Viaggio e mi sorprendo

Lei è un “navigatore satellitare” biondo, lui è il secondo pilota. Simona Sacrifizi (romagnola d’adozione, ma con origini piemontesi, venete e campane che scorrono nelle vene) gira il mondo insieme al marito e, da circa un anno, è la contagiosa travel blogger di simonasacri.com. Basta leggere poche righe per essere assaliti da un’irrefrenabile voglia di prendere lo zaino, allacciare le scarpe e partire. Solare, ottimista ed entusiasta della vita, Simona ha trovato nel viaggio la sua dimensione personale, ma anche il segreto di felicità per il suo matrimonio. “Mettersi alla prova insieme è meraviglioso, si crea un’alchimia speciale che va al di là delle parole”. Simona rinasce ogni volta che raggiunge un luogo nuovo nel mondo, perché si riappropria di quella primordiale capacità di meravigliarsi che solamente i bambini manifestano con tanto stupore negli occhi, quando vedono qualcosa per la prima volta. Per lei, viaggiare è la vita.

Il tuo blog è “sottotitolato” con un aforisma di Stephen Littleword: “Viaggiare è per sua forma esistere”. È la tua filosofia di viaggio?
Assolutamente sì. Negli anni, partire è diventato un’esigenza. Chi viaggia conosce bene quell’emozione mista ad ansia che è felicità assoluta, aspettativa, desiderio di scoprire, capire, confrontare.

Com’è nato questo tuo interesse?
Grazie ai miei genitori, entrambi avventurosi, che sin da piccola mi hanno insegnato come la conoscenza derivi dai libri, dallo studio, ma anche dall’andare sul posto e vedere le cose con i propri occhi. Sono stati loro a trasmettermi questo spirito di libertà e adattamento: eravamo una famiglia di mamma, papà e tre figli che partiva in camper e girava l’Europa. Nella mia testa rimangono solamente dei flash, ma nei nostri album ci sono fotografie che mi ritraggono piccolissima un po’ dappertutto: in Danimarca, in Svezia, a Capo Nord.

Come pianifichi i tuoi viaggi?
L’idea di ogni viaggio nasce in quello precedente, di solito sulla via del ritorno. Condivido questa passione con mio marito, che fa il medico e di solito riesce a concentrare i nostri due viaggi più importanti a ottobre e aprile. Quando ci troviamo a bordo di qualche volo intercontinentale, ci piace sdrammatizzare il ritorno e occupare il tempo ragionando sul posto che abbiamo appena visto o su un suggerimento che abbiamo ricevuto. Poi, quell’idea cresce grazie alla mia curiosità per la storia, l’arte, la cultura, la gastronomia, la natura: Internet è il mio sussidio per informarmi su tutti questi aspetti, cercando quelli più interessanti e magari meno noti. I forum dei viaggiatori italiani sono preziosi per le questioni più pratiche, come calcolare il numero di giorni necessari per realizzare una determinata visita. Adoro anche le guide Lonely Planet, che forniscono tutte le informazioni come gli orari dei treni, degli autobus e dei vari mezzi. Da lì parte la mia ricerca personale, perché in ogni luogo del mondo mi piace andare alla ricerca della “chicca” che pochi conoscono.

La tua regola numero uno?
Partire documentata per avere la capacità di perdermi con tranquillità. Grazie al mio senso di orientamento, alla memoria fotografica e a tanta preparazione prima della partenza, quando arrivo in loco dò l’impressione di esserci già stata, perché mi muovo con facilità e so già dove andare. Mio marito mi chiama: “Il mio navigatore satellitare”. Questo mi consente di perdermi rilassata, uscendo fuori dagli schemi e dai soliti percorsi turistici. È in quei momenti che viene fuori l’essenza di un viaggio, perché scopri quasi naturalmente un museo caratteristico, una comunità particolare, un personaggio, un paesino.

In un post, commenti una frase di Fernando Pessoa: “Il miglior modo di viaggiare è sentire”. Cosa significa?
Sentire il viaggio è appropriarsi di un luogo, cercare in esso la quotidianità di tutti i giorni, aprirsi alla vita, ascoltare, guardare, provare, assimilare. All’inizio, soprattutto quando ho iniziato a muovermi in Sud America, mi sono appoggiata ai tour operator, ma oggi sono completamente autodidatta e questa organizzazione fai-da-te affina quel “sentire” che ti fa sorprendere da ciò che incontri.

Il primo viaggio che hai fatto?
In Grecia, come premio per la maturità. Poi, quando ho incontrato mio marito, abbiamo iniziato a girare il mondo in lungo e in largo: Stati Uniti, Canada, Sud America, Egitto, Marocco, Normandia, Russia, Cina. Oltre ai due viaggi più lunghi che ci concediamo ogni anno, almeno due weekend al mese io e mio marito voliamo in una capitale europea. Siamo stati a Londra, Parigi, Berlino, Amsterdam, Bruxelles, Barcellona, Dublino, Vienna, Budapest, Lisbona e molte altre. Al contrario, giriamo molto poco l’Italia, perché abbiamo pensato di sfruttare questi anni in cui possiamo permetterci lunghe tratte per visitare i luoghi più lontani: quando saremo più avanti con gli anni o insorgeranno altre problematiche, ci muoveremo lungo il nostro Paese.

Hai visto davvero tanto nel mondo: come classifichi l’Italia?
Penso che il nostro sia, in assoluto, il Paese più bello del mondo. Offre tutto: storia, cultura, archeologia, enogastronomia, bellezze naturalistiche, paesaggi meravigliosi. Sono stata in posti che mi hanno regalato emozioni fortissime, eppure non ho mai trovato un’altra realtà variegata come l’Italia. Ogni Paese ha qualcosa di unico, che lo contraddistingue da tutti gli altri, ma il nostro è una miscela straordinaria di tutti gli elementi possibili.

