Ad Auschwitz, per non dimenticare

Antonio Alampi, Santa Vittoria d’Alba, Auschwitz

Antonio Alampi, Santa Vittoria d’Alba, AuschwitzSguardo in avanti e pensiero rivolto al passato. Il roerino Antonio Alampi, 52 anni, ha percorso in 14 giorni i 1650 chilometri che separano Santa Vittoria d’Alba (Cuneo) da Auschwitz, rendendo omaggio a chi ha dovuto affrontare quel viaggio da deportato, scrivendo una delle pagine più tristi della nostra storia. L’idea di questo ciclo-viaggio, affrontato in solitaria lo scorso agosto, è nata circa dieci anni fa: “A causa dei numerosi impegni famigliari e lavorativi, ma anche di alcune ernie cervicali molto dolorose, ho continuato a rimandare il mio progetto”, racconta Antonio. “Poi, lo scorso anno, mio figlio Luca ha preso parte a una recita scolastica che trattava proprio il tema della deportazione: si è riaccesa in me la scintilla e, approfittando delle condizioni fisiche che nel frattempo sono migliorate, ho deciso di mettermi finalmente in sella”.

Non era la prima volta che Alampi affrontava un lungo tragitto pedalando, visto che alle Antonio Alampi, Santa Vittoria d’Alba, Auschwitzsue spalle ci sono le migliaia di chilometri macinate nel corso di tante imprese: Monticello-Barcellona, Trieste-Dubrovnik, Cinzano-Santiago de Compostela e Cinzano-Gole del Verdon, tanto per citarne alcune. “Il viaggio ad Auschwitz però ha un sapore speciale, perché volevo realizzare qualcosa che i miei figli Luca e Alice, di 14 e 12 anni, potessero ricordare: in questo momento, la deportazione è un argomento scolastico per loro, ma desideravo che attraverso il loro papà comprendessero l’importanza di non scordare quegli avvenimenti”.

Per coinvolgere i due ragazzi, Antonio ha chiesto il loro aiuto al ritorno, nel ricopiare “in bella” gli appunti che ogni sera si era appuntato in viaggio, su foglietti di carta stropicciati. “Esperienze come la Antonio Alampi, Santa Vittoria d’Alba, Auschwitzmia lasciano un segno profondo e, a ben guardare, possono essere affrontate da tutti con un minimo di allenamento e di costanza: a differenza di altre mete difficili, come l’Asia, l’Africa o il Sud America, questo percorso è per la maggior parte pianeggiante e quasi privo di sterrati. Vale la pena sperimentarlo, magari prendendosela con calma e raggiungendo la meta in un mese anziché in due settimane”.

Per allenarsi, Antonio è partito da Santa Vittoria d’Alba e ha raggiunto Finale Ligure, in occasione della “24 ore”, una delle più importanti competizioni al mondo dedicata agli appassionati di Mountain Bike, che possono confrontarsi fra Antonio Alampi, Santa Vittoria d’Alba, Auschwitzpanorami mozzafiato e tratti tecnici. “Uno degli organizzatori ha visto una targa dell’impresa che avevo appeso alla bicicletta e mi ha suggerito di tenere un diario su Facebook nel corso del tragitto: facendo tesoro di quel consiglio, grazie all’aiuto dell’associazione sportiva dilettantistica Freelangher, ho aperto la mia pagina sul social network, che mi ha permesso di postare ogni giorno immagini e commenti”.

Fra i suoi ricordi ci sono le tante persone incontrate lungo il percorso, che gli hanno indicato la strada giusta e spesso gli hanno offerto un pasto. Ma soprattutto c’è stata Antonio Alampi, Santa Vittoria d’Alba, Auschwitzl’emozione di visitare quel luogo, dove ancora oggi si respira il clima di terrore del passato, che non deve essere dimenticato per evitare che simili ferocie possano ripetersi. “Tutti dovrebbero visitare Auschwitz, così come gli altri campi di concentramento sparsi in Europa, che un giorno mi piacerebbe congiungere in un unico tragitto: è indescrivibile la sensazione di camminare sulla stessa terra di quegli uomini disperati, toccare le stesse mura, guardare le stesse cose, cercare di trovare un senso a una realtà dove gli occhi e la mente rivivono solamente orrore. Alla fine, non trovi risposta e resti in silenzio, perché in fondo quello è il luogo dove è importante vedere, ascoltare e sentire, per non dimenticare”.

Perché partire in bicicletta? Antonio non ha mai avuto dubbi sul mezzo da utilizzare, perché le due ruote – scoperte a 19 anni e da allora sfruttate per gli spostamenti di qualsiasi tipo – gli trasmettono un senso di libertà senza pari. “Non c’è nessuna carrozzeria, nessun divisorio che ti separi dal Antonio Alampi, Santa Vittoria d’Alba, Auschwitzterritorio che attraversi e dalle persone che incontri”, racconta con un filo di emozione. “Sulle piste ciclabili, poi, sei immerso nel silenzio, nella natura, in un dialogo speciale con te stesso: se potessi, mi rimetterei subito in sella e partirei per Gerusalemme”.

Gerusalemme. Una meta simbolica, come tutte le altre, perché il biker roerino vuole sempre connotare i suoi viaggi con un significato diverso dal classico turismo, “bollandoli” con un valore, un ricordo, un omaggio alla memoria. “Ma il viaggio non deve terminare riaprendo la porta di casa”, conclude Antonio, “ma deve continuare nei cuori e nelle menti di ciascuno, perché andare in luoghi come Auschwitz rende testimoni viventi e soprattutto voce di chi non è più con noi”.

Paola Rinaldi

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