Mongol Rally, sulle orme di Gengis Khan

Tredici mila chilometri, attraverso 15 Stati, a bordo di una Renault Clio blu. Il prossimo 13 luglio, partirà da Roma – con destinazione Mongolia – il celebre Mongol Rally per tre coraggiosi trentenni romani: Lorenzo Dutto, pilota di elicotteri su piattaforme petrolifere in Malesia, e due ingegneri ambientali, Emanuele Gigli e Giuseppe Orsini. Il loro “Rougher Dan Khan” è uno dei circa trecento equipaggi che, quest’anno, intraprenderà la tradizionale gara lungo l’antica via della Seta: avventura pura attraverso montagne e deserti, poche comodità, tanto spirito di adattamento, nessun tracciato prestabilito, nessuna assistenza esterna né strumento GPS. L’equipaggio romano si avventurerà alla volta di Ulan Bator a bordo di un’utilitaria classe 2005, acquistata usata per l’occasione e “modificata” per resistere a lunghi tratti sullo sterrato. Qualche timore? Assolutamente no, solo tanta voglia di girare la chiave e partire.

Lorenzo Dutto, elicotterista in Malesia
Lorenzo Dutto, elicotterista in Malesia

Lorenzo, quando è nata l’idea di partecipare a questo rally?
Un paio di anni fa. All’epoca lavoravo in Scozia e, insieme a quattro colleghi, stavo partecipando al campionato scozzese di Soapboax Racing (scottishcarties.org.uk), una versione molto competitiva della classica corsa dei carretti. L’ultima gara, che oggi purtroppo non viene più disputata, era la Cairngorm Soapbox Extreme (soapboxracing.co.uk/course), dove le automobiline raggiungevano velocità superiori alle 70 miglia orarie (il limite di velocità in autostrada in Gran Bretagna), oltre 110 km/h. Al termine di quella gara, che avrebbe chiuso la stagione, uno dei miei colleghi mi propose di iscrivermi al Mongol Rally. Non sapevo cosa fosse, ma una volta rientrato a casa sono corso su Internet e mi si è aperto un mondo incredibile, nel quale (quasi tre anni dopo) sono pienamente coinvolto.

Se non sbaglio, volete approfittare di questa straordinaria occasione per dimostrare che è possibile girare il mondo da viaggiatori e non da semplici turisti…
Credo che un viaggio cominci molto prima di partire. Ci si informa, si leggono libri, si pianifica. Si rinuncia per scelta alle comodità di un’agenzia o ai pacchetti pre-confezionati tutto compreso. Si rischia di pagare qualcosa in più, ma si è liberi da ogni vincolo. Consapevole che si tratta di un privilegio che alcuni non possono (e altri non vogliono) concedersi, sono convinto che approcciarsi in questo modo a una partenza aiuti a “incontrare” un Paese, piuttosto che semplicemente visitarlo. Ecco, noi vorremmo “incontrare” i Paesi che attraverseremo: temo che l’automobile (a differenza di quando si viaggia a piedi o in bici) costituisca una barriera comunicativa che in parte limiterà i nostri contatti interpersonali, ma credo altrettanto che costituisca il giusto compromesso per permetterci di raggiungere Ulan Bator in un arco temporale ragionevole.

La vostra impresa ha il valore aggiunto della beneficenza… Qual è l’obiettivo?
Abbiamo iniziato raccogliendo fondi per l’ONG associata all’evento, l’inglese Coolearth, che si occupa di salvaguardia delle foreste tropicali. Indubbiamente uno scopo nobile, soprattutto per chi come me preferisce una foresta in montagna alla più bella delle spiagge italiane. Credo che la scelta degli organizzatori sia dettata dalla logica e dalla consapevolezza che trecento e più automobili che percorrono ognuna dai 10 ai 15 mila chilometri consumino una quantità esorbitante di carburante.954684_10151686470749903_1928174190_n

Parallelamente, avete deciso di aprire un secondo canale di donazioni…
Sì, a favore di una ONG che opera in Mongolia nella gestione del Lotus Children Centre, un orfanotrofio-scuola per il sostegno dei bambini di strada di Ulan Bator, notoriamente una delle capitali del mondo più fredde, con picchi di 50°C sotto lo zero. La società mongola è in rapido mutamento: da nomade, la popolazione sta diventando sempre più stanziale, con tutte le conseguenze negative che questo profondissimo cambiamento comporta.

Il rientro avverrà in aereo. E l’auto?
Una volta a destinazione, la nostra Clio verrà battuta all’asta e il ricavato della vendita andrà a finanziare un altro progetto di scolarizzazione delle zone remote del Paese. Insieme, verrà venduto o donato anche tutto il nostro equipaggiamento, dalle macchine fotografiche ai sacchi a pelo, utilissimi per l’enorme popolazione di senzatetto che vive a Ulan Bator. Contiamo di trovare il tempo per andare a trovare i ragazzi del Lotus Children Centre per trascorrere una giornata in loro compagnia prima del rientro in Italia.