Che reputazione hanno gli italiani in giro per il pianeta?
Direi ottima. Quando vado all’estero, sono molto patriottica e mi piace parlare agli altri del mio essere italiana per capire come siamo percepiti. Mi sono accorta di quanto interesse, amore e stima esistano nei nostri confronti. Sono stata quindici volte negli Stati Uniti e non ho mai incontrato un solo americano che non abbia espresso apprezzamento per il nostro Paese. Mi è addirittura capitato di conoscere un uomo che, negli anni Settanta, ha girato l’Italia in Vespa e ancora oggi lo ricorda come il momento più bello della sua vita. A Dallas, alcune persone si sono sfilate dalla coda in banca per darci indicazioni e in Patagonia un taxista non ha voluto farci pagare la corsa perché gli abbiamo ricordato le sue origini siciliane. Quello che viene apprezzato soprattutto è il nostro stile di vita, perché all’estero ci associano soprattutto ai piccoli borghi, alla siesta dopo pranzo, alla capacità di trovare il tempo per due chiacchiere e un caffè.

Il posto che hai amato di più?
L’isola di Pasqua, un triangolo di terra che appare come un altro mondo. Sbarcare su quell’isola è come lasciarsi la civiltà alle spalle e tornare indietro secoli: gli abitanti vivono secondo le loro regole e non ammettono che il turista abbia la meglio e “contamini” questo stile di vita. Bisogna rispettare i loro tempi, seguire le loro regole, accettare quello che hanno da offrire. Per assurdo, è un posto scomodo, lontano, privo di acqua corrente e dove le case sono costruite con il legno degli alberi, ma ha un fascino ancestrale che ha pochi paragoni nel mondo. Ho avuto la fortuna di incontrare un oriundo Rapa Nui, che mi ha detto: “Tutti noi cresciamo su quest’isola con il desiderio di andare via. Poi, dopo essere andati via, torniamo tutti”.

Quando non viaggi, cosa fai?
Lavoro comunque nel settore del turismo, forse è il mio destino! Vivo sulla riviera romagnola e nei tre mesi estivi lavoro nelle nostre strutture. È proprio da fine maggio a metà settembre che, nella mia testa, nascono i miei viaggi più belli. Tutti abbiamo il nostro angolino selvaggio che vuole andare lontano per esplorare, conoscere, ma anche lasciare a casa ogni fardello e ritemprarsi. A questo si sommano i fattori esterni, come l’ambiente in cui ti formi e le persone che incontri. Tutto questo ti rende più o meno predisposto a viaggiare.

Un viaggio può rafforzare un legame?
Sì, quando il numero dei partecipanti è due. In gruppo, non è semplice spostarsi: ciascuno ha i suoi ritmi, i suoi interessi ed è faticoso conciliare tutto e tutti. In coppia, invece, il viaggio può essere una meravigliosa esperienza di condivisione: mi è capitato di ritrovarmi con mio marito in luoghi magnifici, solamente noi due. La mia vita è completa in viaggio, ma con lui. Insieme ci siamo spinti dove probabilmente da soli non saremmo arrivati, viaggiare è stato un cemento per la nostra unione e ci ha uniti indissolubilmente.

Com’è nata l’idea del blog?
Dal mio entusiasmo. Alcuni amici mi chiedevano consigli e mi sentivo spesso ripetere: “Ascoltandoti, viene voglia di partire”. A quel punto, ho pensato di avviare un diario di viaggi e di emozioni, in cui condividere quello che incontravo.

Come si diventa bravi a raccontare un viaggio?
Basta emozionarsi. Quando scrivo un post, ripenso a tutto ciò che mi ha trasmesso un brivido, una scarica di emozioni. In viaggio, prendo appunti continuamente e la sera scrivo a valanga quello che mi è successo. Per certi versi, scrivo più per me stessa, come una sorta di diario, quasi per fissare i ricordi per paura che un giorno possano sbiadire e scomparire dalla mia testa.

Al ritorno, metti qualche souvenir in valigia?
Certo. In cucina, un’intera parete è ricoperta da piccole ceramiche di ogni posto in cui siamo stati. Negli anni, si è trasformato in una sorta di murales e per me è come un blog personale che prende vita: ogni tanto mi piace sbirciare e ricordare tutte le suggestioni che stanno dietro.

Viaggiare costa?
Sì, certo. Devo ammettere che noi abbiamo la fortuna di poterlo fare, perché i nostri viaggi non sono sponsorizzati da nessuno. Per quanto prestiamo attenzione alle spese, non tutte le località consentono soluzioni low cost. Ovviamente, la possibilità di poter viaggiare conta.

Prossimo viaggio?
Nuovamente negli Stati Uniti, dove faremo un pezzo della mitica Route 66 da Chicago a St. Louis per poi immergerci nella parte più rock e country dell’America, fino al Texas e infine New York, di cui sono innamorata per la sua capacità di essere un teatro: ogni volta, è nuova e diversa.

Insomma, bisogna viaggiare perché…
Perché è vita, energia, aprire la mente, allenarsi allo stupore, capire meglio chi sei tu in relazione a culture diverse. Viaggiare è un metro di paragone che permette di migliorarti continuamente e di guardare gli altri con occhi nuovi, soprattutto chi è straniero e hai potuto vedere nei loro Paesi di origine. Bisogna avventurarsi per il pianeta a piccoli passi, per potersi misurare con i propri limiti e le potenzialità. Se vuoi vedere il mondo, devi saperti adeguare. Solo così si vive davvero.

Paola Rinaldi

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