta giorni dal Sistema sanitario nazionale», sottolinea Albini. Ma, prima di fare la valigia, è bene farsi due calcoli: il rimborso viene erogato in base alle tariffe applicate qui in Italia per le stesse prestazioni e, comunque, non può superare il costo effettivo delle cure ricevute. Sta poi alle singole Regioni decidere se restituire anche il vitto, l’alloggio, lo spostamento o l’eventuale accompagnatore per i disabili. «Le cure devono essere effettuate presso strutture pubbliche o che lavorano per il pubblico, per cui il beneficio non scatta per le cliniche private», specifica Albini.

PUÒ SERVIRE UN’AUTORIZZAZIONE
In alcuni casi, ad esempio quando le cure comportino un particolare rischio per il paziente, quando sia necessario il ricovero di almeno una notte oppure quando sia richiesto l’utilizzo di infrastrutture e apparecchiature altamente specializzate e costose, è necessaria un’autorizzazione preventiva della propria Asl di competenza. «La richiesta, per la quale esistono appositi moduli da compilare, va corredata della proposta di un diritto sanitario, salute, viaggiomedico specialista, pubblico o privato», conclude Albini. «A quel punto, l’Asl verifica la presenza dei requisiti richiesti ed entro trenta giorni provvede o meno al rilascio dell’autorizzazione, dandone comunicazione scritta. In caso di rifiuto, dovrà comunque indicare una struttura italiana presso cui ricevere le cure tempestivamente o in forma adeguata alle personali esigenze».

NOTA DOLENTE
E se qualcosa andasse storto? La nota negativa è che, in caso di esito infausto delle cure, si dovrà intentare causa nel Paese dove si è svolto il trattamento, con tutte le complicanze e i maggiori costi del caso. Detto ciò, all’indirizzo www.salute.gov.it/cureUE, è disponibile un punto di contatto nazionale – istituito presso il Ministero della Salute – che offre tutte le informazioni necessarie per compiere la scelta più adeguata al proprio quadro clinico.

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