Finalmente me stesso

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992Classe 1981, nato a Termoli (CB), segni particolari: aspirante cittadino del mondo.
Da quattro anni, Massimiliano Perrella viaggia per il pianeta in sella alla sua Africa Twin del 1992, alla ricerca di nuove terre da scoprire, colori da ammirare, persone da incontrare, profumi con cui inebriarsi.
Mollare tutto, qui in Italia, non è stato facile all’inizio: famiglia, amici, un contratto a tempo indeterminato e la routine che, seppur ripetitiva, alla fine diventa rassicurante.
Ma il richiamo verso usi, costumi e stili di vita diversi dai suoi era troppo forte, per cui – ad agosto 2011 – è salito sulla motocicletta per scoprire cosa c’era “al di là” della sua porta.

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992Massimiliano, ricordi ancora il momento in cui hai deciso di partire?
Sì, è successo tutto in una notte insonne.
Stavo attraversando un periodo complesso della mia vita: dopo un’esperienza da direttore di un centro commerciale, sempre stressato, con il telefono perennemente acceso e con pochissimo tempo per me, avevo lasciato tutto per diventare copywriter, un’occupazione meno frenetica, ma poco gratificante sotto il profilo economico.
Alla soglia dei trent’anni avevo conosciuto le due facce della medaglia, stress e distensione, soldi e precarietà, ma qualcosa mancava all’appello, qualcosa di interiore, di profondo.

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992Forse la serenità…
Sì, probabilmente era quella.
Così, in quella notte insonne, ho ripensato ad alcune persone che mi avevano parlato dell’Australia, dove prima dei trent’anni era possibile richiedere un visto per un intero anno.
Poi ho ragionato sulla mia moto, sulla passione per i viaggi e ho “impacchettato” tutto insieme, decidendo di abbandonare tutto, attraversare Europa, Medio Oriente, Sud-est asiatico e poi volare nell’isola-continente per un po’.
Strada facendo, ho scoperto che viaggiare era molto più economico e agevole di quanto pensassi: basta trovare il proprio ritmo e prestare attenzione alle piccole spese, ma nulla è impossibile o troppo grande da affrontare.

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992Dall’anno sabbatico in Australia come sei passato al giro del mondo?
Sin dall’inizio, ho capito che stavo compiendo qualcosa di meraviglioso: dappertutto incontravo persone squisite, sempre disponibili ed entusiaste, e ho iniziato a domandarmi se fosse così anche nel resto del mondo.
Per un anno ho lavorato tanto, mettendo da parte il gruzzoletto necessario per ripartire.
Scaduto il visto, la domanda era solamente una: proseguire il viaggio oppure tornare a casa? Ho scelto di continuare la mia esperienza e adesso mi trovo in Sud America, da cui sto partendo per una nuova impresa: dalla Tierra del Fuego all’Alaska, sempre in moto ovviamente.

Dunque, il tuo stile di viaggio è: “Lavoro finché ho i soldi necessari per ripartire”.
Ma come si fa a trovare un’occupazione appena arrivi in un posto nuovo, dove non conosci nessuno?

Ovviamente all’inizio bisogna accontentarsi di qualche lavoretto, ma con il tempo arriva sempre un’occasione migliore.
Per quanto riguarda l’Australia, basta stare lontani da città sovrappopolate come Melbourne e Sidney per avere un ampio ventaglio di opportunità, tutte ben retribuite: a me è capitato di fare il lavapiatti, di lavorare nel settore dei traslochi e delle demolizioni, di lavorare come magazziniere, mulettista, PR, cameriere, massaggiatore.
Più che trovare un lavoro, che con la buona volontà salta sempre fuori, la vera difficoltà sta nello scovare quello che ti permetta di guadagnare bene, in modo da vivere dignitosamente ma anche mettere da parte una somma.

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992Hai già una buona esperienza alle spalle: qual è il Paese più ospitale che hai attraversato?
L’Iran. Anche camminando semplicemente per strada, mi capitava di essere avvicinato dalle persone, che volevano offrirmi un pasto, un letto per dormire o qualsiasi aiuto di cui avessi avuto necessità.
Per gli iraniani l’ospite è secondo solamente a Dio, perché l’accoglienza è sacra, e ho vissuto quella sensazione sulla mia pelle.

E dove vorresti vivere, se dovessi interrompere il viaggio?
In Thailandia, una terra meravigliosa che offre tutto: buon cibo, bellezze naturali, un popolo rilassato.
Ad oggi è il luogo più bello che ho avuto la fortuna di visitare, ma chissà: forse continuando troverò un altro angolo di mondo.
So che prima o poi dovrò fermarmi, ma voglio avere un’ampia scelta per farlo con convinzione.

Non pensi di tornare in Italia?Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992
Sicuramente il pensiero va alla mia famiglia e agli amici, che si trovano lì, però nel lungo periodo non riesco a immaginarmi in quel Paese, che seppure stupendo ha perso l’entusiasmo.
Nel mondo esistono popoli che non hanno nulla eppure sono felici, mentre in Italia si ha più di quanto realmente serva ma regna l’insoddisfazione.

