Nel sud dell’Etiopia a bordo di tre Ape Piaggio

ApeWay 2015 in Etiopia - Taurinorun Team

Cosa accade se undici persone viaggiano per diciotto giorni, macinando 2500 chilometri su tre ruote, passando fra uomini, donne, bambini, buoi, capre, asini e qualche cane solitario?

Basta chiederlo al Taurinorum Team, che a novembre ha affrontato il mondo al rallentatore con il progetto ApeWay 2015: a bordo di tre veicoli Piaggio, il gruppo ha attraversato l’Etiopia prestando attenzione a tutto ciò che passava sopra, sotto e di fianco, visto che la totale assenza di sicurezza stradale è la seconda causa di morte in Africa.

Sensibilizzare su questo tema era proprio l’obiettivo del progetto, dato che le stime parlano di oltre duecento persone che ogni anno muoiono per incidenti stradali, più di una ogni 48 ore, solo in un paese come l’Etiopia, dove circolano meno di diecimila veicoli.
Una delle principali cause sono i camionisti che, incuranti di persone, animali, regole e divieti, conferiscono alla “strada” il primato per tasso di mortalità con malaria e AIDS.

Nel corso di ApeWay 2015, il Taurinorum Team ha distribuito braccialetti catarifrangenti e magliette, con loghi del progetto ad alta visibilità, soprattutto a coloro che rappresentano le prime vittime, ovvero i bambini.
Ma perché compiere questa missione in Ape? Perché forse è il mezzo che, dalla sua nascita, si è adattato maggiormente a variazioni geografiche, culturali e funzionali attraverso diverse e lontane fasi storiche.

L’intento del progetto era anche promuovere l’Ape in funzione di uno sviluppo socialmente ed eticamente responsabile, grazie anche alla collaborazione con Ong locali, ottimizzando e facilitando il lavoro che già svolgono per lo sviluppo del territorio: grazie alla sua capacità di adattarsi pressoché a qualunque territorio, l’Ape inizia ad essere utilizzata sia come taxi che come cargo trasportatore di acqua, legname e prodotti agricoli da una città all’altra, sostituendosi ai carri a traino animale che oggi occupano spesso il bordo della strada nelle ore più rischiose per la guida.

Gli undici membri del team si sono spartiti il lavoro sul campo e, oltre alla realizzazione di materiale video e fotografico, hanno prestato attenzione a tante tematiche di valore sociale.
Uno degli obiettivi raggiunti, ad esempio, è la mappatura Gps di tutte le fonti d’acqua incontrate lungo la strada, per creare una mappa virtuale di pozzi, fonti e acqua potabile, disponibile on line in open source.

ApeWay 2015 in Etiopia - Taurinorun Team

UN PROGETTO SOCIALE
Sono state realizzare anche foto a 360° in luoghi e momenti particolari del viaggio, con cui sarà creato un itinerario in street-view che permetterà l’immersione completa nei luoghi visitati.

In più, grazie ad ApeWay 2015, il team ha collaborato con due Ong impegnate sul territorio: la prima, Comunità Volontari per il Mondo, è una realtà che da oltre trent’anni si occupa di portare acqua potabile a tutto il sud del mondo, educando sulle giuste condizioni igienico-sanitarie da osservare, tutelando i diritti delle donne e accogliendo gli orfani di strada.

Il Centro Italiano Aiuti all’Infanzia invece si batte dal 1968 per il riconoscimento dei diritti dei bambini alla possibilità di avere accesso a un’istruzione e a una formazione professionale: dopo essersi inerpicati sulle montagne con due ore di camminata, il team ha raggiunto una scuola nel villaggio remoto di Hello, dove viene data istruzione a bambini di molte valli isolate dei dintorni.

ApeWay 2015 in Etiopia - Taurinorun Team

L’ITINERARIO
Il viaggio in Ape è partito dalla capitale, Addis Abeba, da cui il team si è spinto fino alle rive del fiume Omo, nell’Omo Valley, per poi ritornare verso nord, completando un anello che – congiungendo Turmi, Jinka, Key Afer, Konso, Arba Minch, Hossana, Ziway, Debre Zeyt e le principali città d’Etiopia – li ha riportati alla tappa iniziale.
“A viaggiare in Etiopia, sembra sempre di tornare”, ricorda il gruppo. “Si ha la sensazione di non stare realmente andando da qualche parte, ma di tornare, e quel che conta non è tanto il dove, ma la motivazione che ciascuno sente”.

“Se non si può certo dire di conoscere e aver visto l’Africa in sole tre settimane, questi 2500 chilometri di sabbia, asfalto, pioggia, questi ponti e strade e prati e alberi e volti e mani che ti toccano con stupore, e sorrisi e sapori, li abbiamo collezionati, metro dopo metro, sobbalzando su tre ruote o arrampicandoci a piedi per sapere cosa c’era sulla cima della collina, per vedere ancora qualcosa di più di questa Etiopia”.
Adesso, rimane solo da stabilire quando si ripartirà.

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