Il mondo step by step

Il mondo visto attraverso due scarpe da ginnastica: la fotografa toscana Sara Pretelli (che oggi vive a Londra) ha ideato un originale progetto itinerante dal titolo “Step by Step“, dove le sue compagne di viaggio sono le inseparabili Converse colorate e una fotocamera. Per simboleggiare l’idea di muoversi “passo dopo passo” da un luogo all’altro del pianeta, Sara fotografa i suoi piedi appoggiati su un particolare simbolo stradale, accanto a un paio di sandali tipici oppure rivolti verso uno scorcio caratteristico. Il suo book conta già numerosi scatti fatti a Budapest, Dublino, Londra, Nottingham, Oxford, York, Bakewell, Liverpool, Hong Kong, ma non si ferma (www.stepbysteproject.com). Proprio come la fusione di culture e luoghi diversi, continua e costante.

Sara, come è nata l’idea?
Dalla mia voglia di mondo. Ho partorito questo progetto fotografico un anno fa, durante un viaggio a Budapest: camminando per la città e osservando le scritte sull’asfalto, ho iniziato a fotografarmi le scarpe per raccontare il mondo da una prospettiva insolita. Così, ha preso forma una composizione fotografica fatta dalle mie sneakers e dalla superficie che stava “sotto” o “sopra” i miei piedi, immortalata con un obiettivo fisheye o con un grandangolo.

La prima foto che hai scattato?
A Budapest, con la scritta Hostel sotto i miei piedi. Da lì, è nato tutto. Dopo il mio ultimo viaggio in Asia, la mia collezione si è arricchita di centinaia di foto, ma ho selezionato le più significative e le più belle. L’idea è nata strada facendo: all’inizio, volevo portare il mio progetto in giro per l’Inghilterra e a Dublino, ma poi ho pianificato qualcosa di più grande: un viaggio di tre mesi attraverso Cina, Hong Kong, Macau, Thailandia e Giappone.

Perché hai scelto i piedi per rappresentare l’idea del viaggio?
È con i nostri piedi e con le nostre scarpe che ci spostiamo da un luogo a un altro del mondo. Anche se saliamo a bordo di aerei, treni, bus e auto, è camminando che muoviamo il nostro corpo altrove, passo dopo passo. Nelle nostre scarpe c’è parte di noi e della nostra cultura, perché attraverso di esse stabiliamo un contatto diretto con la terra su cui ci troviamo. Le scarpe hanno modo di toccare e sentire una superficie straniera e, indirettamente, creano un’unione visiva straordinaria.

Nei tuoi scatti indossi sempre un paio di Converse All Stars: c’è un motivo speciale per cui le hai scelte?
Oltre ad essere le mie preferite, credo che queste siano le scarpe più portate in Occidente e anche altrove rappresentano un’icona. Nella maggior parte delle foto indosso le All Stars rosse, le più vecchie e vissute del mio guardaroba: sono sporche, finite, ma le ho portate ovunque e per questo rappresentano al meglio il progetto anziché un paio pulitissimo e nuovo. In ogni caso, ne ho utilizzate anche di altri colori, che mi ha mandato direttamente la Converse.

La tua scelta di guardare “verso il basso” ti ha dato l’opportunità di scoprire uno scorcio diverso del pianeta, quasi un linguaggio particolare della superficie terrestre?
La storia è piena di fotografie scattate a paesaggi o monumenti. Anche a me piace immortalare questi aspetti di un territorio, ma credo anche che il mondo vada guardato attraverso altre prospettive, al di là di quelle classiche che tutti abbiamo visto finora. Poter vedere quello che sta sotto di noi… scritte, strade sterrate, macerie… anche questo è mondo.

In che modo hai “sposato” il viaggio nella tua vita?
“Step by Step” è nato proprio dalla mia voglia incontrollata di viaggiare: spostarmi è un’esigenza quasi fisica, che sento di dover fare, che sia per due giorni in Europa o per un mese in Asia, e a cui non so resistere. Fino ad oggi, ho viaggiato in gran parte dell’Europa, Stati Uniti, Asia, Africa.

Come scegli ogni volta il luogo giusto in cui “fermare la tua suola” e fare clic?
In realtà, non cerco il luogo giusto, perché arriva da solo, mentre cammino per le strade: magari vedo una scritta sull’asfalto, un tombino particolare o qualcosa che rappresenta l’anima del luogo dove mi trovo. A quel punto, mi fermo e fotografo.

