Dove vai, bellezza in bicicletta?

Sarà la prima donna a compiere il giro del mondo in bicicletta. Juliana Buhring, 31 anni, è partita oggi da Piazza del Plebiscito, a Napoli, per tentare un’impresa unica nel suo genere: circumnavigare il pianeta in 140 giorni, percorrendo una media di 210 chilometri quotidiani. In meno di cinque mesi, le sue ruote sfrecceranno lungo Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Australia, Malaysia, Thailandia, Bangladesh, India, Turchia, Grecia, Macedonia, Albania, Montenegro, Bosnia, Croazia e Slovenia, per poi fermarsi a Napoli entro dicembre. Ad accompagnarla sarà “Pegasus II”, l’esclusivo modello di bicicletta in leggerissima fibra di carbonio realizzato appositamente per l’impresa dalla Mario Schiano srl.

Perché ti definisci una “nomade del globo”?
Le circostanze della mia vita mi hanno costretta a cambiare casa molto spesso: sono nata in Grecia, ma ho vissuto in tanti Paesi di Asia, Africa ed Europa, fino a quando mi sono stabilita a Napoli tre anni fa. Nel mio libro “Not without my sister”, pubblicato nel 2007, ho raccontato la mia dolorosa esperienza: sono cresciuta in una setta religiosa, chiamata “I bambini di Dio”, i cui appartenenti dividevano tutto, compreso il corpo. I bambini venivano avviati al sesso in tenera età, tra loro e con gli adulti, e chi si ribellava veniva punito con grande ferocia. Io e le mie sorelle, Celeste e Kristina, siamo state separate quando eravamo molto piccole, ma abbiamo trovato la forza di ribellarci e reagire. In quel contesto, il termine “casa” non identificava un paese, un appartamento o una città, ma si riferiva a un gruppo, un’identità collettiva che parlava lo stesso linguaggio, cantava le stesse canzoni, seguiva lo stesso credo. Fino a quando parlavi, cantavi e pensavi allo stesso modo, gli appartenevi.

Sicuramente non è stato facile raccontare la tua storia. Lo hai fatto come gesto d’amore verso chi è ancora imbrigliato in queste situazioni così perverse?
Sì, credo che le persone debbano essere a conoscenza di queste realtà per impedire alle organizzazioni di continuare a operare. Dopo il successo del mio libro, ho girato il mondo numerose volte e ho scoperto che la storia della mia famiglia non è unica, ma comune a milioni di persone. Il mio viaggio in bicicletta sarà un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti dell’infanzia, ma soprattutto per raccogliere fondi da destinare alla “Safe Passage Foundation”, di cui sono attivista.

Di cosa vi occupate?
È un’organizzazione no-profit che fornisce protezione, supporto e assistenza ai minori cresciuti all’interno di organizzazioni estremiste o in contesti isolati. Come per tutte le associazioni benefiche, non è facile trovare i fondi utili per sostenere i progetti e io vorrei dare il mio contributo.

Credi che la tua esperienza di vita ti abbia resa più forte?
Assolutamente sì, mi sento una combattente. Per questo ho deciso di intraprendere il mio viaggio. Voglio dimostrare che una persona normale può compiere qualcosa di straordinario. Non sono mai stata una sportiva e ho iniziato ad andare in bici solamente un anno fa. Il mio messaggio è che tutti possiamo fare qualunque cosa se davvero lo vogliamo.

Come ti sei preparata a questo giro del mondo?
Per quasi otto mesi, mi sono allenata percorrendo fino a 200 chilometri al giorno, anche a 38 gradi di temperatura nell’ultimo periodo. Mi sono fermata solamente gli ultimi tre giorni prima della partenza per riposare.

La tua impresa potrebbe anche valere l’ingresso nei Guinness dei Primati…
Sì, per entrare nei Guinness World Record – in questa categoria – bisogna percorrere almeno 28.970 chilometri in bici, da Est a Ovest o viceversa. L’intero viaggio deve essere di almeno 40.075 chilometri, inclusi i transiti aerei e navali. Quando ci si ferma per prendere un aereo o una nave alla volta del continente successivo, l’orologio si ferma e il conteggio valido per l’impresa riparte solo all’uscita dall’aeroporto o dal porto. Deve essere utilizzata la stessa bici per l’intera durata del viaggio ed è consentito riparla o cambiarne alcune parti.

Cos’hai portato con te?
Un ricambio di pantaloni e maglietta, insieme all’attrezzatura necessaria per riparare la bici e il minimo indispensabile per resistere cinque mesi fuori casa. Ogni cosa è un peso da trasportare, per cui ho ridotto tutto all’essenziale.

Hai paura di qualcosa?
Dal punto di vista mentale sono molto tranquilla, il mio unico timore è che il mio corpo possa fallire nell’impresa. Ma credo sia una normale preoccupazione: nel complesso, mi sento serena. Il mio ultimo check-up ha mostrato questi valori: 10,5% di grasso corporeo, 65 chili. “In perfette condizioni. Sei pronta”, ha detto il mio preparatore atletico. Spero abbia ragione!

Dove dormirai?
Ogni giorno, troverò un albergo o una sistemazione in tenda. L’unico scoglio è quello economico, perché parto con pochi fondi a disposizione. Sin dall’inizio non è stato facile trovare sponsor per questa impresa. Se non fosse stato per le generose donazioni di amici e sostenitori, la partenza sarebbe stata difficoltosa. Ma spero ancora di trovare qualche aiuto strada facendo.

Se non sbaglio, alla fine ci sarà una sorpresa…
Sì. Percorrerò gli ultimi chilometri a bordo della bicicletta che Massimo Troisi usò nel film “Il Postino”, che è di proprietà del comune di San Giorgio a Cremano. Casualmente, quello è stato anche il film che ha lanciato la carriera di Maria Grazia Cucinotta, presente sia alla partenza sia all’arrivo. Ho già provato a guidare quella vecchia bici intorno a Piazza Plebiscito: il sedile è basso, il manubrio è alto, non ci sono marce e le mie ginocchia urtano i manicotti. È stato bellissimo.

Come possiamo seguirti?
Tenendo d’occhio il sito http://julianabuhring.com/, dove – grazie a un dispositivo satellitare montato sulla bici – verrà costantemente monitorata la mia posizione, ma pubblicherò anche un diario di viaggio in cui racconterò le mie avventure, le suggestioni e le persone incontrate. Seguitemi, i miei pedali andranno più veloci!

 

Paola Rinaldi

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