Giro del mondo: mi piace!

Matteo Pennacchi, Around The World Tours - Luomoconlavaligia.it

Fare il giro del mondo è come mettere un “anello” intorno alla Terra, farla nostra per sempre e riportare a casa una positività nuova e genuina. Parola (ed esperienza) di Matteo Pennacchi, romano, 42 anni, che – oltre ad aver collezionato tre giri intorno al pianeta – ha attivato un portale dedicato a chi vuole spremere i cinque continenti in un unico viaggio. Sul sito I giri del mondo, lui e il suo team hanno messo tutto il necessario per partire: le risposte alle principali domande, le informazioni dettagliate su trasporti e alloggio, consigli pratici e tante proposte per compiere giri tematici o itinerari firmati da nomi di eccellenza.

Matteo, hai viaggiato attraverso i cinque continenti, visitato circa cinquanta Paesi e traslocato ventidue volte: come nasce questo desiderio di “calpestare” il pianeta?
Quando avevo pochi mesi, la mia famiglia si è trasferita in Sud Africa, a cui sono seguiti Francia, Italia e Kenya: se inizi a viaggiare sin da piccolo, essere in movimento diventa un muscolo che si allena facilmente, tanto che oggi sento “casa” nella mia coscienza più che in un luogo. La meraviglia di un viaggio è proprio la possibilità di trovare te stesso nel confronto con gli altri e attraverso situazioni insolite. Nei nostri contesti abituali di famiglia, lavoro o amicizia, veniamo inquadrati in una certa maniera e quando tentiamo di esprimere nuove idee ci viene messo un freno: “Ma sei sicuro?”, “C’è qualche problema?”, “Cosa è successo?”.

Insomma, in una terra straniera siamo pagine bianche…
Esattamente. Pagine bianche tutte da scrivere senza pregiudizi, preconcetti o limitazioni. Ho provato sulla mia pelle questa possibilità di crescita in due tipologie di viaggio, quello “on the road” che mi ha portato da un luogo A ad un luogo B e quello “stanziale”, in cui mi sono ritrovato in contesti nuovi per un periodo di tempo prolungato.

Se non sbaglio, dopo la laurea, i tuoi genitori ti hanno chiesto se preferivi il motorino o i soldi… e tu hai scelto di investire in un’esperienza.
Sì, anche perché le esperienze sono la nostra unica vera ricchezza, perché non possono essere rubate, non arrugginiscono e non muoiono. In quell’occasione, con il mio migliore amico norvegese Frank, abbiamo viaggiato per sette mesi on the road attraverso i cinque continenti, facendo spettacoli di magia nei bar e vivendo zaino in spalla. È stato il mio primo giro del mondo, forse il più bello e genuino, a cui ne sono seguiti altri due.

Il secondo è stato quello del 1998, quando hai lasciato lavoro, appartamento e fidanzata per partire senza soldi né bagagli al seguito…
L’idea mi era venuta nel corso del primo viaggio, perché in Nuova Zelanda avevo sognato di vagabondare solamente con ciò che sono, senza nulla appresso, e ho iniziato a elaborare una sfida di fratellanza con il prossimo che mi permettesse di girare il mondo solo con la mia personalità. Quando ne ho parlato a mio padre, lui mi ha consigliato di legare il mio viaggio a un progetto di comunicazione: così, ho iniziato a diffondere la voce sui media e ho stretto accordi con la Transiberiana, che mi ha regalato un biglietto di terza classe in cambio di qualche spettacolo di magia nel vagone ristorante.

E l’ultimo giro del mondo?
È stato quello interattivo del 2001, che – a differenza del precedente – è stato realizzato con circa mezzo milione di euro grazie all’intervento di sponsor come Omnitel2000 – Gruppo Vodafone, Benetton e National Geographic. C’erano altri ragazzi insieme a me e, grazie al sito Nomad Community, era la gente da casa a scegliere dove farci andare e cosa farci fare, con attività che spaziavano dall’agricoltura al settore umanitario. Si trattava di un progetto molto innovativo per l’epoca, anche perché non era semplice collegarsi a Internet da zone come Ushuaia per pubblicare ogni giorno il nostro diario di viaggio.

Sei cambiato da quando sei partito per la prima volta?
Più che cambiato, sono cresciuto. Viaggiare ti insegna ad esprimerti meglio, ad allargare gli orizzonti e ad abbracciare i valori più belli e profondi della società: la tolleranza, la curiosità, la generosità, il rispetto, l’attenzione verso le altre persone e situazioni. Quando ti accorgi che nel mondo esiste qualcosa o qualcuno diverso da te, impari ad accettare le differenze e a soppesarle con il giusto metro di giudizio. Il mondo è splendido anche per le diversità e dobbiamo lottare contro l’omologazione: il capitalismo sfrenato non dovrà mai soppiantare il ritmo dell’Africa o il silenzio dell’Asia. Tutto ha un senso, un posto e un significato.

Qual è il Paese in cui sei cresciuto di più?
L’Etiopia, dove sono stato sette volte e ho creato un’associazione umanitaria. Stare a contatto con uno stile di vita molto lontano da quello italiano mi ha permesso non soltanto di crescere, ma anche di relativizzare gli stereotipi con cui ero cresciuto: se avevo sempre pensato che la normalità fosse semplicemente sposarsi, avere una casa o accendere un mutuo, mi sono reso conto che in altri Paesi le idee sono trasversali e che esiste un’altra verità possibile. Ogni viaggio ti “ritara” e permette di trovare quello che è giusto per te, non per la società in cui vivi.