È più facile raccontare un viaggio in una sola immagine o con un video?
Sono due cose abbastanza diverse e imparagonabili tra loro, per quanto facciano parte della stessa famiglia. A me piace usare entrambi questi linguaggi e, non a caso, ho montato un video della prima parte del viaggio. Adesso, sto lavorando sulla seconda parte.

Come definiresti il tuo modo di viaggiare?
Il mio stile è molto “giorno per giorno”. A parte il volo aereo e le prime notti, non prenoto nulla. Prendo la mia inseparabile guida Lonely Planet e mi documento su dove voglio andare, su cosa mi interessa vedere, ma per il resto improvviso molto. La meraviglia del viaggio “non organizzato” è proprio questa: l’improvvisazione, il cambio di programma, il non dover andare per forza da qualche parte, ma deciderlo lì per lì. Tutto questo mi dà la sensazione di libertà assoluta.

C’è un’esperienza indimenticabile che hai vissuto in qualche angolo del pianeta?
Ogni viaggio me ne ha regalate. Se devo sceglierne una, direi quella che ho vissuto in Africa, durante il safari nel Masai Mara. Si tratta di un’esperienza assolutamente appagante, unica, dove riesci ad assaporare la sensazione di libertà degli animali, ma anche di paura, perché nella savana vige la legge del più forte. Durante quel safari, ho avuto la fortuna di assistere a un evento meraviglioso: la grande migrazione, dove migliaia di gnu e zebre tentano di attraversare il fiume per passare dal Masai Mara (Kenya) al Serengeti (Tanzania) senza essere uccisi dai coccodrilli. È stato incredibile vedere quegli animali davanti al fiume, titubanti se buttarsi o meno, per ore. Nessuno di loro aveva il coraggio di farlo, si percepiva la loro paura, ma poi è bastato che uno di loro si buttasse per convincere tutti gli altri a seguirlo. Quell’attimo è stato eccezionale, indimenticabile.

La tua passione per i viaggi è indipendente dalla tua professione di fotografa?
Sì, è indipendente da tutto. Da qualche mese, collaboro con Manfrotto Images, dove scrivo articoli di viaggio con foto, e il mio progetto “Step by Step” è stato sponsorizzato da Dakine Europe. Diciamo che, piano piano, la mia passione per i viaggi e la mia professione stanno iniziando ad andare di pari passo, con mia somma gioia!

Dicono che nei paesi anglosassoni sia piuttosto naturale per una donna girare il mondo da sola, mentre nella cultura italiana esistono ancora tanti pregiudizi e tabù. Hai avuto modo di riscontrarlo personalmente?
Fortunatamente, non ho mai avuto problemi di questo tipo. In giro, è piuttosto normale per le donne viaggiare, da sole o in compagnia, anche per molti mesi. Penso che in Italia esista soprattutto il concetto di vacanza, che è ben distante da quello del viaggiare. Nel viaggio non ci si rilassa, ma si vive, si assapora una cultura, capitano incidenti di percorso, come un volo cancellato o un hotel pieno di scarafaggi, ma è questo il bello. In ogni viaggio cresci, maturi e torni sempre come una persona nuova.

Il cibo più strano che hai trovato (e magari assaggiato…)?
Ad essere sincera non ho assolutamente provato nulla di inusuale. Purtroppo non ne ho avuto il coraggio! In Thailandia ho visto mangiare insetti di ogni specie e in Cina ho scoperto spiedini di scorpione, serpente, ragni enormi, scarafaggi giganti. Beh, il mio stomaco è stato messo a dura prova alla sola vista di quelle “prelibatezze”.

Uno dei momenti più magici che esista sulla Terra?
Ce ne sono moltissimi. Il mondo riesce a regalarci attimi meravigliosi in maniera del tutto naturale, come un’alba nel deserto del Sahara, un tramonto nella Savana o la visione della Via Lattea nella Death Valley. Il mondo è nostro ed è lì per emozionarci. Basta muoversi, andare.

La tua prossima avventura?
Voglio continuare a portare il mio progetto in giro per il mondo. Le prossime tappe: Birmania, Laos, Cambogia e Vietnam. Sono già pronta!

Paola Rinaldi

 

Step by Step Asian tour, Part 1 from Sara Pretelli on Vimeo.

 

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