Chanty: “Ritornerai”

Chantal Saroldi, Chanty, Sanremo

 Chantal Saroldi, Chanty, SanremoSegni particolari: una voce profonda come il mare e l’animo delicato come una piuma, forse perché anche lei è abituata a volare qua e là, lungo un mondo troppo grande per non essere vissuto tutto. Chantal Saroldi, in arte Chanty, parteciperà alla 65esima edizione del Festival di Sanremo – nella sezione “Nuove Proposte” – con il brano “Ritornerai”, un testo che cattura le emozioni vissute in questi anni tra Africa, Taiwan, Stati Uniti e Italia. Ventidue anni, mamma tanzaniana e papà italiano, Chanty vive a Savona ma racchiude nel suo bagaglio la contaminazione di culture diverse, con quella voglia di manifestare le proprie radici e insieme cambiare, crescere, far vibrare il cuore di chi la ascolta.

Chantal, pensi che l’essere stata “cittadina del mondo” abbia influenzato la tua Chantal Saroldi, Chanty, Sanremo musica?
Sì, credo di sì. Viaggiando apprendi il concetto di “relativizzazione” e impari a non prendere mai nulla per assoluto, che si tratti di una verità, un concetto, un modo di essere o di vivere. Alla fine, quasi senza accorgertene, applichi questa visione anche alla musica: in base alla mia esperienza, in Italia esistono luoghi – come i Conservatori – dove viene utilizzata una categorizzazione molto rigida, netta. Si insegna per esempio che la musica classica è diversa dalla jazz, che quella moderna differisce dal rap. Al contrario, secondo me, la mentalità di chi ha visto tante cose e ha vissuto tante realtà è quella di considerare la musica come un linguaggio universale, che trascende i singoli generi.

All’estero, l’approccio è differente?
Nelle realtà che ho conosciuto, come Stati Uniti e Taiwan, le contaminazioni sono ben accette. Non a caso, il jazz nasce proprio da una fusione di culture, ritmi e messaggi: in esso si mescolano l’identità afro-americana, quella caraibica, quella europea. La multiculturalità crea nuova musica, perché a volte è sufficiente un modo di cantare diverso per dare nuovo respiro a un genere consolidato.

 Chantal Saroldi, Chanty, SanremoDunque, nell’arte, conta anche la curiosità e la voglia di sperimentare…
Assolutamente sì. Sono molto felice di aver viaggiato tanto e tutt’oggi mi piace vedere, scoprire, conoscere, informarmi, ma anche lavorare con altri musicisti. È nel confronto con l’Altro e il Diverso che nasce l’ispirazione per qualcosa che prima non sfiorava la tua mente.

Anche i tuoi genitori appartengono a culture diverse: la tua origine “doppia” ha inciso nella formazione?
La mia mamma è la classica donna africana, che non sente lo scorrere del tempo e non è mai stressata; il mio papà invece è un italiano doc, che vive all’occidentale e si impone dei ritmi. Due mondi così lontani si sono influenzati a vicenda: lei lo ha aiutato a rallentare, a vivere più rilassato; lui le ha insegnato la precisione, ad avere orari prestabiliti. Quando due realtà lontane si incontrano non possono che contaminarsi a vicenda e formare un nuovo mondo, che in questo caso sono io.

Ti è mai capitato di partire e tornare diversa da prima?
Penso che succeda ad ogni viaggio. Ricordo bene quando, nell’ambito del workshop tenuto dal Berklee College of Music di Boston nell’edizione 2012 di Umbria Jazz, ho vinto una borsa di studio per il programma estivo della celebre università americana. Ogni volta che parti, ti poni in  Chantal Saroldi, Chanty, Sanremouna condizione di estrema fragilità, perché arrivi in un luogo dove non conosci nessuno e in cui puoi contare solamente su te stessa. A Boston mi sono ritrovata immersa in una realtà molto più veloce della nostra, che sembra quasi inghiottirti e dove io mi sentivo anonima: quell’esperienza però, così come tante altre, mi ha insegnato a non essere troppo antropocentrica ed egocentrica. Un bagno di umiltà che fa bene a tutti.

Ogni territorio ha anche delle sonorità che lo contraddistinguono. Quali ami di più?
Adoro i ritmi della Tanzania, la mia terra d’origine, che sicuramente mi ha trasmesso il senso del ritmo e, allo stesso tempo, mi ha insegnato la libertà nel cantare. Sin da piccola ho ascoltato moltissime canzoni africane e il soul amato da mia madre, tanto che ancora oggi sono attratta da quelle percussioni, da quelle basi ritmiche. Ricordo ancora i matrimoni delle mie zie, dove le damigelle d’onore danzavano sulle musiche suonate dei percussionisti: in quei momenti, il mio unico desiderio era ballare, seppure non facessi parte del gruppo di damigelle che conoscevano la coreografia. Per cui, le guardavo affascinata e sentivo che la musica non era qualcosa di astratto, ma un elemento concreto, che puoi sentire dentro te stesso.

