Io, cuoco su due ruote

Volete stupire il fidanzato o gli amici con pietanze da mille e una notte, ma i fornelli non vi vanno a genio? Immaginate uno chef a domicilio, che arriva in bici, stabilisce il menù e cucina direttamente a casa vostra. Andrea Campanella è un cuoco su due ruote: a marzo partirà per il suo secondo viaggio umanitario, attraverserà l’Italia (isole comprese) e cucinerà per ristoranti e privati interessati a sperimentare le sue golose specialità vegane. L’obiettivo? Raccogliere fondi per finanziare pozzi d’acqua in Kenya. Lui si definisce “Pazzo da viaggiare” e questo è anche il nome del suo progetto, iniziato due anni fa con un viaggio in solitaria attraverso l’Europa.

Sei di nuovo in partenza…
Sì. L’idea è quella di partire a marzo da Vicenza e costruire quotidianamente un itinerario lungo l’Italia. In circa sei mesi, vorrei toccare tutte le regioni e conoscere le persone che ho incontrato virtualmente attraverso i social network o il mio blog http://www.pazzodaviaggiare.com/. Anche questa volta, voglio raccogliere fondi da devolvere alla ICIO Onlus (http://www.musioka.it/), un’associazione messa in piedi da Icio Maurizio de Romedis che ha come scopo la realizzazione di pozzi d’acqua nell’est Africa, interamente scavati a mano dalle popolazioni locali che ne beneficeranno.

Quanto costa costruire un pozzo?
Circa 1600 euro. Con il mio primo viaggio, siamo riusciti a costruirne due alle falde del Kilimangiaro. Solitamente, ciascuno di essi serve un bacino di trenta, quaranta persone riunite in piccoli villaggi.

Come raccogli i fondi?
Principalmente, mi offro come cuoco a domicilio per un pasto vegano. Per scelta personale, sono vegetariano da molti anni, ma ho deciso di proporre una cucina più “estremista” per lanciare un messaggio, quello dell’attenzione verso la propria salute e verso l’ambiente. In questo senso, il mio è un progetto olistico, perché vuole raccogliere più aspetti in un unico contenitore, contribuendo a una trasformazione sociale. Diciamo che ho messo in valigia tutte le mie capacità, passioni, convinzioni.

Il tuo piatto forte?
Ultimamente, mi sto appassionando ai semi, che possono essere utilizzati in mille modi. Mi piace l’idea che mangiando un seme o un germoglio si consumi qualcosa di “vivo”.

Altri modi per contribuire alla tua missione?
Oltre alla cucina, faccio appello ad artisti e artigiani perché mi facciano dono di quadri, disegni, sculture, magliette, libri, brani musicali o qualsiasi cosa abbia prodotto il loro ingegno: con la vendita di queste opere, così come dei miei gadget (magliette, spille, tessere, etc), riesco a mettere insieme un altro gruzzolo da trasformare in acqua.

Perché ti sposti in bicicletta?
Muovermi su un mezzo alternativo all’auto è un’esigenza, perché facendo fatica riesco a scaricare le tensioni e trovare serenità, armonia, forza di volontà, pensieri positivi. Viaggiare in bicicletta mi rende felice.

Come è nata l’idea di “Pazzo da Viaggiare”?
Da un mio momento di difficoltà personale. Avevo smarrito la strada e non vedevo più luce nella mia vita. Da una serie di visite era emersa una forma di schizofrenia, che mi stava facendo perdere l’identità e non mi faceva sentire integrato con il mondo circostante, e forse nemmeno con me stesso. Avevo bisogno di qualcosa che mi aiutasse ad uscire da quella depressione, ma anche ad accrescere la mia autostima e conoscere altre persone. Così, ho deciso di partire. Viaggiare consente di abbandonare l’abitudine e vedere le problematiche da una prospettiva diversa, quasi illuminata.

Hai ritrovato la luce che avevi perduto?
Sì. Avevo preso coscienza del mio problema e, nello stesso tempo, volevo trovare una via d’uscita. Per prima cosa, mi sono confrontato apertamente con i medici e le persone più care, mia moglie e i miei genitori, ma poi ho trovato la mia auto-cura con questo progetto. Il viaggio, nato da un’esigenza personale, è stata la mia terapia.

Come hai unito tutto questo al desiderio di fare qualcosa per gli altri?
Partecipare alla vita del mondo è un’esigenza che avverto sin da ragazzo. Poi, però, il mio precedente lavoro di tecnico per la sicurezza bancaria mi ha portato diverse volte in Nigeria e ho visto con i miei occhi le problematiche di quel popolo. In quel momento, è scattato in me il desiderio di fare qualcosa di concreto.

Tua moglie come vive i vostri periodi di lontananza?
In un certo senso, si è rassegnata! Durante il mio primo viaggio in Europa, mi è venuta a trovare due volte e per il resto ci teniamo in contatto tramite la tecnologia. Accetta con amore la mia scelta di vita perché ha visto risolversi le mie problematiche. Così, ho trovato la mia armonia.

Paola Rinaldi

 

 

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