“Two” è meglio che “one”

Ricordate Maurizio e Daniela, la coppia di Sacile (Pordenone) che gira il mondo a bordo di una V65 Florida della Guzzi? Nel mondo dei globetrotter, loro sono l’esempio di un ingranaggio perfetto, che si spartisce equamente i compiti, ha la parola di incoraggiamento giusta quando l’altro è giù di corda e amplifica la passione in una continua condivisione di colori ed emozioni. Accanto a Maurizio De Biasio (leggi l’intervista Con Motina, on the road), appassionato di avventure macinate in moto, viaggia la sua fedelissima Daniela Poletto, che ha iniziato a seguirlo per amore e alla fine si è presa una cotta anche per il viaggio. In fondo, si sa, dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna.

Prima di conoscere Maurizio, eri già una viaggiatrice oppure è stato lui ad accendere in te questa passione?
Ci siamo incontrati quando eravamo molto giovani, perché io avevo 17 anni e lui 19, per cui il viaggio non faceva ancora parte delle nostre vite. Maurizio era andato qualche volta a casa di una zia in Germania, ma nulla di più. Diciamo che, prima del viaggio, è stata la moto a “insinuarsi” tra di noi, perché ho conosciuto mio marito con il casco in testa: io stavo passeggiando con un’amica comune e lui è passato davanti a noi sulla sua Guzzi. In un certo senso, l’ho conosciuto accessoriato!

Il viaggio è stata una conseguenza?
Sì, perché abbiamo continuato la sua tradizione di famiglia con i viaggi in Germania. Devo ammettere che, all’inizio, per me era più importante la visione romantica del partire con lui rispetto al mezzo con cui avremmo raggiunto la nostra meta. Dopo qualche vacanza a Colonia, abbiamo sentito quasi contemporaneamente la necessità di cambiare itinerario e io ho proposto a Maurizio di realizzare un viaggio verso un territorio non troppo lontano da casa, ma che ci permettesse di goderci l’avventura in se stessa: abbiamo iniziato con l’ex Jugoslavia, per poi continuare con Francia, Austria, Spagna e via discorrendo.

A distanza di anni, la moto è diventata anche il tuo mezzo preferito?
Dopo un ventennio di avventure in giro per il mondo, sarebbe difficile immaginare un viaggio altrimenti. La moto ha un’innumerevole serie di vantaggi, perché consente una maggiore vicinanza alle persone e un contatto immediato con il territorio: riesci a sentire la temperatura sulla tua pelle, annusi i profumi che ti circondano, ascolti suoni e rumori come nessun altro mezzo, dotato di un abitacolo, ti permetterebbe di fare. Quando sei in sella, non esiste filtro tra te e l’ambiente circostante e la percezione è molto più vivida. Detto questo, a differenza di mio marito, potrei prendere in considerazione anche viaggi in terre dove lo spostamento in moto non è consigliabile o possibile. In generale, più il mezzo è slow e permette di stare a contatto con i luoghi, meglio è.

So che in viaggio pratichi una tua grande passione, la fotografia…
Scattare un’immagine mi trasmette la sensazione di portare via con me un pezzetto di quel luogo, di quell’istante, di quell’emozione. Fotografare è “fare mio” quello che sto osservando. Per assurdo, si tratta di una magia che si consuma nel momento stesso in cui avviene, perché non mi capita spesso di riguardare le fotografie che faccio: mi appaga più fotografare che la fotografia in sé.

A tuo parere, esiste una differenza di approccio al viaggio tra uomo e donna?
Sicuramente. Per Maurizio è più importante l’impresa, cioè vivere la strada chilometro dopo chilometro, mentre per me conta soprattutto l’obiettivo, ossia raggiungere un posto e conoscerlo. Lo dimostra la nostra suddivisione dei ruoli, che negli anni si è delineata quasi naturalmente: lui si occupa soprattutto degli aspetti tecnici, dal bagaglio alla moto; io mi dedico alla pianificazione dell’itinerario e alla scelta di cosa vedere. Per molti anni, Maurizio è partito senza sapere esattamente dove saremmo andati. Ovviamente, i viaggi più lunghi hanno richiesto un lavoro di squadra, perché toccava a lui verificare la fattibilità in moto del percorso: in generale, però, per lui conta poco cosa vedremo all’arrivo. È più importante il viaggio in moto. Oltre a questa diversità “di genere”, comunque, esiste un diverso approccio al viaggio semplicemente tra due persone che affrontano lo stesso percorso: al di là dell’essere uomo o donna, ciascuno vive un luogo e lo spostamento in maniera assolutamente unica e personale.

