Pronti, partenza, via

“La vita è troppo breve per vivere lo stesso giorno due volte”. Detto, fatto. Con questo motto per la testa, Marco Chinazzo si è allacciato le scarpe e si è messo in viaggio. Partito da Gorzegno, un piccolo comune al confine con la Liguria, sta compiendo il giro d’Italia di corsa: i suoi piedi percorreranno 3600 chilometri in tre mesi, toccando tutte le regioni dello Stivale. Trentasei anni e proprietario di un’azienda agricola che produce vini biologici di qualità, Marco non è nuovo allo sport: per vent’anni ha giocato a calcio, vincendo due campionati con la squadra del Cortemilia, ed è appassionato di mountain bike, con cui pedala insieme alla figlia Rebecca nei boschi delle Langhe.

È stato il suo trentacinquesimo compleanno a segnare la svolta, perché Marco – dopo aver conosciuto Alex Bellini, lo sportivo italiano diventato famoso per le sue imprese estreme – ha deciso di intraprendere la carriera di atleta, considerando che non era affatto tardi per cominciare una nuova avventura. La sua filosofia è quella di sfruttare il giorno di mezzo, quello tra il “giorno prima” in cui manca qualcosa e il “giorno dopo” dove si è migliori. Quell’oggi centrale, che congiunge passato e presente, è la scommessa che Marco raccoglie ogni mattina, macinando qualche chilometro in più.

Perché hai scelto la corsa per questo viaggio lungo l’Italia?
Sono sempre stato facilitato in questo sport, perché la fatica mi piace e non mi pesa: quando cammino in montagna o mi avventuro in bici, il mio unico pensiero è quello di ripartire al più presto se faccio una sosta. La corsa è un’attività che abitua il fisico al tal punto da renderla quasi un’esigenza quando stai fermo.

Prima di imprese come questa, occorre tanto allenamento…
Sì, ma per certi versi è un allenamento anche questo giro d’Italia, perché il mio vero obiettivo è quello di raggiungere Pechino, partendo dal Piemonte. Quello sarà il terzo step di un percorso iniziato lo scorso anno, quando sono partito da Cortemilia e ho toccato cinque regioni fino a L’Aquila. Ora, questi tre mesi mi serviranno per testare la macchina organizzativa di un sogno che conto di realizzare a novembre 2014. Prima, però, nella primavera del prossimo anno, percorrerò tutto l’arco alpino con la mia mountain bike.

Perché Pechino?
Una notte mi sono svegliato all’improvviso e ho deciso di raggiungere quella città. Probabilmente, mi erano rimaste impresse alcune immagini che avevo visto in tv.

Come scegli l’itinerario nelle tue imprese da runner?
Diciamo che parto all’avventura e stabilisco ogni sera le strade da percorrere, senza escludere quelle asfaltate o trafficate. Correre mi aiuta a trovare me stesso. Quattro anni fa, ho affrontato la separazione da mia moglie: in quell’occasione, mi sono trovato a reinventare la mia vita e a cercare nuovi stimoli per ricominciare. Correre mi ha dato e insegnato davvero tanto: all’inizio non è stato facile trovare gli sponsor e combattere con gli acciacchi, ma con tanto coraggio e spirito di iniziativa sono partito con i miei progetti.

Chi viaggia con te?
In camper, mi seguono il mio amico e fotografo Elio Cazzuli, il fisioterapista Matteo Devalle e il mio fedele pastore tedesco Krash, che ogni giorno percorre con me almeno 20-25 chilometri.

La vostra media quotidiana?
Cinquanta chilometri, viaggiando tra le 6 e le 7 ore al giorno. Di tanto in tanto, abbiamo qualche appuntamento da rispettare, che ci consente di conoscere nuova gente e condividere il nostro progetto. L’incontro più importante è quello che, tra fine marzo e inizio aprile, avremo a Coriano con i genitori di Marco Simoncelli. In questo giro d’Italia, corro per la sua fondazione, che si propone di promuovere lo sviluppo, l’autonomia, i diritti dei bambini, la formazione dei giovani e gli interventi a favore delle fasce sociali svantaggiate (http://www.marcosimoncellifondazione.it/).

Hai già avuto modo di conoscerli?
Non ancora. Ho preso contatti con la fidanzata di Marco, Kate, e conto di conoscere i suoi genitori a Coriano. Per me sarà un onore, perché è Marco è stato un grande sportivo, ma soprattutto una persona stupenda. Lo stesso vale per i suoi genitori, che non si sono chiusi nel loro dolore, ma hanno deciso di portare avanti progetti di impegno sociale per onorare in modo degno e duraturo la memoria del figlio.

Dunque, le tue imprese non sono solamente sfide con te stesso, ma anche occasioni di solidarietà…
Sì, una parte dei fondi che raccolgo va a favore di alcune associazioni, come l’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) o la fondazione di Marco. In questa corsa, porto anche il messaggio di un bambino di 7 anni di Canelli affetto da una malattia rara che segue il Progetto Mielina (http://www.progettomielina.it/). Chiunque voglia conoscere meglio la mia storia e seguire il mio viaggio, può visitare il mio sito http://www.besciolo.it/.

Quando non corri, dove sei?
Nella mia azienda agricola, dove produco vini ottenuti esclusivamente dalla raccolta delle mie uve e lavorate con metodo biologico. Produco circa 9000 bottiglie con una filosofia particolare: i miei sono vini “ribelli”, ciascuno collegato a un progetto parallelo. Con il Langhe rosso “For Africa” devolvo il 50% del ricavato di ogni bottiglia all’associazione “Bashù” di Padova, che ogni anno costruisce un pozzo in Eritrea. L’ultimo arrivato, invece, è il Langhe Dolcetto “ Cadere dalle nuvole”, nato per sostenere l’Aism.

Tanta fantasia e tanto coraggio…
Sì. Credo che nella vita siano entrambi essenziali. Nella fatica, si comprende l’importanza di tante cose e come relazionarsi alle persone. Non è mai tardi per cominciare!

Paola Rinaldi

Clicca su Personaggi per leggere tutte le interviste

SHARE
Articolo precedenteCibo e viaggi
Articolo successivoLe signore del vino