Una (pata)famiglia con la valigia

Pata-mamma, pata-papà e il loro piccolo Patato. Potrebbero sembrare i protagonisti di una bella favola, se non fossero una (vera) famiglia con la valigia che vive nel verde della Brianza. Dopo la nascita del suo bambino, la super mamma Francesca Taioli ha deciso di improvvisarsi blogger e raccogliere tutte le informazioni utili per chi viaggia con un Patato al seguito: dai ristoranti bimbo-friendly alle cose più belle da vedere, fare e visitare con i bambini. Così è nato il sito www.patatofriendly.it, un contenitore virtuale dove Francesca racconta non solo la sua passione per il viaggio, ma anche quella per l’esperienza più emozionante ed eccitante di tutte: essere una famiglia.

Francesca, ci racconti la tua Pata-Family?
Innanzitutto, c’è lui: il nostro bambino di diciotto mesi che noi chiamiamo Patato. L’idea del blog e della Pata-Family è nata “intorno” a lui, perché rappresenta tutto ciò che io e mio marito Roberto amiamo e cerchiamo di condividere con il nostro piccolino. È anche soprannominato “always connected” o “moto perpetuo”, perché non stai mai fermo ed è un piccolo viaggiatore, che si dimostra meno agitato quando siamo in viaggio rispetto a quando restiamo a casa. Poi c’è Roberto, che io definisco un “gigante di pazienza” sia per i suoi quasi due metri di altezza sia per la sua capacità di frenare la mia irruenza. Credo che la nostra amalgama perfetta sia dovuta più alle nostre differenze che alle affinità: lui è tanto razionale, paziente e rigoroso quanto io sono disorganizzata, impulsiva e istintiva. Roberto è un ingegnere per professione, ma anche nell’approccio alla vita quotidiana, mentre io sono quella che scrive sull’onda delle emozioni, che vivrebbe dove è sempre estate e ogni tanto si dimentica di essere una mamma e sogna di preparare lo zaino per l’India.

Queste diversità si rispecchiano anche nel vostro mondo di affrontare un viaggio?
Assolutamente sì. A me basta il racconto di un amico, una fotografia o un articolo scovato su Internet per accendermi come una lampadina e farmi dire: “Okay, partiamo!”. A quel punto, Roberto deve riportarmi sul pianeta terra e farmi ragionare sui voli possibili, sugli alberghi e sulla fattibilità del viaggio a 360 gradi. Non a caso, quando organizziamo una vacanza, io mi occupo di pianificare gli itinerari e i posti che voglio vedere, mentre lui si incarica di valutare il chilometraggio o di cercare le strutture ricettive in cui alloggeremo.

Fare la valigia vi piace, insomma. Cosa cambia quando nasce un bambino?
Moltissime cose. Anche per questo motivo ho deciso di scrivere un blog, che ho inaugurato quando mio figlio aveva otto mesi e ha iniziato a fare i suoi pisolini pomeridiani. Prima pensavo che viaggiare fosse necessariamente andare lontano, ma appena sono diventata mamma ho capito che anche solo una gita fuori porta può essere una splendida avventura, per il semplice fatto di viverla tutti insieme. La vera difficoltà è che i bambini – soprattutto quando sono molto piccoli – hanno esigenze specifiche, per cui va abolita la regola del “dove si va, si va” a favore di attenzioni tarate sui loro bisogni. All’inizio ho avuto qualche problema a reperire informazioni pratiche per le famiglie con un bambino in fasce, come trovare i ristoranti più accoglienti dove allattarlo o cambiarlo senza essere guardata come una marziana. Soprattutto nei primi mesi post-partum, si attraversa un momento delicatissimo della propria vita, in cui non si sa ancora bene come muoversi e ci si fa mille domande. Alla mia ennesima lamentela, Roberto ha costruito il blog e mi ha detto: “Adesso devi solamente scrivere”. A quel punto, ho iniziato a mettere nero su bianco tutti i dubbi di una neo-mamma, raccontando i nostri spostamenti e tutte le cose positive o negative che incontravamo.

Appunti di viaggio per chi voleva seguire le vostre orme con una carrozzina…
Esatto. Poi con il tempo il blog si è evoluto: man mano che il mio bambino cresceva, sono cambiate di pari passo le esigenze, le emozioni, i viaggi e gli stessi post, che cercano comunque di mantenere un aspetto pratico (dove dormire, mangiare, cosa vale la pena fare o vedere con un bambino piccolo). Ho anche creato la sezione “Consigli da mamma”, dove spiego come fare la valigia, come comportarsi con la pappa o come volare low-cost.

