Vancouver – Yaviza, un anno in sella

Obes Grandini

19.921 chilometri attraverso Canada, Stati Uniti, Messico, Belize, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama. È il viaggio di Obes Grandini, il ciclo-viaggiatore originario di Medelana di Ferrara che, ancora una volta, è salito in sella alla sua fedelissima Bianchi per affrontare il mondo.
Partito il 6 giugno 2015 e rientrato un anno dopo, precisamente lo scorso 22 maggio, ha dato il primo colpo di pedali a Vancouver con il solito entusiasmo che contraddistingue le sue traversate solitarie.

Obes Grandini

Obes, di solito non pianifichi troppo l’itinerario, ma ti comporti come un gabbiano che vola in totale libertà. Vale anche per questa avventura?
Sì, anche se questa volta ho inserito un pizzico di programmazione. Per esempio, ho scelto di partire dal Canada, dove ero già stato in passato, perché volevo visitare Yellowknife, una cittadina nascosta ma moderna, affacciata su un grande lago e incastonata quasi nel nulla, perché intorno non ci sono strade e d’inverno domina il ghiaccio.
Per raggiungerla, ho cambiato tragitto il più possibile, in modo da non ripercorrere le vie già note, mentre gli altri Stati hanno rappresentato una “lavagna bianca” dall’inizio alla fine, visto che non li avevo mai attraversati prima di allora.

Tutto nuovo fino a Panama?
Precisamente fino a Yaviza, dove si interrompe la Panamericana e si è costretti a salire su una nave o un aereo per raggiungere la Colombia.

Qual è stato il momento più difficile, meteorologicamente parlando?
In linea generale sono stato molto fortunato, anche se è capitato di ritrovarmi sotto una pioggia torrenziale su una strada non asfaltata nel nord del Canada e di affrontare forti nevicate in Messico e California. Nel primo caso sono stato costretto a proseguire, perché in quel lungo tratto non c’era possibilità di sostare o campeggiare per centinaia di chilometri. In fondo, dopo tanti anni di esperienza, gli eventi meteorologici devono essere davvero terrificanti per riuscire a fermarmi.

Che tipo di personalità serve per affrontare un viaggio come questo?
L’importante è avere il viaggio dentro di sé, una forza interiore che spinge ogni istante a proseguire, che cancella ogni paura, che fa ritrovare le energie e dà l’ispirazione giusta per risolvere ogni problema. Come in qualsiasi settore della vita, il segreto sta nella passione: quando freme nel cuore, nulla ti ferma e riesci a sopportare fatica, climi avversi e incontri poco piacevoli. In caso contrario, tutto diventerebbe intollerabile.

Obes Grandini

Si può andare ovunque, in qualunque momento della propria vita, oppure esiste uno stato d’animo corretto per ogni luogo?
Sicuramente, esiste l’occasione giusta per tutto. Quando sono partito, stavo attraversando un momento difficile e malinconico della mia esistenza. Le foreste canadesi mi hanno rimesso in sesto, rilassandomi e dandomi l’idea che il mondo fosse migliore. Ogni luogo va scelto al momento giusto del proprio cammino di vita, perché lo stesso paesaggio può migliorare oppure peggiorare la tua visione delle cose. In generale, comunque, evito le grandi città se non quando mi occorrono acquisti particolari oppure per richiedere i visti nei vari uffici: insomma, devo essere costretto ad attraversare una metropoli, altrimenti non lo faccio, perché si tratta di un’altra forma di turismo, non adatto alla bicicletta.
La pericolosità è troppo elevata.

Sostieni spesso che riusciresti a riconoscere l’Africa ad occhi chiusi, perché ti ha lasciato qualcosa di indelebile nelle orecchie, nelle narici e sulla pelle: anche i territori che hai attraversato in questo viaggio ti hanno lasciato un ricordo sensoriale?
Di certo è impossibile trovare un luogo simile all’Africa, ma logicamente ogni angolo del mondo ha le sue peculiarità, uniche al mondo. Negli Stati Uniti, ad esempio, capita di ascoltare il grido del falco, ma tutto il pianeta è impregnato di odori, sapori e suoni che, allenandosi, si possono distinguere chiaramente. Basta avere apertura d’animo, essere disposti ad apprendere.

Obes Grandini

Spostarsi in bicicletta mette sempre a rischio di forare una gomma: c’è stata una foratura che ricordi più delle altre per il luogo o la situazione in cui è avvenuta?
Non nell’ultimo viaggio, ma quando mi trovavo in Africa: mi è scoppiato il copertone in una zona dove ero attaccato dalla mosca tze-tze, su una pista di sabbia e sotto un caldo afoso. Diciamo che le forature non sono mai opportune, in nessuna zona della Terra, ma quella volta è stata sconveniente più di altre.

Ogni viaggio rappresenta l’occasione per scoprire non solo luoghi, ma soprattutto persone: che popoli hai incontrato durante l’ultima traversata?
Nel complesso, ho fatto buone esperienze, soprattutto negli Stati Uniti, dove ho incontrato gente straordinaria, anche se molto differente da quella a cui sono abituato. In centro e sud America, invece, si passa facilmente da persone “problematiche” da cui è meglio stare alla larga ad altre così amorevoli da aprirti la porta di casa e accoglierti in famiglia.
Per esempio, ho avuto un ottimo rapporto con la popolazione del Guatemala e qualche difficoltà invece con quella di El Salvador, dove la crisi economica lascia ampi margini di azione alla delinquenza.

Normalmente, con chi si entra in contatto all’inizio in un viaggio come il tuo?
Principalmente con le forze dell’ordine, che spesso fermano i turisti per effettuare qualche controllo oppure a cui ci si avvicina per ricevere qualche informazione.
In centro America, poi, ho conosciuto i bomberos, cioè i vigili del fuoco, che offrono anche ospitalità e rappresentano una grande fortuna per noi ciclisti. Ovviamente, si ha spesso modo di dialogare anche con i negozianti e i venditori dei mercati locali; insomma, non mancano le occasioni di incontro e nuove amicizie.

Obes Grandini

Quando viaggi così a lungo qual è la cosa che ti manca di più?
Onestamente nulla, perché ho imparato a convivere con la solitudine e mi sento completo. Sono stati pochissimi i viaggi che ho condiviso con altre persone e in quelle occasioni mi sono reso conto che vagabondare da soli consente maggiore attenzione, profondità e riflessione. Impari ad amare il silenzio, ad affinare la tua percezione della realtà, ad apprezzare ciò che ritroverai al ritorno. Dico spesso che il “buono” di me viene fuori in viaggio, non sicuramente a casa.

Sei di nuovo pronto a partire?
Tengo sempre in ordine sia il passaporto sia la mia bicicletta, che “dorme” in camera da letto con me. Per ora, non ho nuovi progetti in testa, ma a me bastano due settimane per organizzare un viaggio dall’altra parte del pianeta. È sempre il momento giusto per partire.

Paola Rinaldi

Obes Grandini - Guatemala - Lago Atitlan
Guatemala – Lago Atitlan

www.obesgrandini.com

Qui la precedente intervista a Obes Grandini


Obes Grandini e la sua biciclettaIo e la mia bicicletta

Nei suoi occhi, c’è tutta la profondità dei deserti e di quegli spazi aperti che ha cercato tante volte nella sua vita per ritemprarsi, ricaricarsi, trovare se stesso. Obes Grandini ha pedalato in Africa, Tibet, America Latina, Canada, Alaska… (leggi tutto)