2014, oltre le barriere

Arrivederci al 2014. La quarta edizione di “Viaggiare per un Sogno: oltre le barriere”, che vedrà il triestino Pietro Rosenwirth attraversare l’Europa del Nord a bordo del suo Scooter Trike per promuovere ancora una volta i diritti delle persone disabili, è stata posticipata di un anno. “Sono amareggiato e deluso”, ammette Pietro, “ma una serie di circostanze ha determinato un quadro generale che rendeva azzardata e irresponsabile la partenza”. Nonostante lo sconforto, Pietro non alza bandiera bianca, ma continua a sognare più sicuro e forte di prima. “Non per questo mi fermo: la tematica dell’handicap ha bisogno di voce”.

La partenza era prevista per il 1°giugno, con rientro a Trieste intorno alla metà di agosto: cosa è successo?
Purtroppo, non ho ricevuto il sostegno sperato da aziende, enti del turismo e pubbliche amministrazioni. Per questo viaggio di ottanta giorni, abbiamo lavorato per circa un anno contattando oltre 250 aziende ma ricevendo una donazione economica solamente da due di esse. Ho incontrato la stessa difficoltà sia con le pubbliche amministrazioni locali, presentando otto domande di contributo e ricevendo risposta negativa, sia con gli enti nazionali del turismo, da cui ho avuto pochissime informazioni concrete rispetto all’assistenza, alla logistica e al turismo accessibile. Avevo anche proposto la campagna di auto-finanziamento “Adotta 1 Km di Sogno” sul mio portale www.handytrike.eu, sulla pagina Facebook e sul sito di crowdsourcing IoDono, ma da tutte queste iniziative è stato raccolto meno di un quarto del budget previsto per coprire le spese: dalla preparazione dello Scooter Trike ai pernottamenti, dai rifornimenti al cibo, dall’assistenza alla persona ai possibili imprevisti.

A quanto ammontava il budget previsto?
Circa 24 mila euro, tutto compreso. Non si trattava di un importo esagerato, ma comunque importante per chi come me vive con una pensione di invalidità. Per di più, mi sono rivolto anche a grandi multinazionali, tra cui quelle del petrolio e dell’informatica.

Che idea ti sei fatto?
È doloroso ammetterlo, ma penso che queste aziende non vogliano accostare il loro nome a un’iniziativa promossa da una persona handicappata. Ancora una volta, mi sono accorto di quanta discriminazione e ipocrisia ruoti intorno a queste tematiche. Detto ciò, questi professionisti del marketing hanno dimostrato anche una profonda miopia, perché la mia iniziativa ha raccolto oltre 140 passaggi sui media, dalla Rai ai blog su Internet, oltre ai 200 mila utenti unici che il mio ultimo viaggio ha attirato sul mio sito e sulla pagina Facebook. Non si tratta di numeri irrisori.

Al contrario, chi ha creduto in te?
Alcune aziende che mi hanno fornito accessori e servizi, come Givi, TucanoUrbano, Pentagramm, Audiodavil, Dal Bo Mobility, Lewis Schhol Trieste, Businnes First, Airzoone, Centro Estetico Ashram, Mtm Motorbuketravel e Valeri Sport. Un ringraziamento speciale va anche a Telethon (http://www.telethon.it/), che mi ha concesso il patrocinio.

Se in parte possiamo giustificare la difficoltà a reperire fondi con il quadro di crisi economica internazionale, a cosa è dovuto il silenzio istituzionale?
Al disinteresse sui temi della disabilità e del turismo accessibile. A pochi giorni dalla partenza, mi sono ritrovato con le informazioni logistiche per una sola città: l’ente del turismo della Polonia è stato l’unico a inviarmi per Cracovia le indicazioni per un itinerario tarato sulle mie esigenze, sui miei limiti e sulle mie difficoltà. Inizialmente, alcuni enti si erano addirittura offerti di darmi ospitalità, ma al lato pratico a ridosso della partenza avevo un unico file sul mio computer che riportava un itinerario e l’indirizzo dell’albergo idoneo.