Quali sono i migliori posti dove andare con la famiglia?
Personalmente, evito i Paesi a rischio sanitario o politico. Anni fa, in Botswana, mi era capitato di vedere una mamma incinta di sette mesi che teneva per mano una bambina di due anni lungo un fiume dove un cartello recitava: “Attenzione, pericolo coccodrilli”. Tutto questo in un campeggio privo di acqua e lontano da ospedali o comodità di qualsiasi genere. Io, da tipica “mamma italiana”, ho un background di vita completamente diverso e non mi sognerei mai di affrontare un’esperienza simile. Per questo, dico sempre che ciascuno deve adattare il viaggio alle proprie esigenze di genitore e di bambino, senza mai mettersi dei paletti perché i bambini ci sorprendono per la loro adattabilità. Pianificando tutto nei minimi dettagli e tenendo conto di ogni esigenza o problema, possiamo dare piena fiducia ai nostri nanetti!

Per un bambino, cosa rappresenta il viaggio?
Un’occasione di crescita straordinaria. Quest’estate, abbiamo affrontato un viaggio on the road di un mese attraverso Croazia, Slovenia e Austria. In quei 4000 chilometri, io e Roberto abbiamo visto il nostro bambino crescere e cambiare giorno dopo giorno. Ha imparato a parlare e a imitare gli animali come nessun libro al mondo sarebbe mai riuscito a insegnargli in così poco tempo. Oggi, il mio Patato sa che l’asino fa “ih-oh” non perché lo ha sentito in tv o gli è stato raccontato, ma perché lo ha visto con i suoi occhi. Lo stesso vale per le mucche, le capre e tutto ciò che lui ha appreso come una spugna. Viaggiare è un un apprendimento con le emozioni, diverso da qualsiasi altra forma di crescita.

Sicuramente un insegnamento anche per il futuro…
Sì, credo di sì. È un bambino abituato a vedere contesti diversi, a conoscere persone diverse, ad accettare abitudini diverse. Penso che i bambini viaggiatori saranno adulti capaci di adattarsi più facilmente alle situazioni, o almeno questo è il mio auspicio.

E per i genitori invece? Viaggiare con i bambini assume un sapore nuovo?
Anche per le mamme e i papà è un’occasione di crescita. Durante il nostro viaggio on the road, ogni sera io e mio marito ci chiedevamo reciprocamente: “Cosa ti è piaciuto di più oggi?”. Ci siamo accorti che la maggior parte delle nostre emozioni non erano più il tramonto meraviglioso o il paesaggio di un tempo, ma erano legate al nostro bambino, al suo tentativo di afferrare i pesciolini nell’acqua, ai suoi occhi sorpresi di fronte a qualcosa. Con un bambino, i ricordi di viaggio cambiano completamente e si intensificano.

Man mano che crescerà, lo coinvolgerete nell’organizzazione dei vostri viaggi?
Mi piacerebbe moltissimo. Mi immagino un bambino intorno ai 10-11 anni che propone la sua meta spiegando i motivi per cui vorrebbe raggiungerla. Un giorno, saremo in tre a giocarci le possibilità!

Qual è il primo viaggio che avete affrontato con lui?
Oltre alle gite in mezzo alla natura, a due mesi lo abbiamo portato in un tour lungo il Piemonte, dove vivono i genitori di mio marito. Lo ricordo con grande nostalgia perché è stata la prima esperienza insieme.

Sei anche autrice di alcuni libri per bambini, tra cui spicca il simpaticissimo “Rino Stomodoro”, la storia di un piccolo pomodoro che sogna di vedere il mondo e per questo viene deriso dai fratelli. Qual è il messaggio che hai voluto trasmettere?
Ho scritto quel libro mentre aspettavo la nascita di mio figlio e voleva essere un modo sia per raccontargli i miei viaggi sia per spronarlo a inseguire i suoi sogni, a costo di lottare con tenacia contro il resto del mondo. Mentre lo scrivevo ho promesso a me stessa che avrei sempre creduto in lui e lo avrei sostenuto a perseverare dritto verso i suoi obiettivi. Magari crescerà e non amerà viaggiare. Non importa, saranno i suoi sogni. Io dovrò essere capace di credere in lui anche quando i suoi obiettivi non coincideranno con i miei o con quello che speravo. L’augurio che gli faccio è: “Se credi nei tuoi sogni, sarai davvero felice. L’importante è avere qualcuno di fianco che ti ami e che crede in te come fa la tua mamma”.

Paola Rinaldi

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