Libertà è andare in Cina a piedi

Cesare Cameli, a piedi fino in Cina

I have a dream. Tradotto, io ho un sogno.
Lo ha detto nel 1963 Martin Luther King, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili, e oggi lo ripete con forza Cesare Cameli, 27 anni, originario di Porto d’Ascoli e neolaureato in Giurisprudenza, che a metà maggio partirà per un lungo viaggio a piedi che lo condurrà fino a Hong Kong, sulla costa sud della Cina, con tre soli compagni: tenda, sacco a pelo e gambe.
La decisione è arrivata dopo una lunga introspezione, fatta di giornate e nottate trascorse a guardarsi dentro, quando ha compreso di voler conoscere meglio se stesso, prima di scegliere cosa fare della propria vita.

Da una promettente carriera di avvocato a una passeggiata per il pianeta: come è avvenuto questo cambio di rotta?
Come tutti, ho intrapreso il mio percorso di studi a 19 anni, un’età in cui forse non si è ancora maturi a sufficienza per sapere cosa si desidera fare nella vita.
La scelta è caduta sulla facoltà di Giurisprudenza soprattutto per le mie abilità, per l’ottima memoria e per il fatto che in quel momento mi era apparsa come una strada capace di aprire molte porte in futuro.
Con il passare del tempo, però, mi sono reso conto che i panni dell’avvocato non erano quelli che avrei voluto indossare, o per lo meno non mi sentivo pronto per farlo.
Nonostante tutto, ho concluso il mio percorso, ma adesso voglio fare qualcosa per me stesso.

Cesare Cameli, a piedi fino in CinaCosa, esattamente?
Voglio capire cosa significa vivere, ma anche quali sono le mie potenzialità o al contrario i limiti.
La nostra è una società che ci impone un iter quasi prestabilito, dal primo giorno di scuola al trittico casa-famiglia-lavoro, fino alla tanto sospirata pensione: io penso che, prima di aderire a quel modello, ciascuno debba capire fino in fondo chi è, cosa vuole, cosa lo fa stare bene.

La tua, dunque, è una ricerca della felicità…
Sì, e personalmente voglio andare a cercarla a contatto con la Natura, perché è di fronte alla sofferenza e al sacrificio più totali – quando magari il tuo pensiero fisso è trovare riparo, cibo e acqua – che comprendi realmente la tua essenza.

Dove andrai per scoprirlo?
A metà maggio, partirò dalla mia citta natale, Porto d’Ascoli, per raggiungere Hong Kong, attraversando Paesi come Slovenia, Ungheria, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Armenia, Iran, India, Nepal, Myanmar, Thailandia, Laos, Vietnam.
L’idea è quella di camminare per 30-35 chilometri al giorno senza l’ausilio di mezzi di trasporto e dormendo sempre in tenda, a meno che problemi burocratici o di sicurezza me lo impediscano.
In quel caso, troverò comunque le soluzioni più economiche, che mi permettano di marciare il più possibile.

Sei stato subito capito dalle persone con cui hai condiviso il progetto?
Ovviamente non è mancato chi ha sgranato gli occhi guardandomi come se fossi un alieno, ma alla fine la maggior parte della gente ha compreso l’ideale che sta dietro all’idea, cioè quello di poter viaggiare senza limiti, senza barriere, senza confini, senza paure.
Il mio primo sostenitore è stato Luca, un carissimo amico, che nonostante il dispiacere di non vedermi per molto tempo mi ha subito incoraggiato e, anche successivamente, mi ha aiutato a ritrovare fiducia ogni volta che qualche dubbio si affacciava nella mia mente.