E come gestisci la distanza dai tuoi affetti?
In effetti, quella è la nota dolente dei viaggi, l’unica che non ha soluzione.
Quando sono partito la prima volta, sono tornato solamente dopo tre anni: è stata la tecnologia a darmi la forza di resistere, perché programmi come Skype ti consentono di vedere e parlare facilmente con le persone che ami, anche se ovviamente nulla può sostituire un abbraccio.
A febbraio “compirò” nuovamente un anno fuori casa e penso di rientrare per un’altra visita.
Si tratta di tenere duro fino a quando senti che ne vale la pena, non c’è altro da fare.

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992Dopo i famosi tre anni, c’è stato un attimo in cui hai capito che dovevi proprio rientrare?
Sì. Quando sono partito, un mio nipotino aveva due anni e mezzo e poco prima di tornare ne ha compiuti cinque, per cui non si ricordava di me, perché mi aveva sempre e solo visto su Skype.
Un giorno, mi ha domandato: “Zio, ma tu vivi nel computer?”. Lì ho capito che dovevo tornare a casa…

L’unica costante, che non ti abbandona mai, resta la tua Africa Twin del 1992…
La moto è un mezzo straordinario, che consente di immergersi completamente nei luoghi attraversati, senza filtri né protezioni: se fa caldo, non hai l’aria condizionata; se piove, non c’è un tettuccio che ti ripara dall’acqua; se attraversi un campo fiorito, ne respiri il profumo.
Mentre viaggiare in auto è come chiudersi in una stanza e accendere la tv, la moto ti consente di vivere la strada e trasmette quasi la sensazione che ti stai guadagnando la meta.

Nel tempo diventa una compagna di viaggio, anche a livello emotivo?
Certamente. Soprattutto nelle situazioni pericolose, quando fai affidamento solamente a lei, la moto diventa una figura reale, quasi una sorta di “mamma”, e smette di essere solo un mezzo di trasporto.
Chilometro dopo chilometro, si crea una simbiosi, perché conosci il suo comportamento nelle varie situazioni, come se avesse un’identità corporea.
Mi capita di parlare con lei, ho festeggiato i suoi 25 anni, insomma… il nostro è un rapporto alla pari, non sicuramente uomo-macchina.

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992Tra i frutti del tuo viaggio, c’è il libro “Uno spostato su due ruote”. Perché lo hai scritto?
Prima di partire, avevo aperto il sito Internet www.australiatwin.it, dove avevo iniziato a postare il mio diario di viaggio.
Sono stati i lettori di quel portale a suggerirmi l’idea di un libro, che a quel punto ho deciso di scrivere in Australia, aggiungendo tutti quei retroscena che nei post non avevo avuto modo di inserire.
La mia speranza è che dalle pagine emerga forte e chiaro un messaggio: non bisogna essere supereroi per vivere un’esperienza come la mia, ma semplicemente sentire lo stimolo di voler scoprire il mondo, senza accontentarsi.
Quando si avverte un disagio o un senso di mancanza, bisogna lottare per ciò che si desidera: un viaggio, un progetto, un lavoro o qualsiasi cosa sia.

Cos’hai trovato in viaggio?
Una serenità d’animo che prima non avevo.
Ho capito che la felicità per me è un paio di jeans, due magliette e la mia moto. La meraviglia di un viaggio è la continua evoluzione: magari per un mese ti dedichi alla meditazione e allo yoga, quello successivo sei immerso nel caos e nelle feste.

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992E qual è stata la più grande scoperta fino a questo momento?
Il fatto che le persone più indigenti sono quelle che ti danno tutto.
Gli incontri con le popolazioni più povere sono stati i più emozionanti, perché mi hanno trasmesso gioia di vivere e la capacità di affrontare il presente senza troppi pensieri, programmazione ed eccessiva razionalità.

Sei vegetariano: non è complicato seguire un regime “privativo” spostandoti continuamente?
In effetti, ci sono Paesi dove è difficile mantenere fede al mio impegno, perché magari il piatto di benvenuto è a base di carne e non puoi rifiutare.
Sono diventato vegetariano un paio di anni fa, in Australia: avevo conosciuto una ragazza vegana e ho iniziato per gioco, perché pensavo che questa alimentazione fosse poco saporita e soprattutto povera.
In realtà, ho scoperto piatti squisiti, mi sono documentato e ho deciso di aderire anch’io a questa dieta, di cui avverto i benefici, perché mi sento più leggero e pieno di energia.
Anche questo fa parte dell’evoluzione che costituisce un viaggio, perché prima di partire mai avrei pensato di diventare vegetariano e neppure di praticare meditazione, come invece sto facendo regolarmente.

Immagine di Massimiliano Perrella, giro del mondo su una Africa Twin del 1992Tutti considerano l’Alaska, che tu affronterai presto, come la fine del mondo, il punto più estremo del pianeta.
Ma qual è la “tua” fine del mondo, il traguardo quasi epico che sogni di raggiungere un giorno?

Sicuramente l’Africa, dove è possibile ritrovare la connessione con la Natura, la Madre Terra, la purezza d’animo, i valori originari dell’umanità.
Sogno di provare questa fusione con il Tutto, che sicuramente mi regalerebbe qualcosa di profondo da mettere in valigia e nel cuore per sempre.

Paola Rinaldi

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