Io viaggio con lo zaino

Sabrina Sommacal - Luomoconlavaligia.it

Sul suo blog c’è una frase del cantante francese Florent Pagny: “Souviens toi qui tu es, d’où tu viens, où tu vas” e lei, la bellunese Sabrina Sommacal, 25 anni e laureata in Giurisprudenza, ha tenuto bene impresse le sue radici mentre si trovava in giro per il mondo. Sì, perché lo scorso anno – a partire dal 1° settembre 2013 – ha realizzato un viaggio di tre mesi intorno al pianeta con il Round The World (RTW), lo speciale biglietto aereo che permette di visitare angoli opposti del globo con una spesa inferiore rispetto a quella che risulterebbe dalla somma delle singole tappe. Innamorata pazza delle sue Dolomiti, Sabrina si è lasciata sedurre dalla vie en rose della Francia, dall’antica bellezza della cultura giapponese, dal profumo delle spezie asiatiche e dai paesaggi impervi del Grand Canyon. Così, ha fatto le valigie ed è partita.

Quando hai capito che era arrivato il momento giusto per ritagliare un momento di vita dedicato alla tua passione per i viaggi?
Come avviene per la maggior parte delle persone, dopo le superiori avevo iniziato subito l’università e, una volta terminato questo ciclo di studi intenso e molto faticoso, ho cercato in un viaggio la mia valvola di sfogo. Volevo partire prima di sentire la responsabilità del lavoro o di una famiglia, una sorta di “adesso o mai più”. Durante i cinque anni fuori casa, passati a studiare a Bologna, avevo capito quanto poco sapessi del mondo e quanto una bella esperienza mi sarebbe potuta servire in futuro.

Dopo la laurea, perché fare un giro del mondo e non la classica vacanza relax in qualche luogo di mare?
Innanzitutto, perché volevo approfittare di quell’occasione per fare le cose in grande, vedendo più cose possibili e diverse tra loro pur viaggiando lentamente. In secondo luogo, perché mi sono accorta che quella tipologia di viaggio, strutturata con quel biglietto aereo e nei Paesi che avevo in testa, risultava più vantaggiosa dal punto di vista economico rispetto ad altre esperienze altrettanto arricchenti, come poteva essere ad esempio il soggiorno di tre mesi in Australia. Per il RTW, mi ero ripromessa di rispettare un budget di 2000 euro e in realtà ne ho spesi 1867, risparmiando qualcosa. Ho anche scelto zone del pianeta, come la Cina e la Thailandia, dove la vita costa veramente poco e ho abbinato soluzioni abitative economiche, come gli ostelli, ma che si sono rivelate molto confortevoli. Insomma, volevo fare un’esperienza indimenticabile con una cifra contenuta e ci sono riuscita.

Al di là del biglietto aereo, quanto hai speso durante il viaggio?
Circa mille euro al mese. Ho tagliato e cucito il mio viaggio in modo da farlo rientrare nel budget complessivo di 5000 euro, che avevo accumulato lavorando per un anno in un bar.

Come hai scelto l’itinerario?
Quando si acquista un Round Ticket World, le condizioni da rispettare sono essenzialmente tre: bisogna partire e arrivare nello stesso Paese, scegliere un’unica direzione di volo (verso est o verso ovest) e pianificare date e città di partenza e arrivo. Tenendo a mente questi vincoli, desideravo che il mio viaggio rispondesse a quattro parole: avventura, stupore, storia e sorriso. L’avventura è stata soddisfatta negli Stati Uniti, con la West Coast on the road, e poi ho trovato lo stupore in Giappone, la storia in Cina e il sorriso in Thailandia.

Hai sempre viaggiato da sola?
Sempre, eccetto diciassette giorni negli Stati Uniti. Siccome “on the road” mi ha sempre ispirato l’idea di “compagni di viaggio”, mi sono tuffata nella rete alla ricerca di qualcuno che, come me, avesse una voglia matta di vedere i paesaggi mozzafiato del Grand Canyon, le cascate dello Yosemite Park, i tram di San Francisco e le stelle di Hollywood. Così, su TripAdvisor ho conosciuto Gianluca, Francesca e Lidia, lui milanese, loro romane. Ci siamo incontrati a Las Vegas e siamo partiti con una jeep alla scoperta della California.

Prima di questa esperienza, avevi già viaggiato altre volte?
Mi era già capitato di fare un biglietto aereo e partire da sola, così come di vivere due mesi e mezzo in Francia, tra Bordeaux e Parigi, per chiarirmi le idee.

Qual è la scoperta che ti ha dato più emozioni?
La Muraglia Cinese, che ho scoperto nel pieno dell’autunno locale, fra aceri gialli e rossi, e in un tratto molto distante da Pechino, lontano dal caos, dove c’eravamo solamente io e la mia compagna di ostello. Per un attimo, ci siamo sentite padrone del mondo.

Una contraddizione che non ti aspettavi?
Quella di Tokyo, dove la tecnologia dilagante si scontra con il vecchiume della televisione. Durante il soggiorno, mi è capitato di partecipare a un programma tv e mi sono accorta che in Italia abbiamo un vantaggio di almeno vent’anni. Ma fuori dagli studi, sembra di vivere in un enorme negozio elettronico: soprattutto nel quartiere di Akihabara, basta alzare lo sguardo per vedere giganteschi neon pubblicitari e negozi che vendono ogni tipo di materiale elettronico, dai telefoni di ultima generazione alle antenne per la tv.