Un grande insegnamento del viaggio è che non esiste un’unica verità assoluta, ma tante verità soggettive su cosa sia bello o giusto.
Sì, io credo che le uniche vere risposte si trovino nella Natura e nel suo ciclo vitale: un fiore nasce, cresce e muore esattamente come avviene per la nostra società, che attraversa momenti di crescita e di declino.

Dopo aver lavorato per vari tour operator, hai ideato il primo sito interamente dedicato ai giri del mondo: perché questa idea?
Mi sono accorto che, sul mercato, non esisteva un tour operator specializzato in questa particolare tipologia di viaggio, che costa meno di quanto si creda ed è destinata ad aumentare nel corso degli anni.

Quale budget serve per un giro del mondo?
Dipende dalla tipologia, ma con mille euro si può compiere una bella esperienza. Una tariffa Giro del Mondo può arrivare a costare meno di un biglietto “andata e ritorno” su un lungo raggio.

Chi sono i tuoi clienti-tipo?
Sono molto vari. Per esempio, ci sono gli studenti che dopo la laurea si prendono il classico anno sabbatico e per loro abbiamo proposte di viaggio dai quattro ai sette mesi. La seconda categoria è quella dei viaggi di nozze, che durano tre settimane e grazie ai voli di linea permettono di vedere il mondo nella sua interezza. Infine, esistono proposte specifiche per la terza età – cioè per coloro che, dopo una vita di lavoro, possono finalmente realizzare il sogno di sempre – e i giri del mondo “a tema”, che puntano alle eccellenze di ogni ambito per gli appassionati, dai migliori campi da golf alle migliori cantine, dai migliori Diving Centre ai safari più belli.

Voi cosa fate concretamente per chi è interessato a partire?
Individuiamo il taglio “su misura”, forniamo consigli pratici e individuiamo il tour operator ideale. Il magnate Richard Branson, con la sua compagnia Virgin Galactic, dovrebbe mandare in orbita i primi turisti delle stelle entro la fine del 2014, ma i costi saranno inaccessibili perché si parla di 250 mila dollari per un viaggio nello spazio. La circumnavigazione del mondo invece sarà più abbordabile, ma con le stesse emozioni: tutti coloro che effettuano un giro del mondo, me compreso, imparano ad amare maggiormente il prossimo e a sentire un senso di appartenenza alla terra più profondo.

Cos’ha di straordinario un giro del mondo rispetto ad un altro viaggio, per quanto avventuroso?
Avviene ciò che accade agli astronauti, che raccontano di amare di più la Terra dopo averla vista da fuori. Anche se in modo diverso, abbracciare il pianeta accende un senso di appartenenza straordinario. La differenza fra un viaggio qualunque e IL giro del mondo è l’articolo grammaticale, che rende la circumnavigazione della Terra un’esperienza di vita unica e completa, un investimento che arricchisce per sempre.

Quando partire?
L’occasione può nascere in un giorno qualunque per una sfida personale, una luna di miele fuori dall’ordinario, un avventuroso anno sabbatico o semplicemente per un’esperienza di vita indimenticabile.

Per vedere davvero il mondo, che cosa bisogna fare?
L’ideale sarebbe toccare tutti e cinque i continenti, ma generalmente ne vengono attraversati solamente quattro: l’Africa è difficile da far rientrare in questi tour, perché gli unici hub importanti sono Il Cairo e Johannesburg, che fanno lievitare i costi. Per il resto, di norma, l’Asia viene toccata con Bangkok, l’Australia con Sidney e gli States con Los Angeles o New York. Una delle magie è che, viaggiando verso est, si guadagna un giorno di vita: passando dall’Australia agli Stati Uniti, infatti, il calendario torna indietro di un giorno. Un evento affascinante.

Qual è il bagaglio giusto per un giro del mondo?
Non è facile fare la valigia perfetta, soprattutto quando si decide di percorrere zone climatiche molto diverse tra loro. Gli unici consigli sono: partire con pochi vestiti, acquistando abbigliamento locale, e spedire a casa le cose pesanti o ingombranti acquistate strada facendo.

L’itinerario si pianifica in modo da attraversare tutti i Paesi quando il tempo è buono oppure anche il clima tipico di un luogo, per quanto freddissimo oppure torrido, fanno parte del viaggio vero?
Il clima è uno degli elementi da tenere in considerazione, insieme al budget, alle lingue conosciute, agli interessi personali e agli eventuali amici o parenti in giro per il mondo. Per quanto riguarda il tempo, la regola principale è che nell’emisfero sud è inverno quando da noi è estate: ovviamente, organizzando un viaggio nello stesso emisfero, gli sbalzi non sono eccessivi.

Altri consigli per risparmiare?
Più l’aeroporto della città in cui si atterra o decolla è grande, meno costa. È importante anche viaggiare sempre nella stessa direzione (est oppure ovest), ma il percorso non deve per forza essere continuo: al contrario, è bene alternarlo con alcune tappe da percorrere via terra o mare.

Ogni anno, dall’Italia solo centoventi persone partono per un viaggio intorno al mondo contro le circa settecentomila del resto del pianeta: perché il nostro Paese è poco propenso a queste esperienze?
L’Italia è un Paese viziato, perché abbiamo tutto – enogastronomia, cultura, storia, arte, mare, neve, laghi, fiumi – e fatichiamo a stupirci oppure a sentire il bisogno di partire come invece accade ad altri popoli che hanno poco o nulla a disposizione. È il nostro confort a renderci pigri e poco curiosi. Eppure i grandi esploratori del passato, come Marco Polo o Cristoforo Colombo, erano italiani…

Un motivo per partire e vedere il mondo…
Se lo scopo principale dell’esistenza è sopravvivere, la nostra ricchezza è sicuramente scoprire il pianeta, quest’opera splendida su cui viviamo. Provate e tornerete felici.

Paola Rinaldi

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