Vado “10 minuti” in Inghilterra

Manuel Rinaldi, Pupilla, 10minuti, Cioccolata

Manuel Rinaldi, Pupilla, 10minuti, CioccolataUn viaggio può aprire gli occhi, le orecchie e il cuore. Parola (e musica) di Manuel Rinaldi, il cantautore emiliano – noto per il singolo “Cioccolata”, in rotazione radiofonica da metà novembre – che ha trovato ispirazione per il suo primo album da solista durante un soggiorno in Inghilterra, fra Brighton e Londra, dove ha realizzato diverse esperienze di musica e vita.
Al ritorno, è nato un album – “10 minuti” – dove i testi, ma anche il sound, sono senza veli, suonati, vissuti, a prova di cuore.

Manuel, è stato davvero così importante questo soggiorno inglese?
Assolutamente sì. Stavo attraversando uno di quei classici periodi della vita in cui si avverte la necessità di cambiare aria: mi sentivo intrappolato in una sorta di stasi creativa e avevo bisogno di confrontarmi con un’interpretazione dell’arte e dell’esistenza diversa da quella “di casa”. Così sono volato in Inghilterra, dove ho soggiornato per cinque mesi, e là ho trovato un valore aggiunto che Manuel Rinaldi, Pupilla, 10minuti, Cioccolataqui non riuscivo più a intravedere.

Non sei il primo artista che si allontana e cerca ispirazione altrove per i suoi lavori: anche tu pensi che le illuminazioni migliori arrivino quando si stacca dalla routine?
Più che altro, penso che l’Italia stia vivendo un forte cambiamento, sociale, politico e artistico. In questo marasma, mi ero trovato ad ascoltare troppo il parere degli addetti ai lavori, che mi influenzavano con le loro indicazioni, i consigli, le obiezioni: “Devi fare questo perché in Italia funziona”, “Le sonorità devono essere quelle”, “Non scrivere pezzi così o cosà”… A forza di ascoltare quelle opinioni ero finito in una sorta di tunnel, in cui basavo la mia musica sui parametri che secondo gli esperti mi avrebbero permesso di vendere, ma che al tempo stesso mi rubavano tutta Manuel Rinaldi, Pupilla, 10minuti, Cioccolatal’autenticità e le idee. È stato in quel momento che ho sentito l’esigenza di fare una “doccia fredda”, buttando via le influenze esterne per tornare a fare solamente quello che mi piaceva.

Ha funzionato?
Sì, perché quando sono rientrato ho scritto il mio disco, “10 minuti”, stando a sentire solamente la mia campana. Il risultato è un album che racchiude degli spaccati di vita, pensieri e riflessioni reali; un disco provocatorio, vero e a volte ironico, che arriva diretto al pubblico senza fare della finta retorica. Scrivere “come piace a me” è anche un modo per non avere un giorno dei tarli mentali, su come sarebbe andata se avessi seguito solo la mia testa.

Sei cresciuto anche a livello personale?Manuel Rinaldi, Pupilla, 10minuti, Cioccolata
Certo, perché sono partito da solo, senza appoggi, senza amici, in un Paese nuovo sotto ogni punto di vista. Queste esperienze ti costringono a relazionarti con te stesso, tirando fuori tutta la determinazione, affrontando le paure che non pensavi di avere, superando il timore di non farcela. Dove non conosci niente e nessuno, è inevitabile che nella mente inizino ad albergare mille pensieri negativi; ma sono sufficienti quindici giorni per ambientarsi, capire ed entrare nello spirito del luogo. È allora che si aprono le opportunità.

Quali, esattamente?
Le opportunità di fare quello che desideri, senza essere giudicato e senza avere paletti. Mi è capitato addirittura di entrare in un locale, prendere in mano una chitarra e suonare il mio repertorio. Facendo un bilancio, in Inghilterra ho ritrovato quel senso di libertà che avevo perduto: Manuel Rinaldi, Pupilla, 10minuti, Cioccolatala libertà di fare e di esprimermi, con cui sono tornato in Italia per scrivere il mio disco.

