Donne al volante della Gazzamobile

Due ragazze e una pazza idea: percorrere 17 mila chilometri in macchina per raggiungere Tokyo. Alla guida della Gazzamobile, una Peugeot 3008 Hybrid 4 dalla carrozzeria rosa, ci sono Mariella Carimini e Silvia Gottardi, entrambe classe 1978, che da qualche anno viaggiano per beneficienza: tracciano un itinerario impossibile, saltano in macchina e macinano chilometri con la voglia di esplorare il mondo, ma soprattutto per raccogliere fondi da donare a organizzazioni umanitarie che operano nei Paesi toccati durante il viaggio.

Silvia e Mariella sono amiche, colleghe di lavoro ed entrambe sportive incallite (www.donnealvolante.com). Mariella è un’amazzone provetta e maratoneta da 3,45 h di personale: il suo soprannome è Wonder Woman, perché cento ne pensa e mille ne fa. Non sta mai ferma, vive la vita di corsa e non sembra esaurire le batterie. Silvia è una campionessa di basket, che ha vestito la maglia della Nazionale Italiana, e oggi è il capitano del Sanga Milano (serie A2 femminile). Tutti quelli che la conoscono sono concordi nel definirla “l’entusiasmo fatto persona”. Di speciale, hanno la voglia di girare il mondo a bordo della loro Gazzamobile, aiutando chi è meno fortunato.

Dopo il Mongol Rally del 2010, da Milano fino a Ulan Bator, e la Transafrica 2011, che le ha portate fino a Cape Town, la nuova sfida di Silvia e Mariella è partita lo scorso 9 luglio: il viaggio le ha viste attraversare 15 Paesi, dall’Europa dell’Est, fino al Tagikistan e al Kirghizistan, per entrare in Cina e poi in nave in Sud Corea e Giappone. Ora sono dirette a Tokyo per la fase finale della loro avventura. Quest’anno la raccolta fondi è destinata al sostegno di tre Onlus italiane: ActionAid (per il miglioramento delle condizioni di vita delle contadine nel distretto di Chongli, in Cina del Nord, e per un progetto di integrazione fra il mondo dei giovani e quello della disabilità attraverso lo sport); Il Gabbiano di Milano e Orto dei Sogni (per un’iniziativa a sostegno dei bambini vittime del disastro nucleare che ha colpito Fukushima).

Come i viaggi precedenti, anche Eurasia 2012 è all’insegna dell’avventura: senza un itinerario vero e proprio, le due temerarie viaggiano solo con un’idea vaga del percorso in testa, senza nulla di prenotato e senza alcuna assistenza meccanica, neanche un navigatore satellitare a bordo della prima macchina ibrida diesel del mondo.

Mariella, quando avete deciso di iniziare queste avventure in giro per il mondo?
Tre anni fa, abbiamo partecipato al Mongol Rally per unire la nostra passione per i viaggi all’esigenza di aiutare chi è meno fortunato. Ci siamo impegnate nella ricerca di fondi e, anziché raccogliere i mille euro necessari, ne abbiamo raccolti 10 mila grazie al supporto della Fondazione Candido Cannavò, di Gazzetta dello Sport e molte altre aziende. Così, l’anno successivo, abbiamo deciso di raddoppiare il nostro obiettivo e lo abbiamo superato abbondantemente. Ormai è diventata quasi una droga per noi.

Oltre all’aspetto della beneficienza, cosa insegnano questi lunghi viaggi in zone del mondo così diverse dallo stile di vita occidentale?
Prima di tutto che davvero non si ha bisogno di nulla, perché tutto l’occorrente è racchiuso in un piccolo zaino: a volte, addirittura, ci rendiamo conto di aver portato anche troppe cose. Tutto quello che serve sta negli incontri che si fanno. Durante i nostri viaggi, cerchiamo di risparmiare il più possibile e per questo chiediamo spesso di essere ospitate, avendo modo di vivere a stretto contatto con le persone del posto. Ci siamo trovate a condividere con alcune famiglie il poco che avevano, erano felici di offrirci un pezzo di pane, delle verdure del loro orto o il formaggio fermentato. Il nostro modo di viaggiare ci permette di cambiare molto frequentemente paesaggi, culture, tratti somatici, tradizioni. Il tutto senza lo shock del cambio drastico, che si ha quando si prende un aereo da casa. Tutti i cambiamenti vengono vissuti in maniera graduale e lenta: è un’esperienza unica.

Essere donne può rendere più difficoltose queste esperienze?
Sicuramente le rende più complicate, perché in molti dei paesi che attraversiamo la donna non ha gli stessi diritti di un uomo. Spesso, nei nostri viaggi ci siamo trovate in situazioni paradossali, dove addirittura gli uomini non ci rivolgevano la parola. La maggior parte delle volte però essere donne ci ha agevolato, perché tutti hanno sempre cercato di aiutarci considerandoci il “sesso debole”. Seppure pensando di non essere affatto deboli, ne abbiamo approfittato e ci siamo fatte aiutare ben volentieri, ad esempio a cambiare le ruote.

Normalmente, cosa contengono i vostri bagagli quando tornate a casa?
Quello che ci portiamo via sono principalmente gli incontri: le nostre agendine sono piene di indirizzi a cui spedire le fotografie scattate insieme. Si tratta di un’esperienza di vita incredibile, che ti arricchisce da tutti i punti di vista e che difficilmente si può dimenticare. È difficile trasferire tutte le nostre emozioni al rientro, ma spero che il nostro entusiasmo sia indicativo della nostra felicità per aver avuto la fortuna di compiere questo genere di esperienza.

Paola Rinaldi

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