Faccio un salto nel mondo

Strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, è difficile fermarsi. È come essere alcolizzati” (Gore Vidal). È uno dei suoi aforismi preferiti, ma soprattutto è la sintesi della sua vita. Originario di Como, 31 anni, Marco Giovanelli è un viaggiatore cronico: da quando ha iniziato a gironzolare per il mondo, si è incallito a tal punto da voler trasformare le continue partenze nella sua professione. In particolare, gli piace raccontare i suoi viaggi attraverso le fotografie, che spesso monta in video straordinari dove le immagini scorrono veloci in una sequenza continua di ricordi e suggestioni. In Indonesia ha seguito Isroni, un collezionista di zolfo (molto richiesto nel settore della produzione di fertilizzanti e cosmetici) durante i suoi spostamenti sul lago turchese di Kawah Ijen; in Sri Lanka ha documentato la pesca degli squali, rara fonte di proteine per molte popolazioni che vivono nelle zone costiere dei Paesi del Terzo mondo.
Un assaggio dei suoi lavori lo trovi al fondo di questa pagina e su www.marcogiovanelli.com.

Qual è il rapporto tra tecnologia e viaggi?
Sicuramente, con le nuove tecnologie i ricordi sono più vivi, immediati, veri. Un buon video permette a chi lo guarda di essere partecipe del momento e dell’atmosfera che si viveva in fase di registrazione. Riascoltare i rumori, i suoni, le voci di un paese lontano o restare incantati fissando tutti i particolari di una bella fotografia sono i modi più semplice per fuggire, anche solo per un attimo, dalla nostra routine quotidiana e immergersi nel viaggio. Personalmente, è la commistione delle mie due passioni.

Meglio una bella fotografia o un video particolare?
Non ho una preferenza assoluta. Ho iniziato facendo foto, tante, tantissime, che poi mi piace trasformare in video. Quelli girati in Asia, in mezzo al traffico caotico di motorini, auto, tuk-tuk e mucche che gironzolano per le strade dell’India, rappresentano meglio di una singola foto la realtà di quelle città. Il video che rappresenta il progetto “jum-P-roject” è nato da uno scatto fatto per gioco a Chicago: volevo “entrare” in una mia foto e il salto è diventato il motivo ricorrente degli scatti nei paesi che ho visitato successivamente.

Il salto è la metafora dei tuoi viaggi?
Sì, perché una volta raggiunta una meta sento già la voglia di “saltare” in un altro posto. Questo progetto ha rappresentato un modo per avvicinarmi alle popolazioni locali, che mi aiutano ad immortalarmi nei salti, anche non hanno mai usato una reflex. “Jum-P-roject” è sempre in evoluzione, spero non si esaurisca mai!

Quanti viaggi hai realizzato fino ad oggi e quali aree del pianeta hai visitato?
L’ultimo aggiornamento fatto a gennaio sul sito di TripAdvisor riporta 167 città visitate in 39 Paesi. Più precisamente, ho visitato quasi tutte le capitali europee, buona parte degli Stati Uniti e dell’Asia. Adesso sto cercando di scoprire il Sud America, di cui ho già iniziato a visitare Colombia e Argentina. Ho sempre coltivato una grande passione per i viaggi: fin da piccolo, mi piaceva partire per conoscere posti nuovi, anche quando si trattava solamente di andare in montagna in colonia… con la mia macchina fotografica usa e getta! Poi, crescendo, la vera rivelazione è stato un week-end a Praga: ero andato con gli amici alla scoperta di questa città magica e mi sono accorto di voler realizzare non foto turistiche, ma scatti particolari, con angolazioni innovative e inconsuete. Da quel momento, è stato il mio modo di catturare le immagini.

Il viaggio è un modo per conoscere o per conoscersi?
Ho iniziato a viaggiare in compagnia di amici con le mie stesse idee. Quelle avventure mi appassionavano, fino a quando ho intrapreso il mio primo viaggio solitario in Cambogia e ho scoperto il vero significato del viaggiare: quella è stata una dura prova per me stesso, perché dovevo cavarmela nelle difficoltà di percorso e di lingua, che all’inizio non parlavo molto bene. Viaggiare da solo ti offre mille occasioni in più per conoscere ed entrare in contatto con la popolazione locale, stringendo forti amicizie che possono durare nel tempo.

Quello in Cambogia è stato il viaggio più emozionante per te?
Lì ho vissuto le mie sensazioni più forti, forse perché è stato il primo Paese che ho visitato da solo, zaino in spalla, all’avventura, vivendo alla giornata e facendomi guidare dagli eventi e dalle conoscenze che stringevo giorno per giorno. I sorrisi della gente, la serenità nonostante la povertà e le difficoltà della vita quotidiana mi hanno fatto osservare la vita sotto un altro aspetto.

In Asia hai affrontato un viaggio di sei mesi, alla ricerca di nuove idee per foto e progetti… Hai trovato quello che cercavi?
L’Asia mi ha conquistato fin dal primo viaggio. La sensazione di essere visibilmente lo “straniero viaggiatore” in mezzo a un’altra società/cultura, testimoniando uno stile di vita completamente diverso, ha subito acceso il mio desiderio di volere sempre di più. Apprezzo il pensiero buddista, i sorrisi della gente, i semplici giochi dei bambini per le strade, il cibo, i mercati, gli odori, i rumori, i profumi… Sei vite non bastano per conoscere completamente l’Asia, ma solamente quei sei mesi sono riusciti a farmi apprezzare la semplicità di ogni singolo gesto quotidiano. Sono riuscito a realizzare tante idee, ma altrettante mi stanno ancora aspettando.

Come organizzi i tuoi spostamenti?
Principalmente, non mi appoggio a tour operator né per l’organizzazione né quando mi trovo sul posto. Parto solo con il mio zaino e una minima organizzazione fatta su Internet. Di norma, uso esclusivamente mezzi locali, viaggio all’avventura e in solitaria, mi adatto alle tradizioni locali: solamente in questo modo puoi scoprire il “bello” (ma anche il brutto) di ogni Paese.

In cosa ti senti cambiato dalla prima volta che sei partito?
All’inizio, ero sicuramente timoroso per quello che avrei vissuto e non ero certo di riuscire ad affrontare le difficoltà del viaggio. Qui da noi, i Paesi asiatici sono visti come potenzialmente pericolosi, sia per la salute sia per la sicurezza. Viaggiando, ho capito che molte delle cose che qui vengono percepite come rischiose in realtà sono molto diverse. Se si è rispettosi nei loro confronti, le persone sono disponibili e basta qualche precauzione perché tutto vada per il meglio. Ora sono molto più sicuro di me stesso, rafforzato anche dalle esperienze positive che ho vissuto, e ho capito che non bisogna avere preconcetti, ma che ogni viaggio va affrontato con la mente libera e tanta fiducia.

È vero che stai cercando di trasformare la tua passione per la fotografia in una professione a tutti gli effetti?
Si, il mio sogno è quello di poter fare della fotografia un vero e proprio mestiere, che mi consentirebbe anche di poter viaggiare. Mi piace riprendere soprattutto le scene di vita quotidiana, i volti dei bambini e degli anziani, ma qualsiasi soggetto, se colto nell’istante giusto, può diventare una bella foto.

Il tuo prossimo viaggio?
Ho già in mente delle storie da raccontare… e sta prendendo piede un nuovo viaggio: Bangladesh!


Paola Rinaldi

 

 

 

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