Quando ti svegliavi la mattina in posti sempre diversi, qual era il tuo primo pensiero?
Non era “Oggi cosa faccio?”, ma “Oggi faccio qualcosa!”. Ogni giorno volevo vivere qualcosa di nuovo, anche solamente immergermi tra la gente della metropolitana di Tokyo. Appena aprivo gli occhi, si accendeva la mia curiosità, perché non sapevo mai quello che mi sarebbe accaduto o che avrei visto. Mentre nella vita normale mi piace avere sempre tutto appuntato in agenda, durante il giro del mondo lasciavo che le cose andassero nella direzione che dovevano prendere naturalmente. Mi alzavo, mi vestivo e andavo.

Puoi dire “Io c’ero”?
Assolutamente sì. Mi è capitato di svegliarmi a Tokyo con il tifone, di visitare Piazza Tienanmen il giorno prima dell’attentato, di trovarmi a Bangkok nei giorni delle manifestazioni contro il governo.

Hai mai pensato di prolungare questo viaggio all’infinito e non tornare più a casa?
Negli ostelli, ho conosciuto tante persone che lo hanno fatto davvero. A Santa Monica, ho incontrato una donna greca che viaggia ininterrottamente da cinque anni e mezzo, soprattutto in Sud America, e in quel momento stava lavorando per acquistare un biglietto per l’Asia. Quelle sono scelte di vita estreme per chi ha il coraggio o l’esigenza di accantonare tutto il resto. Personalmente, non credo che sarei mai capace di rinunciare alla mia terra, alla mia casa e ai miei affetti per una vita itinerante. Mi piace partire e lasciare tutto alle spalle per un po’, ma altrettanto mi piace tornare dove rimane sempre un pezzo di cuore.

Allora, perché partire?
Soprattutto per riportare a casa un’esperienza. La maggior parte delle persone pensa che il mondo “là fuori” sia molto più pericoloso di quanto in realtà non sia e soprattutto non è pronta ad accettare un modo di viaggiare diverso dal classico tour operator. In realtà, partire può significare vagabondare, aderire da casa a un programma di couchsurfing, alloggiare in ostello con ragazzi stranieri che condividono racconti di Paesi lontani, assaggiare nuove ricette e poi provare a riprodurle, guardare un film in lingua originale per ascoltarne l’accento. Anche per questo ho deciso di creare il mio blog Viaggio con lo zaino, per condividere la mia filosofia e il mio invito ad aprire gli orizzonti, perché il contatto con il diverso può solo regalarci qualcosa, mai rubarcela.

È lo spirito a rendere viaggiatori…
Sì, mentre non lo sono i chilometri che si percorrono. Si può tranquillamente viaggiare con lo zaino anche in Italia, ad esempio con una Sicilia on the road come quella che vorrei affrontare la prossima estate, andando a trovare amici o sfruttando dei contatti, ma sempre con uno spirito avventuriero.

Ti ha deluso qualcosa dei luoghi che hai visitato?
Phuket, l’isola più affascinante della Thailandia, dove ho trovato un turismo sessuale sfacciato, con file di turisti fermi a fissare ballerine di lap-dance chiuse dentro teche di vetro. La vera tristezza si chiama Bangla Road, la via della perdizione a basso costo, il discount del sesso che non lascia spazio all’immaginazione. Anche il cibo non aveva nulla a che fare con quello thailandese, che è piccantissimo e dolce, mentre quello di Phuket era salato e con una leggera aggiunta di peperoncino.

A proposito di cibo, sul tuo blog riporti spesso ricette particolari: le hai imparate in giro per il mondo?
No, le ricevo dalle amiche che ho conosciuto durante il mio viaggio. Anche questa è una condivisione culturale.

In un post, hai risposto a un articolo che sta spopolando sul web, Non uscire con una ragazza che viaggia. Immagino che tu non sia d’accordo con quel monito…
Ovviamente no! Una volta tornata, una ragazza che viaggia sarà restia alle cene nei ristoranti alla moda, ma potrà preparare indimenticabili cenette con erbe e spezie di mercati lontani. Ad un uomo farà dimenticare cos’è un’agenzia viaggio, perché gli insegnerà a scovare le migliori offerte tra voli e soggiorni facendogli risparmiare cifre considerevoli, e riuscirà a sollevare pesi immani dopo aver girato il mondo con un pesantissimo zaino in spalla. In più, avrà imparato il valore del denaro e farà solamente acquisti che durano nel tempo, saprà soppesare meglio le persone e avrà amici sparsi in tutto il pianeta che non vede l’ora di rivedere, il che equivale a tante occasioni per essere ospitati gratuitamente nel mondo. Devo continuare?

È utile confrontarsi con altri viaggiatori prima di partire?
Moltissimo, infatti sul mio blog sta prendendo forma la sezione “Viaggi e vagabondi”, in cui racconterò la storia e l’esperienza di altri viaggiatori che, come me, amano girare il mondo alla ricerca di qualcosa di sconosciuto ed emozionante, che lasci a bocca aperta. A breve pubblicherò la testimonianza di alcuni viaggiatori del mio stesso territorio: noi bellunesi abbiamo sempre bisogno di conoscere persone che hanno fatto le cose prima di noi. Ci dà coraggio e ci invoglia a provare!

Paola Rinaldi

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