Un orto, due galline… e si parte!

Un giro del mondo da Roma a Roma, senza assistenza e senza scalo, in completa autosufficienza energetica e alimentare. A questa straordinaria impresa si sta preparando Matteo Miceli, classe 1970, detentore di due record mondiali di traversata atlantica in barca a vela e vincitore dell’edizione 2007 del premio “Il Velista dell’Anno” (www.matteomiceli.com).  La sua avventura – prevista per il 2014 – si svolgerà a bordo della EstEco, una barca di nuovissima generazione che userà sole, acqua e vento come “benzina” e ospiterà a bordo un orto biologico e due galline. L’obiettivo? Sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di proporre soluzioni concrete per rispettare l’ambiente e contrastare l’inquinamento.

Un giro del mondo senza scalo significa che non metterai mai piede a terra?
Esattamente. Percorrerò circa 30 mila miglia, l’equivalente di 60 mila chilometri, in continua navigazione. Ho una barca molto performante e vorrei sfruttarla per conquistare un record di velocità, impiegando meno di cinque mesi.

Quale rotta seguirai?
Dopo la partenza da Roma, uscirò dallo stretto di Gibilterra e attraverserò l’Atlantico fino all’estremità del Sud Africa, il suggestivo Capo di Buona Speranza. A quel punto, percorrerò l’Oceano Indiano verso l’Australia, proseguirò nell’Oceano Pacifico fino all’estremità meridionale dell’America Latina, Capo Horn, e infine risalirò l’Atlantico per la rotta del rientro.

La sfida nella sfida è stata quella di progettare un’imbarcazione per l’occasione…
Sì, la EstEco è stata disegnata appositamente per compiere l’intero percorso a impatto zero, utilizzando solo fonti di energia rinnovabile per funzionare. Sono partito dal modello francese della Class40 e ho costruito un’imbarcazione oceanica lunga dodici metri, molto sicura, accogliente e altamente tecnologica, nei Cantieri Navali d’Este a Fiumicino. È priva di impatto sull’ambiente perché non utilizza combustibili fossili, ma sfrutta pannelli solari, generatori eolici e idro-turbine. L’energia prodotta servirà ad alimentare tutti i servizi di bordo, dal pilota automatico ai sistemi satellitari e di radio comunicazione.

Quale sarà il tuo regime alimentare?
Grazie alla collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli, ho realizzato sulla barca un orto biologico (basculante e riscaldato) che mi permetterà di produrre legumi, ortaggi, tuberi e alcuni tipi di frutta. La mia completa autosufficienza alimentare dipenderà da questa produzione, dal pescato durante la navigazione e dall’apporto proteico delle uova prodotte dalle due galline che partiranno con me. La cottura degli alimenti sarà possibile grazie all’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, per cui non mancherà davvero nulla.

E l’acqua potabile?
Naturalmente utilizzerò l’acqua del mare opportunamente dissalata, che servirà sia per me sia per irrigare l’orto biologico. Grazie alle moderne tecnologie, oggi è piuttosto semplice avere dell’acqua dolce a bordo di un’imbarcazione.

Il tuo progetto sta adoperando anche l’arte come canale di comunicazione, oltre ai media tradizionali…
Sì, lo scorso 14 marzo nei Musei di San Salvatore in Lauro è stata inaugurata la mostra “Acqua, Aria, Arte… si parte!”, le cui opere – di quaranta importanti artisti, tra cui Bruno Ceccobelli, Natalia Gambino, Carlo Gavazzeni Ricordi, Sidival Fila, Matteo Basilé e Francesca Leone – sono state battute all’asta il 25 marzo da Christie’s Italia per raccogliere proventi a sostegno del mio progetto “Roma Ocean World”. Anche in questo vogliamo essere auto-sostenibili e credo che l’arte sia un modo genuino per raggiungere questo obiettivo.

L’inaugurazione della mostra “Acqua, Aria, Arte… si parte!”

Quella per la vela è una passione di lunga data per te.
Sono cresciuto con la passione per la vela e il mare. A nove anni ho scoperto il windsurf e ho ricevuto da mio zio la prima tavola, un Ten Cate di 18 chili lungo oltre tre metri. Facendo piccole riparazioni, mi sono avvicinato alla costruzione nautica e dalle tavole da surf sono passato dalle sperimentazioni con vetroresine e carbonio, fino alla mia prima avventura imprenditoriale come giovanissimo costruttore. Sono stato prima apprendista, poi dipendente e infine socio titolare dei Cantieri d’Este, dove oltre a costruire amo sperimentare sempre nuovi materiali e tecniche.

Le tue sono avventure “estreme”?
Quello che mi piace raccontare, soprattutto nelle scuole, è che lo sport deve essere innanzitutto formazione e che nessuna avventura è mai estrema con la giusta preparazione e il rispetto per l’ambiente.

Impresa personale o agonistica?
L’unico aspetto competitivo è la piccola, sana sfida che io e mia sorella Martina amiamo lanciare per gioco. Lei è una campionessa olimpica nella pallanuoto e affrontare queste imprese è un modo scherzoso per gareggiare con i suoi successi. Più che di agonismo, parlerei di sportività, perché cerco sempre di costruire avventure in solitaria per un viaggio che non è solo attraverso il mare, ma anche attraverso me stesso.

Ti capita mai di avere paura?
Ho un grande rispetto per il mare e la sua imprevedibilità, per quanto la moderna tecnologia metta a disposizione ottimi sistemi di previsione meteorologica. L’importante è partire senza superficialità, con tanto impegno e quel giusto timore costruttivo, che consente di affrontare tutto con coscienza.

Come ci si allena a queste grandi partenze?
L’elemento più importante sono i test della barca, che è quasi pronta e verrà usata per alcune esercitazioni in acqua che consistono anche negli aspetti più pratici, come sperimentare l’orto o mettere alla prova le galline. Dal punto di vista fisico, pratico abitualmente bicicletta e parapendio, ma l’allenamento più importante è quello psicologico, mettendo a punto le tecniche di gestione della fatica, la capacità di adattamento o la valutazione dei possibili imprevisti.

Un aspetto molto delicato nella navigazione in solitaria è il sonno. Come lo gestirai?
Il riposo a bordo deve essere polifasico, cioè suddiviso in brevi sonnellini in diversi momenti della giornata. Mi sto allenando grazie ai preziosi insegnamenti del professor Claudio Stampi, docente di cronobiologia e tra i massimi esperti mondiali in questo settore, che mi ha insegnato come dormire a comando e a piccole fasi.

Un impegno a tutto tondo, insomma. Il tuo messaggio finale?
Penso che non sia possibile continuare a restare inerti sapendo che gli oceani rappresentano il 71 per cento della superficie terrestre e sono le prime vittime dell’inquinamento diretto o indiretto, quasi fossero spazi che non appartengono a nessuno. Con la mia avventura, voglio dimostrare che è possibile operare in pieno rispetto dell’ambiente, addirittura circumnavigando il mondo.

Paola Rinaldi

 

Clicca qui per leggere altri articoli della sezione Personaggi