 Chantal Saroldi, Chanty, SanremoOggi sei un’italiana di seconda generazione perfettamente integrata, ma all’inizio non è stato facile: perché?
Dopo essere stata a Taiwan, dove era normale convivere con persone provenienti da tutto il mondo visto che frequentavo una scuola internazionale, mi sono ritrovata ad essere l’unica ragazza di colore a Genova. È stata la musica a rompere la scorza di diffidenza che mi circondava, permettendomi anche di destare curiosità. Dire che nella vita fai la cantante sicuramente dà agli altri un motivo in più per interagire con te, fosse anche soltanto per scambiare pareri e gusti.

La cantante era il mestiere che volevi fare già da bambina?
No, tutto il contrario. Ho deciso relativamente tardi di voler intraprendere questa professione, dopo il liceo. Prima non mi attribuivo questo talento e tantomeno le capacità per cantare di fronte a un pubblico, anche perché nella vita sono molto timida. Certo, con il senno di poi, forse qualche segnale c’era, visto che non mi separavo mai dal mio walkman o dal lettore di audiocassette, canticchiando continuamente e costringendo mia mamma a zittirmi in mille modi.

Sei cresciuta con la musica…
Sì, anche mio padre ascoltava musica classica, jazz, rock e mi ha regalato un disco di Amy Winehouse, che ho amato particolarmente: diciamo  Chantal Saroldi, Chanty, Sanremoche anche la famiglia ha fomentato la mia passione innata. Oggi ne sono felice, perché la musica mi ha cambiata anche a livello di personalità, rendendomi più aperta, fiduciosa, capace di scegliere. Anche in questo senso mi piace parlare di integrazione, perché le note mi hanno aiutata a inserirmi all’interno della società, di un gruppo e di trovare la mia giusta collocazione, il mio ruolo nel mondo.

Tutti i viaggi che hai compiuto ti hanno mai fatta sentire sola o smarrita?
Sicuramente ho convissuto a lungo con una sensazione di “vagabondaggio” e con l’eterna ricerca di una casa, non in senso concreto ma psicologico, intesa come un posto dove sentirmi al sicuro.

Cosa rappresenta il viaggio per te?
Una sorta di catarsi, una voglia di partire per poi voler tornare, uno scoprire cose nuove per avere nostalgia di quelle vecchie. Mi capita spesso di mettermi in viaggio dicendo: “Basta, non torno più”, ma regolarmente raggiungo un luogo magico, come possono essere le sterminate distese  Chantal Saroldi, Chanty, Sanremodel Serengeti, e lì di fronte sento la necessità di tornare dai miei affetti per condividere il ricordo e le suggestioni di quanto ho vissuto. In più, soprattutto quando attraverso terre molto povere, il viaggio diventa anche un modo per sentirmi profondamente fortunata di quanto possiedo. Dopo certe esperienze, anche solo un paio di ciabatte o un cappuccino al bar possono apparire un lusso, perché viaggiare ti insegna ad amare la vita che fai e che spesso dai per scontata.

Anche il tuo lavoro ti mette sempre “le ruote”…
Sì, ed è meraviglioso condividere una serata sul palco, con persone sconosciute che ti trasmettono energia, fiducia, approvazione, e poi ripartire per il luogo successivo, per lasciare un altro segno, fuori e dentro di te. Come tutti gli artisti, anche a me capita di vivere dei blocchi di scrittura: a volte, mi basta cambiare luogo, anche solamente di qualche chilometro, per ritrovare la giusta ispirazione.

A Sanremo, presenterai il brano “Ritornerai”. Quanto c’è di te stessa in questa canzone? Chantal Saroldi, Chanty, Sanremo
Ho messo tutta la mia vita e tutto quello che sono, perché sono sempre più convinta che la voce umana racchiuda dentro di sé una storia, cambiando nel corso del tempo sull’onda delle esperienze vissute. Ho scritto questa canzone qualche anno fa in inglese, ma grazie all’aiuto di alcuni autori sono riuscita a mantenere la stessa metrica anche nella versione italiana. Non volevo modificare l’essenza della mia madrelingua e del mio modo di scrivere, perché la voce non ti permette di nascondere nulla e ti mette a nudo in tutto ciò che sei, comprese le parole non dette. Chi ti ascolta riesce ad avvertire se sei distante, se sei coinvolta emotivamente, se sei commossa: in “Ritornerai” ho messo il mio bagaglio. Se volete, potete partire con me.

Paola Rinaldi

 

Chantal Saroldi, Chanty, Sanremo

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