Quo Vadis?

Daniele Zongaro, libreria Quo Vadis?

Daniele Zongaro, libreria Quo Vadis?Ci sono luoghi in cui è ancora possibile vivere il viaggio come una volta, quando il lento procedere dipendeva solamente dai nostri passi e dalla voglia di scoprire il mondo. Luoghi dove il tempo sembra essersi fermato, in bilico fra passato e presente, tradizione e innovazione, terra e mare. La libreria Quo Vadis? di Pordenone è un angolo magico dedicato a tutti i viaggiatori che vogliono trovare in un unico posto mappe, guide turistiche, carte nautiche, manualistica, romanzi, ma anche oggettistica particolare come mappamondi, bussole, altimetri e binocoli. A creare questa magia è Daniele Zongaro, titolare ma soprattutto appassionato di viaggio: parlare con lui è come fare un salto nel mondo, andata e ritorno, perché nella sua voce c’è tutta la calma, l’emozione e l’ardore delle terre narrate.

Daniele, perché si è specializzato in questa nicchia di mercato?
Ho rilevato circa quattro anni fa questa libreria, di cui ero già un assiduo frequentatore in quanto divoratore di narrativa di viaggio. Per una serie di circostanze e grazie alla mia testardaggine, da lettore mi sono trasformato in libraio: ovviamente, quando si parla di settori così specializzati, la scelta non è mai economica, ma di vita.

Libreria Quo Vadis? PordenoneChi varca la sua porta?
Sempre e solo persone positive. In una libreria come la mia si entra con un progetto, un sogno oppure il desiderio di vagare fra le parole anziché dal vero. La mia clientela è molto variegata, dal viaggiatore abituale che cerca una guida prima della partenza all’amante dei racconti da leggere in poltrona. A chi vuole vagabondare con la fantasia consiglio sempre qualche testo di narrativa che abbia un’ubicazione particolare e possa far vivere un luogo. Non sempre devono essere testi recenti, perché anche il passato è zeppo di ritratti e testimonianze affascinanti.

Come consiglia il testo migliore?
Dipende dai luoghi e dalla persona che ho di fronte. Personalmente, amo una narrativa che a molti può apparire indigesta, tosta nella lettura e nella comprensione, perché è legata a continue digressioni storiche. Ovviamente a chi vuole viaggiare in maniera leggera, quasi idealistica, consiglio testi che raccontano come si vive un luogo senza uno sguardo al passato. A mio parere, la narrativa di viaggio è fondamentalmente facile, perché raccontare le proprie esperienze è sicuramente più semplice rispetto all’invenzione di una storia che sappia attirare l’attenzione: questa facilità di mettere su un foglio i propri pensieri fa sì che, nel settore, ci siano proposte più o meno valide, da vagliare e filtrare con attenzione.

Daniele Zongaro, libreria Quo Vadis?In effetti, molti viaggiatori partono da soli e poi al ritorno sentono l’esigenza di condividere con gli altri la propria esperienza: come valuta questo fiorire di moderni diari di viaggio?
A fine Ottocento o inizio Novecento, l’importante non era “arrivare” ma il trapasso che conduceva ai luoghi. Oggi, invece, il concetto di viaggiare coincide quasi sempre con l’arrivare, perché mezzi veloci come l’aereo ci fanno dimenticare tutto quello che c’è in mezzo. Detto ciò, esistono ancora persone che conservano una visione ottocentesca e stanno riscoprendo la meraviglia delle lentezza: nei loro diari c’è sicuramente una grande meraviglia.

Riscoperta della lentezza: scelta o necessità?
Credo che vivere in maniera più tranquilla sia un’esigenza dei nostri tempi. In libreria, organizzo spesso incontri di approfondimento con gli autori o su tematiche legate al benessere: pochi giorni fa abbiamo parlato del cammino di San Francesco, un itinerario spirituale sulle strade del Santo da compiere con lo zaino in spalla fra Toscana, Umbria e Lazio, tra foreste millenarie e vallate ricche di arte e storia. Nella discussione, si è più volte messo l’accento sul fatto che oggi il camminare, il pedalare e il viaggio slow non sono una moda, ma una vera e propria esigenza dell’uomo moderno, sempre frenetico e in movimento.