Cosa ci sarà nel vostro bagaglio?
Una delle raccomandazioni di chi ha già partecipato al Mongol Rally è questa: “Distendi su un piano tutto l’equipaggiamento che hai intenzione di portare con te, indumenti e oggetti personali compresi. Ora eliminatene l’80%. Avrete comunque troppa roba”. Qualche anno fa, ho affrontato con Emanuele un viaggio in bici attraverso Serbia e Ungheria. Avevamo dieci chili di bagaglio che, a fine viaggio, erano diventati poco più di cinque: liberarsi della zavorra materiale superflua è anche un modo per immergersi meglio nello spirito essenziale di un viaggio. Saremo carichi dell’affetto e dei pensieri di chi è vicino. È una ruota di scorta in più.

Lorenzo Dutto ed Emanuele Gigli durante il loro viaggio in bici Croazia-Ungheria
Lorenzo Dutto ed Emanuele Gigli durante il loro viaggio in bici Croazia-Ungheria

Come immagini questo viaggio, come vorresti che fosse?
Ho sempre nutrito un estremo fascino per questo “piccolo” angolo di mondo, sostanzialmente dai limiti della vecchia Europa fino alla punta estrema, a oriente della Siberia. Da grande appassionato di storia contemporanea, per me sarà un privilegio toccare con mano cosa rimane del retaggio sovietico nella cultura e nelle abitudini di popoli nati e cresciuti così lontani da chi li comandava e mai veramente “appartenuti” all’Unione Sovietica. Transitando in Russia dall’Ucraina, attraverseremo un luogo a me molto caro, il bacino del Don dove nel 1942 fu schierata l’ARMIR, salvo poi dover volgere in una drammatica e celebre ritirata verso ovest l’anno successivo. Proprio lì, ha trovato la morte lo zio di mio papà, di cui non siamo mai riusciti a recuperare il corpo. Sarò il primo parente, per quanto lontano, a ripercorrere gli stessi luoghi che hanno visto il mio prozio (e tanti come lui) combattere prima di tutto contro gli elementi e poi contro l’Armata Rossa in uno scenario surreale e assurdo, un inutile massacro di persone la cui memoria si sta ingiustamente indebolendo.

img_23812Quali pensieri ti suscita invece la Mongolia?
Quasi mi emoziono al solo pensiero di calpestare lo stesso suolo sul quale tanto tempo fa transitò Gengis Khan, uno straordinario condottiero la cui storia è poco nota da noi. Anni fa, in Mauritania, ho visto per la prima volta come vive un popolo nomade: mi auguro che attraversare i monti dell’Altai per raggiungere Ulan Bator possa regalarmi una visione nuova su un tipo di vita sempre meno comune. Come vorrei che fosse questo viaggio? Lungo il doppio, sicuramente.

Siete nuovi a queste imprese oppure avete già vissuto viaggi di questo tipo?
Personalmente, è proprio con Emanuele che ho vissuto le due esperienze di viaggio più spartane. Con lui, ho attraversato Serbia e Ungheria in bicicletta nel 2009. All’epoca, abbiamo preso la decisione di non pianificare mai nulla oltre le dodici ore, accettando che fossero i luoghi, gli eventi e gli incontri a decidere per le successive. Mai scelta fu più azzeccata. L’anno successivo, a piedi, abbiamo percorso una lunga fetta di quello che, all’epoca dei fatti, era il fronte di guerra tra Italia e impero austro-ungarico sulle montagne trentine, dormendo in tenda e arrangiandoci con brevi visite ai paesini circostanti per fare rifornimento di viveri e acqua. Niente di estremo, quasi un rodaggio per ciò che faremo a luglio, ma pur sempre esperienze bellissime.

E in auto?
Anni fa, in compagnia di un amico e a bordo di due furgoni UAZ 452, ho attraversato Marocco e Mauritania in un viaggio straordinario, gestito in maniera completamente indipendente dai normali circuiti turistici. Ho ancora nel cuore l’immensità dei cieli stellati nelle notti in pieno deserto, circondati da un mare di sabbia a cantare vecchie canzoni degli Alpini. Indimenticabile, davvero.

Dove è possibile seguire il vostro Mongol Rally?
Sul blog rougherdankhan.wordpress.com sono disponibili tutte le informazioni sul viaggio, mentre sul gruppo Facebook www.facebook.com/teamrougherdankhan si potrà leggere il nostro diario. Vi aspettiamo. Noi iniziamo a scaldare il motore!

 

Mongol Rally? Guarda il video

 

Abbiamo parlato di Mongol Rally anche in Donne al volante della Gazzamobile

 

Clicca per leggere altri articoli della sezione Personaggi