Dal punto di vista musicale, la mentalità inglese è più aperta rispetto alla nostra?
Oh sì, decisamente. Quando entravo nei negozi, mi capitava spesso di ascoltare playlist di artisti che non conoscevo. Allora mi servivo di Shazam, l’applicazione per smartphone che consente di identificare i brani musicali, e scoprivo nomi sconosciuti. In Inghilterra non spopolano solamente i big, ma anche gli emergenti hanno la possibilità di farsi conoscere: non c’è pregiudizio, non ci sono porte sbattute in faccia.

Qual è il punto di forza degli inglesi?
La loro capacità di mescolare gli elementi. Così come nel campo della moda hanno abbinato le scarpe da ginnastica alla giacca elegante, allo stesso modo nel settore musicale sanno fondere generi completamente differenti, dal rock al pop. Da tutto questo, deriva l’apertura mentale verso tutto ciò che è nuovo.Manuel Rinaldi, Pupilla, 10minuti, Cioccolata

Anche le tue sonorità sono cambiate?
Il mio background è sicuramente rock e si ispirava già prima allo stile inglese dei “vecchi” Pink Floyd o dei più moderni Arctic Monkeys. Sentirlo suonare tutti i giorni, ha rafforzato questo mio interesse e mi ha messo alla ricerca del suono giusto, che mi appartiene. Le sperimentazioni musicali non finiscono mai, perché un artista non deve smettere di cercare lo stile che lo caratterizza davvero.

Ti definisci un cantautore “fuori dagli schemi”: perché?
Sono amante di quel cantautorato italiano che ha saputo esprimersi in maniera spontanea, vera, come Vasco Rossi, Franco Battiato e Rino Gaetano. Tutti artisti che non si sono mai preoccupati di avere doti canore incredibili o straordinariamente tecniche, ma che hanno puntato soprattutto sull’interpretazione, sul messaggio, sulle emozioni.

http://www.manuelrinaldi.it/Hai provato anche la dimensione della band grazie ai Pupilla, di cui sei stato il fondatore: per un artista, qual è la differenza tra il lavorare in un gruppo e camminare solamente sulle proprie gambe?
L’esperienza con la mia band punk-rock è stata sicuramente formativa, perché nel 2001 siamo riusciti a pubblicare per un’etichetta come la EMI i singoli “Estate fantastica” e “Sono in festa”. Penso che l’esperienza di squadra sia quasi obbligatoria nella vita di un cantante, ti fa condividere moltissimo, ma nello stesso tempo non è facile da gestire perché obbliga tante teste diverse a viaggiare sulla stessa frequenza. Quando inevitabilmente emergono le singole personalità, la band si trova spesso a vacillare lungo quel filo sottilissimo dello scioglimento, che mette a rischio sogni e progetti. Oggi, a distanza di anni, posso dire che quello della band è un esperimento che rifarei senza dubbio se tornassi indietro, ma che non è nelle mie corde in questo momento.

Cosa non deve mancare mai nella tua valigia quando ti allontani da casa?
Prima di tutto la mia chitarra, perché in qualsiasi momento voglio avere la possibilità di suonare. Se il viaggio però non mi consente questo bagaglio ingombrante, mi accontento del telefonino che mi permette comunque di scrivere, di registrare, di memorizzare.http://www.manuelrinaldi.it/

Dove ti capita di comporre i tuoi brani?
Dipende. A casa, in hotel, su un mezzo di trasporto. L’ispirazione può arrivare dappertutto.

Dappertutto e per chi? A chi ti rivolgi?
Parlando del mio album, è dedicato innanzitutto a me stesso, nel senso che ci ho messo dentro tutto quello che sono, sento e penso. Questa scelta mi ha permesso di scrivere testi adatti a tutti, dal ragazzo alle persone più adulte: l’importante è avere voglia di entrare dentro un mondo di provocazione e ironia, i miei tratti distintivi, con cui racconto situazioni in cui ciascuno può rispecchiarsi. Parlo della ricerca di certezze, dell’amore di un padre verso la figlia, dell’insoddisfazione e della necessità di darsi da fare senza piegarsi ai compromessi. Ce n’è per tutti, perché parlo al cuore con il cuore.

Paola Rinaldi

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