Libreria Quo Vadis? PordenoneCosa serve per viaggiare?
Un paio di scarpe e la voglia di scoprire situazioni diverse dalla propria routine, abitudinaria, noiosa ma anche confortevole e sicura. Ci sono viaggiatori come l’antropologo Marco Aime, che prima di partire trascorrono sempre qualche giorno di destabilizzazione totale per imparare a mollare quella vita di ogni giorno che è tanto ripudiata quanto ci fa stare bene. Per vivere un’esperienza autentica, che ci permetta di decifrare i messaggi di corpo e spirito, è fondamentale partire senza zavorre, pregiudizi, vizi o abitudini.

Tutto questo si può fare solamente andando lontano?
Assolutamente no. Quello che non serve nel viaggio è proprio una meta lontana, perché viaggiare non è per forza andare in Estremo Oriente, Africa o Sud America: basta aprire la porta di casa per vivere una bella esperienza. Non a caso, nella mia libreria valorizzo molto il contesto locale, perché mi sono accorto di quanto poco si conosca.

Lei che viaggiatore è?
Molto singolare, perché non ho la brama di vedere o collezionare luoghi sempre nuovi e diversi. Mi piace ritornare sui luoghi Libreria Quo Vadis? Pordenoneconosciuti per approfondirli, perché l’importante non è il posto ma come viene vissuto. Personalmente, sono innamorato della Vecchia Europa: in particolare, ho una passione per l’Irlanda che è stata accesa dalla lettura del diario di Heinrich Böll, scritto negli anni Cinquanta e ambientato in un periodo di forte depressione e di continui flussi migratori verso gli Stati Uniti. L’Irlanda viene raccontata nel suo modo piatto e tranquillo di vivere la giornata, nei suoi villaggi fantasma che si scontrano con il resto d’Europa alle prese con la ricostruzione materiale, politica e soprattutto sociale. La curiosità mi ha spinto a recarmi sul posto per vedere con i miei occhi i luoghi raccontati: al di fuori dei centri metropolitani, in effetti ti domandi “Come vivono queste persone? Cosa fanno?”. L’Irlanda ha tutto il fascino di una quiete senza tempo, delle sue casette inserite in terreni sterminati, delle enormi distanze che non facilitano il contatto fra le persone.

Cosa consiglierebbe a chi vuole trovare in un libro l’ispirazione per un nuovo viaggio?
Tra gli scrittori che prediligo c’è Colin Thubron, autore di libri come “Il cuore perduto dell’Asia”, “In Siberia” e “Ombre sulla Via della Libreria Quo Vadis? PordenoneSeta”: ha sempre viaggiato soprattutto verso Est, ma il modo con cui affronta le sue esperienze può essere di ispirazione e aiuto per un’apertura mentale. A mio parere, quello che conta è il racconto interiore di un viaggio, che non deve essere una pura descrizione ma una visione personale di situazioni, esperienze e incontri. Qui in Friuli possiamo anche ritenerci un po’ balcanici, per cui la letteratura serba, bosniaca e balcanica in generale occupa un posto importante nella mia libreria: la considero spesso un indirizzo per chi desidera viaggiare, perché questo profondo Est ha una cultura diversa e illuminante, ma soprattutto mette a contatto con popoli che hanno vissuto vicende storiche estremamente importanti, contorte e in continua evoluzione.

Meglio partire o tornare?
Ri-tornare, inteso come fare ritorno più volte negli stessi luoghi con cui sentiamo un legame innato. Un caro amico, Mauro Daltin – scrittore, viaggiatore e presidente dell’associazione culturale Bottega Errante – un giorno mi ha raccontato: “Sono stato in Argentina, in Perù, in Colombia… poi in Argentina, in Perù, in Colombia… e poi in Patagonia, ma è sempre Argentina”. Esistono luoghi in cui ci sentiamo profondamente a casa e non dobbiamo rinunciare a farci ritorno, perché anche soltanto l’emotività del momento può farceli scoprire in aspetti sempre nuovi.

Paola Rinaldi