Il mio viaggio libero

Parte solo con un’idea. Il resto lo decide in sella. Classe 1984, Alberto Allegrini ha già strabiliato due volte il mondo del motociclismo: nel 2007, ha realizzato un tour lungo l’Italia con una puntatina a Lubiana e Salisburgo, ma la grande impresa è arrivata due anni dopo, nell’agosto 2009, quando il giovane centauro ha percorso in moto oltre diecimila chilometri attraverso l’Europa fino a Capo Nord. L’ultima cavalcata lungo il vecchio continente si è conclusa lo scorso 25 agosto e verrà raccontata domenica 21 ottobre, alle 18, presso la Sala dei Ritratti di Fermo in un appuntamento – disponibile anche in diretta streaming sul sito http://www.albertoallegrini.it/ – che unirà immagini, video e musica live.

La costante dei tuoi viaggi è una fedelissima due ruote…
Sì, la mia storica Benelli Tnt. È marchigiana come me e, insieme, abbiamo macinato circa 42 mila chilometri. Quando parto, in testa ho solamente un’idea di massima di come vorrei condurre il viaggio, ma non mi pongo divieti o limitazioni. Nel 2009, mi era venuto il “chiodo” di toccare tre punti fondamentali dell’Europa: quello più a sud (stretto di Gibilterra), quello più ad ovest (Cabo da Roca) e quello più a nord (Capo Nord). Non è stato uno scherzo passare in pochi giorni dai 40 gradi del sud della Spagna agli 8 gradi di Capo Nord, ma volevo staccare la spina da tutto e mi sono buttato in questa avventura.

La voglia di evasione ha ispirato anche il tuo ultimo viaggio?
No, quello della scorsa estate è stato un percorso diverso, nato per caso. Per lavoro, dovevo seguire un corso a Marsiglia e, visto il periodo dell’anno, ho pensato di mettermi in sella e unire il dovere al piacere. Terminato il corso, mi sono subito diretto a Parigi: avevo soggiornato altre volte in quella città, per cui ho concentrato la mia visita a una sola notte. Attraversare Parigi in moto dopo il crepuscolo è un’esperienza senza pari, molto diversa rispetto a quella tradizionale da turista.

Come hai proseguito il viaggio?
Abbandonata la Francia, sono stato a Bruxelles e ne sono rimasto piacevolmente colpito: è molto suggestiva la compresenza nella stessa città di una parte antica fatta di piazzette, locali e palazzi colorati con quella iper-moderna del suo essere capitale d’Europa. Anche in quella tappa ho attuato il mio rito abituale, quello di farmi fotografare con una grande bandiera italiana cucita dalla mia mamma, su cui faccio apporre la firma alle persone più significative incontrate lungo il mio viaggio.

Ma la tua meta era Amsterdam…
Sì, volevo fare visita a un amico. Ho sostato da lui per un paio di giorni e ho visitato la città in bicicletta,  perché luoghi come Amsterdam vanno vissuti così se si vuole vivere e comprendere appieno la sua cultura del movimento. A quel punto, sono ripartito per Copenaghen e successivamente per Stoccolma, dove mi sono imbarcato per Tallinn, in Estonia. Il momento più difficile l’ho vissuto tra Riga e Varsavia, perché ho rotto la moto. Una volta rimesso in sesto, sono rimontato in sella per Vienna e poi mi sono fermato per qualche giorno in Folgaria, nelle valli trentine, dove termino sempre i miei viaggi in modo da tornare a casa ricaricato e pronto a riprendere la mia vita con una rinnovata luce.

Tutto come da programma?
A dire il vero no. Quando sono arrivato a Stoccolma, la mia intenzione era recarmi direttamente a Riga, ma ho trovato posto solamente sulla nave diretta a Tallinn e ho cambiato rotta. La particolarità dei miei viaggi è proprio quella di essere flessibili e perfettamente adattabili alle condizioni che incontro.

Per questo viaggi da solo?
Esattamente. In due, o ancora peggio in numero superiore, è difficile riuscire a conciliare le esigenze, i tempi, le intenzioni, i desideri. In viaggio, non devono esistere i “ma”, “però”, “magari”, “anziché”, “perché”. Parto per sentirmi libero da impegni e convenzioni, per cui non voglio essere vincolato da necessità diverse dalle mie.

Un consiglio che senti di poter dare a chi vuole seguire le tue orme?
Soprattutto quando si va all’estero, bisogna partire muniti di una polizza assicurativa temporanea che copra l’assistenza sanitaria e i servizi di soccorso stradale. Potrebbe non servire mai, ma sicuramente è bene tutelarsi contro gli imprevisti più o meno gravi che possono presentarsi in viaggio, come malattie o infortuni. Per quanto riguarda l’attrezzatura, invece, consiglio di dotarsi di un buon paraschiena protettivo, che può risultare vitale in caso di cadute o incidenti.

Come si torna da questi viaggi?
Dipende da come si vivono. L’aspetto fondamentale è imparare a godersi ogni singolo istante, senza avere come unica preoccupazione quella di raggiungere una meta come in una sorta di conquista. Gli imprevisti vanno affrontati con serenità e ogni momento va assaporato nella sua unicità, perché – nel bene e nel male – si possono imparare lezioni incredibili.

Sei pilota professionista, per cui viaggiare fa parte del tuo lavoro. Nonostante tutto, hai ancora voglia di macinare chilometri quando hai del tempo libero?
Sì, perché si tratta di cose completamente differenti. Nel lavoro si può viaggiare tutti i giorni, ma tutto è scandito da obblighi, orari, tappe prestabilite. Quando si viaggia per piacere, invece, le giornate sono costruite secondo il personale sentire. Le emozioni sono indescrivibili.

Quelle più forti che hai vissuto?
Siccome suono il piano, a Vienna ho voluto visitare la tomba di Beethoven al cimitero Zentralfriedhof. Proprio lì, ho iniziato ad ascoltare la registrazione di un mio saggio, in cui suonavo le note del suo “Chiaro di luna”: è stato un momento meraviglioso, difficile da descrivere. Altrettanto forte è stata la visita prima al campo di concentramento di Auschwitz e successivamente, al rientro in Italia, alla Foiba di Basovizza. La storia dell’umanità è scandita da eventi ingiustificabili, terribili, che negli anni hanno preso strade diverse nella nostra memoria a seconda della bandiera che ne ha portato avanti il ricordo. Nello stesso viaggio, ho voluto fare tappa in almeno due luoghi simbolo di questi drammi umani, per testimoniare che ogni tragedia ha la stessa dignità. La meraviglia di un viaggio è proprio questa alternanza tra sentimenti ed esperienze contrastanti: felicità ed emozione, allegria e riflessione, perfezione e intoppi. Esattamente come la vita.

 

Paola Rinaldi

Clicca qui per leggere altri articoli della sezione Personaggi

SHARE
Articolo precedenteBicycle festival
Articolo successivoVersi in viaggio