A discapito dei luoghi comuni che vedono la donna mettere le ruote all’armadio, è vero che tra voi due sei tu quella più essenziale nel bagaglio?
Sì, ogni volta devo censurare Maurizio! Personalmente, io porterei con me solamente quello che ho addosso e poco più, mentre lui passa in rassegna tutto quello che possediamo per capire cosa lasciare a casa. Viviamo grandi e simpatiche lotte prima della partenza.

Di cosa vai alla ricerca quando ti trovi in un territorio culturalmente lontano dal nostro?
Mi incuriosiscono soprattutto gli usi e i costumi dei luoghi ospitanti. Negli ultimi anni, abbiamo sempre scelto popolazioni lontane – fisicamente e geograficamente – dallo stile e dalla cultura occidentali proprio per avere la possibilità di conoscere gli aspetti meno noti del pianeta.

Prima di partire, pianifichi gli spostamenti quotidiani?
Normalmente, stabilisco i limiti massimi entro i quali dobbiamo trovarci in una tappa piuttosto che nell’altra per ultimare l’itinerario nel tempo che abbiamo a disposizione. Per il resto, decidiamo giorno per giorno. Per l’alloggio, invece, cerchiamo la soluzione più economica: con noi portiamo sempre la tenda per poter campeggiare dove vogliamo, ma non disdegniamo la sistemazione in qualche struttura quando è funzionale e poco costosa.

Qual è il viaggio che ricordi con maggiore affetto?
Tra gli ultimi, sicuramente l’Australia. Al di là delle incredibili distanze che si è costretti a percorrere, si tratta di una terra ospitale, priva di pericoli, con paesaggi e colori straordinari. Credo comunque che la bellezza di un viaggio dipenda anche dallo stato d’animo con cui viene affrontato: la stessa meta può risultare più o meno bella a seconda della serenità interiore o, al contrario, dell’ansia che ci accompagna.

Un esempio?
Lo scorso anno, abbiamo visitato il Sud Africa: si tratta di una terra meravigliosa, con luoghi unici che ti aspettano ad ogni angolo, ma l’abbiamo vissuta con tutti quei meccanismi di allerta, studio, attenzione e ansia che ti impediscono di vivere pienamente l’esperienza quando ti avvicini a qualcosa di nuovo.

Negli ultimi anni, sono in aumento le donne che staccano la spina da tutto e partono da sole per un’esperienza in giro per il mondo. Ti piacerebbe affrontare un viaggio da sola?
Onestamente, non ne ho mai sentito l’esigenza, ma credo che “due” sia il numero perfetto per affrontare un viaggio. Soprattutto sulle lunghe distanze, viaggiare ha tanti aspetti positivi, ma è anche fatica o problemi da risolvere all’istante: avere qualcuno con te, con cui spartire le difficoltà, sicuramente aiuta. In più, c’è l’aspetto della condivisione: quando si vede o si vive qualcosa di bello, una grande fetta di felicità consiste proprio nel condividerlo con qualcuno.

E partire in gruppo?
Penso sia molto complesso, perché ognuno ha i propri tempi, ritmi, interessi, necessità e aspettative. L’unica soluzione è avere una guida a cui gli altri si affidano completamente, ma nei viaggi come i nostri è quasi impossibile.

Tra te e Maurizio, chi sceglie la meta?
Dipende. Sicuramente all’inizio era più semplice, mentre adesso diventa sempre più difficile “sorprenderci” senza fare troppa strada. Per entrambi, comunque, i parametri sono gli stessi: le condizioni meteorologiche, la condizione delle strade e la sicurezza. Tra i sogni di Maurizio c’è quello di raggiungere Samarcanda, per cui l’Uzbekistan potrebbe essere una delle prossime tappe, non appena avremo ferie sufficienti.

Dopo aver visto tanti luoghi, l’Italia rimane sempre il Paese più bello del mondo?
Sicuramente il nostro è un territorio meraviglioso, ma esistono tanti altri territori che offrono scenari stupendi. Basta partire e lo stupore non manca.

Paola Rinaldi

 

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