Cesare Cameli, a piedi fino in CinaTi stai allenando fisicamente?
Sì, da molto tempo, mi alleno ogni giorno con corsa, ginnastica e flessioni.
A 21 anni ho iniziato anche a frequentare dei corsi di pugilato e subito dopo di Kung Fu, oltre a praticare regolarmente escursioni in montagna con gli amici.
Diciamo che l’attività sportiva fa parte del mio normale stile di vita, ma ovviamente da quando ho deciso di partire ho aggiunto qualche complicazione in più, come uno zaino di 30-40 chili sulle spalle nelle scalate ad alta quota. In fondo, è quello che mi aspetta…
E poi la scorsa estate ho raggiunto la Puglia in bicicletta e ho percorso a piedi l’itinerario della Via degli Dei, che unisce in circa 130 chilometri Bologna a Firenze: insomma, ho provato cosa significa usare solamente il corpo come mezzo di trasporto per molti giorni.

Quando pensi di rientrare in Italia?
Non mi sono posto limiti temporali, perché voglio godermi ogni istante del cammino.
Sono d’accordo con Tiziano Terzani sul fatto che il fine del viaggiare sia il viaggiare stesso e non l’arrivare.
Di certo, raggiungere Hong Kong mi regalerà un’immensa soddisfazione, ma sono altrettanto sicuro che quel giorno mi guarderò alla spalle e capirò che la vera meraviglia è il percorso nella sua interezza.

Perché hai scelto quella porzione di mondo?
Fra i miei amici più cari c’è un ragazzo cinese, che ha studiato in Italia e lo scorso anno è rientrato in Cina per lavoro.
Mi ha chiesto di raggiungerlo per una vacanza e là mi sono innamorato di quella zona, tanto da convincermi a trasferirmi.
Ad un certo punto, però, ho capito che ovunque fossi andato l’ordinarietà mi avrebbe comunque “colpito”, inserendomi in un ingranaggio fatto di routine e convenzioni.
Ho capito allora che non bastava cambiare posto per sfuggire a tutto questo, dovevo camminare e trovare il tempo per capire cosa volevo fare, magari per sempre o solo per un po’.

A chi lo hai detto per primo?
Ad alcuni amici. Era una sera d’estate, sul lungomare, e scherzando ho detto: “Dal mio amico in Cina ci vado a piedi”.
Quella stessa notte, ho sognato proprio quel cammino verso Hong Kong e ho capito che volevo farlo davvero.
Così, giorno dopo giorno, ho lottato contro dubbi, ripensamenti e paure, mettendo in piedi quello che sto per fare.

Come ti vedi al ritorno?
Ancora non lo so. Sto cercando il mio posto nel mondo, dove costruire una casa, formare una famiglia, coltivare il mio orto.
Forse questo viaggio mi aiuterà a trovarlo, oppure al contrario mi farà tornare a casa con la consapevolezza di aver avuto sempre qui le cose che mi possono rendere felice.
Non pongo limiti alle opportunità che deriveranno da questo viaggio: l’unica certezza è che non sogno grandi ricchezze, ma solo un contatto vero con la Natura, in cui riesco a sentirmi a casa.

Come intitoleresti l’avventura che ti aspetta?
“Libertà”. Anche per questo non ho voluto cercare sponsor, in modo da essere completamente svincolato da obblighi pubblicitari, e mi affido solamente a un sostegno economico tramite crowfunding, dove chiedo alle persone di aiutarmi a realizzare il progetto in cambio di piccole ricompense, come foto con dedica, cartoline da un Paese che visiterò o un particolare ringraziamento sul libro che scriverò al ritorno.

Cesare Cameli, a piedi fino in CinaQuindi, non vuoi lasciare solamente orme sulla Terra, ma anche una traccia scritta…
Sì, spero che la mia esperienza possa ispirare tante altre persone che vogliono cambiare qualcosa della loro esistenza, così come io mi sono lasciato contagiare dalle avventure di tanti viaggiatori che hanno avuto il coraggio di andare contro tutto e tutti nel loro periodo storico.
Anch’io voglio dimostrare che non è mai troppo tardi per cercare la strada giusta e per mollare quelle che pensiamo “certezze” ma che alla fine sono solamente “catene”.
La vita è bella anche in altri modi, non dobbiamo scordarlo.

Paola Rinaldi