Una bicicletta in bambù e ottomila chilometri

Quando pedali per due mesi e mezzo in sella a due ruote, devi avere un traguardo importante da raggiungere. Matteo Sametti lo aveva ben chiaro in testa quando ha affrontato l’asfalto, lo sterrato e persino la sabbia del deserto per compiere la sua traversata Africa-Europa. Lo scorso 15 giugno, è partito da Lusaka, in Zambia, con la sua fedelissima bicicletta in bambù di produzione africana e – dopo oltre 8 mila chilometri – ha raggiunto Londra in occasione dell’apertura delle Paralimpiadi. L’obiettivo? Raccogliere fondi per costruire una scuola in Zambia, nel regno di sua Altezza Senior Chieftness Nkomesha Mukamambo II, che promuova il diritto all’educazione scolastica di tutti i bambini, specialmente quelli con disabilità o in situazioni di emarginazione.

Hai scelto di partire in un anno emblematico, quello delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi, due eventi che hanno unito i giovani grazie allo sport. Si tratta di una visione molto vicina a quella della tua associazione…
Esattamente. “Sport2build” si occupa di cooperazione internazionale e, in particolare, propone lo sport come strumento di sviluppo psico-fisico e sociale ai bambini e ragazzi che versano in condizioni di povertà. Siccome le Paralimpiadi rappresentano lo sport per tutti, ho pensato che questa occasione fosse perfetta per compiere l’impresa che avevo in mente. Così, ho scelto Londra come punto di arrivo per un percorso iniziato in Zambia e proseguito attraverso Malawi, Tanzania, Kenya, Etiopia, Sudan, Egitto, Italia e Francia.

Da quando è attiva la tua associazione?
Ufficialmente la Onlus è nata nel 2010, ma le attività sono in piedi dal 2006. Io e mia moglie Serena, impegnati in Zambia con progetti di cooperazione internazionale, abbiamo iniziato a organizzare alcune corse podistiche coinvolgendo giovani dai 6 ai 40 anni. Nel 2009 abbiamo introdotto anche il calcio, attirando quasi 2000 partecipanti, e poi gradualmente abbiamo sfruttato gli allenamenti e le finali delle partite per diffondere messaggi sociali.

Perché avete scelto lo sport come veicolo di educazione?
In Zambia, le scuole sono poche. Spesso i bambini sono costretti a fare i turni, frequentando solo un paio d’ore e rimanendo in giro tutto il giorno. Abbiamo pensato di avviare qualche attività sportiva per tenerli occupati e proporgli un impegno costante durante la settimana. In questo senso, lo sport non è fine a se stesso, ma è lo strumento usato per trasmettere quelle che in inglese si chiamano “life skills”, cioè tutte quelle regole di vita necessarie per entrare in contatto con gli altri e affrontare i problemi, già a partire dall’adolescenza. In Zambia esistono numerose problematiche, come l’Aids, l’alcolismo, la disoccupazione, le gravidanze precoci, e le famiglie non sono sempre in grado di educare su queste tematiche. Il calcio e la corsa campestre sono i nostri strumenti di sviluppo, di pace e di cambiamento sociale.

Per il tuo viaggio a Londra, hai utilizzato una bicicletta prodotta in Zambia…
Sì, era una bici assemblata a mano da un team specializzato di Zambikes (http://www.zambikes.org/), che produce telai in bambù, un materiale forte e leggero allo stesso tempo, adatto alle lunghe percorrenze. Si tratta di un prodotto molto rinomato, che viene venduto soprattutto in Giappone e Nord Europa, ma non in Zambia a causa dei costi.

Grazie a questo mezzo, hai potuto raggiungere Londra e raccogliere fondi per il vostro progetto. Di cosa si tratta esattamente?
L’obiettivo è costruire un’innovativa scuola nel regno di sua Altezza Senior Chieftness Nkomesha Mukamambo II, che assocerà lezioni in classe a sport, arte, danza e attività manuali. La scuola porterà beneficio soprattutto, ma non esclusivamente, a quei bambini “lasciati indietro” dal sistema scolastico formale: bambini con bisogni particolari, con difficoltà di apprendimento, emarginati socialmente o economicamente.

C’era entusiasmo alla partenza?
Moltissimo. Oltre a ricevere il saluto dell’ambasciatore italiano a Lusaka, la popolazione mi ha dedicato canti e preghiere perché il viaggio riuscisse bene. Alcuni mi hanno addirittura accompagnato lungo i primi dieci chilometri.

Quanta strada percorrevi al giorno?
In media, tra i 110 e i 130 chilometri.

Ma l’impresa non è ancora finita…
Assolutamente no. Al di là del viaggio, continuiamo a raccogliere i fondi necessari per costruire la scuola. Chi volesse contribuire, può trovare tutti gli estremi per effettuare una donazione sulle pagine del nostro portale http://www.sport2build.org/. Ogni contributo è davvero importante.

 

Paola Rinaldi

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