Nonostante gli ostacoli, tu non demordi. Come si trova la forza per reagire a tutta questa indifferenza e a tutte le porte chiuse, che forse una persona disabile incontra ogni giorno e non solo di fronte a queste iniziative?
È proprio dalla mia battaglia quotidiana che nasce il desiderio di fare qualcosa di grande. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla tristezza e dalla pesantezza di vivere, anche se ogni cosa diventa difficile. Un disabile ha due opzioni: tentare di sopravvivere nel proprio orticello oppure impegnarsi per modificare le condizioni che creano le difficoltà. Non bisogna vergognarsi né temere di chiedere aiuto: è importante informarsi sempre sui propri diritti e lottare per farli rispettare, perché esistono molte leggi per la tutela degli disabili ma, spesso, siamo gli ultimi a conoscerle. Una singola persona può fare poco, ma un coro di voci può costringere le pubbliche amministrazioni ad ascoltarci.

In questo senso, tu hai fatto molto…
Ho iniziato nel 2010 con il primo viaggio tra Grecia, Turchia e Italia. Poi, nel 2011, mi sono avventurato nel giro delle capitali dell’ex Mitteleuropa e infine, nel 2012, ho percorso in solitaria l’Europa centrale e orientale. Ogni volta, ho usato la mia avventura come metafora del “superamento degli ostacoli”: per chi soffre di disabilità motoria, intellettiva o sensoriale, qualunque forma di turismo, ma anche semplici spostamenti quotidiani, possono rappresentare una montagna insormontabile.

Dunque, il prossimo viaggio sarà il quarto.
Sì, e sarà più lungo e impegnativo rispetto ai precedenti, sia in termini di chilometri, sia di durata. L’itinerario prevede la prima tappa a Graz, da cui proseguirò per la Polonia, i Paesi baltici, Finlandia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania, Lichtenstein, Francia, Svizzera, rientrando infine in Italia. Si tratta di Paesi dove la pioggia è ricorrente e rappresenta la condizione opposta rispetto a quella ideale per la mia salute, ma voglio superare queste difficoltà e completare l’Europa. Ancora una volta, nelle varie tappe, vorrei organizzare alcuni incontri per portare e proporre l’adozione della Dichiarazione ONU dei Diritti delle Persone con Disabilità come documento di riferimento per queste importanti tematiche.

Una delle novità di questa edizione sarà l’attenzione posta sul turismo accessibile: se ne parla abbastanza sul web?
Purtroppo, le informazioni in cui ci si imbatte nella grande rete sono soprattutto quelle inserite dagli stessi viaggiatori o dalle associazioni di categoria. Mancano invece le notizie logistiche fornite dagli enti che dovrebbero essere preposti a questo ruolo nell’ambito del turismo.

I tuoi viaggi riportano sempre nel titolo: “Oltre le barriere”. A quali barriere ti riferisci?
A tutti quegli ostacoli che i normodotati e le persone con handicap incontrano ogni giorno. Non mi riferisco solo alle barriere architettoniche, ma soprattutto a quelle morali, intellettuali. Questi viaggi si stanno rivelando un ottimo modo per dimostrare nel concreto come una medesima passione, un atto di apparente “lucida-follia” possa fare crollare barriere linguistiche, culturali, formali. Per la quarta volta, io sarò un diversamente-abile che guiderà uno Scooter Trike multi-adattato e incontrerò persone di ogni tipo: la discriminazione può essere sconfitta. Non a parole, che sono ovviamente importanti, ma soprattutto con fatti, con esempi che spero possano spingere altri sia handicappati motori sia i normo-considerati a superare le loro barriere per lanciarsi meravigliosamente alla scoperta del mondo.

Paola Rinaldi

 

Abbiamo parlato di Pietro anche in Un viaggio oltre le barriere

 

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