Cammino di Santiago, fra vita e magia

Cammino di Santiago - Marco Meli

Rivelazioni improvvise, lezioni di vita e tanta magia: Marco Meli ha vissuto così il Cammino di Santiago, percorso lo scorso ottobre per trenta giorni, in totale solitudine.
L’esperienza si è poi trasformata in un lungo video documentario, in cui Marco – siciliano di 27 anni – apre il suo cuore e rivela il grande insegnamento di quel viaggio: bisogna vivere il momento, quello presente, per non lasciarsi sfuggire un’opportunità che è unica, speciale, irripetibile.

Cammino di Santiago - Marco Meli

Dicono che il Cammino di Santiago non venga mai intrapreso in un momento qualunque della propria vita, ma in quello giusto e perfetto, quando può insegnare, guarire o sanare qualcosa: vale anche per te?
Sì, sono d’accordo. Nel mio caso, l’idea è nata gradualmente, dopo un viaggio in Africa che mi ha insegnato molto, soprattutto che il mondo era diverso da come lo avevo sempre conosciuto. In quel continente non esistono fretta, ansia e neppure la concezione del tempo che passa, la gente vive alla giornata e ti mostra che non ci sono convinzioni universali: ogni luogo della Terra ha le proprie, che possono influenzare il tuo concetto di priorità. Spesso facciamo cose che pensiamo normali, ma che forse non vogliamo davvero.

È stato quello il tuo input?
Non solo. Qualche anno fa, ho perso mio padre all’improvviso: quel dolore così grande mi ha spinto a riflettere, a capire cosa desideravo dalla vita, a fare solamente quello che mi andava e mi rendeva felice. Da quel momento, ho iniziato a dare importanza ad ogni singolo istante della mia esistenza e ho capito che tutto aveva una sequenza logica, nulla capitava per caso e sì, il Cammino è arrivato al momento giusto. Non lo conoscevo prima di allora, ma ho voluto approfondirne la storia decidendo di partire.

Sei partito da laico, non da pellegrino religioso, eppure nelle tue parole si avverte una forte spiritualità…
Penso che la svolta sia arrivata prima dell’esperienza a Santiago. Ero a Cracovia, un viaggio fatto dopo la scomparsa di mio padre, dove amavo trascorrere in solitudine i pomeriggi sdraiato sul prato di fronte il castello, senza alcun pensiero o sforzandomi di non averne. Passavo ore ad osservare il cielo, senza nessuno scopo, solo per il gusto di farlo. Un giorno, mi è capitato di provare una sensazione quasi impossibile da spiegare a parole, mistica per certi versi, perché ho sentito la presenza di qualcosa di superiore, come se per qualche minuto fossi riuscito a entrare in connessione con l’universo, con la mia stessa esistenza.

Cammino di Santiago - Marco Meli

Anche lungo il Cammino di Santiago hai vissuto esperienze simili?
Diciamo che su quella strada accadono cose magiche, coincidenze così frequenti che non possono essere casuali. Un giorno, pioveva a dirotto ed ero privo di pantaloni impermeabili, senza i quali mi sarei completamente inzuppato: quando sono sceso nella hall, l’hospitaleros mi ha guardato e mi ha dato due paia di pantaloni, che mi hanno salvato. In un’altra occasione invece mi sono perso, ma in uno dei pochi punti lungo il Cammino dove la strada sbagliata si ricongiunge con quella principale: in 800 chilometri, mi sono smarrito proprio in una di quelle pochissime occasioni di “rientro”. Se non è magia questa…

Cosa accade quando cammini da solo per 800 chilometri?
Attivi una vera conversazione con i tuoi pensieri, in maniera intensa e indisturbata, mentre impari l’arte dell’attenzione, perché lungo la strada devi concentrarti su ogni particolare, sul verde dell’erba, sui sassi lungo il percorso, sul terreno che cambia sotto i tuoi piedi.
In un paesaggio all’apparenza sempre uguale, impari a cogliere il diverso, ma anche a prendere consapevolezza del tuo corpo, ad osservarti quasi dall’esterno, a cogliere dettagli di te stesso che non avevi mai notato prima, a comprendere che spesso ciò che vedi all’esterno è una proiezione del tuo stato d’animo in quel preciso istante.

È questo che trasmette il Cammino?
Penso che regali a ciascuno ciò di cui si necessita. La maggior parte delle persone che incontri ha un problema alle spalle, come un lutto, un divorzio, un licenziamento, una delusione e tante altre esperienze che alla fine mettono di fronte alla stessa domanda: “E adesso cosa mi resta? Cosa devo fare?”. Il Cammino di Santiago arriva come risposta a quel quesito e, lungo la strada, nessuno ha paura di domandare qualcosa né di rispondere con la verità. Si incontrano storie straordinarie, dove ogni pellegrino mostra tutta la sua umanità, senza filtri.

Cammino di Santiago - Marco Meli

Una rivelazione, insomma.
Sì, riesci a vedere il cammino della tua vita in un mese e impari cose che ti serviranno nelle occasioni di ogni giorno, perché il sole non sorge solamente a Santiago, ma ovunque nel mondo. C’è sempre qualcosa da vivere e dovremmo farlo con la stessa emozione che si prova durante quel percorso così semplice, eppure così carico di significato.

Non hai vissuto nulla di negativo?
Sicuramente la fatica, anche se – come mi è capitato di leggere una volta – il Cammino ti prende tutte le forze, ma poi le restituisce amplificate. E poi mi è spiaciuto vedere il lucro in alcuni luoghi che dovrebbero essere spirituali: tante cattedrali delle città situate lungo il percorso hanno una sorta di biglietto per l’ingresso, che trasforma in business quello che dovrebbe essere puramente un momento di forte interiorità.

E poi c’è l’arrivo. Cosa si prova?
Onestamente non ho provato nessuna emozione e mi sono accorto che la vera esperienza era stato il cammino fino a quel momento, non la meta finale. Infatti, fra le “magie” che mi piace ricordare, c’è il fatto che durante l’intero percorso ho girato video e scattato foto, quasi continuamente: negli ultimi 200 metri, invece, il telefono non si è più acceso e non ho potuto fare la fatidica fotografia di arrivo. Ho pensato che forse la vita mi stava chiedendo semplicemente di vivere quel momento, ma di non tramutarlo in immagine.

E quale lezione hai tratto da quell’episodio?
Che non dobbiamo correre, sempre all’inseguimento di un premio, una promozione, una ricompensa, un risultato. Non esiste un arrivo, ma solo continue ripartenze. Così è la vita.

Paola Rinaldi

Tanzania - Marco Meli
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