100% backpacker

Positiva, sorridente, creativa, curiosa, determinata, caciarona, estrema, disordinata, eterna indecisa, indipendente. In questi dieci aggettivi sta Giulia Raciti, “backpacker” dalla testa ai piedi: siciliana, classe 1980, da quasi due anni viaggia per il mondo con lo zaino in spalla lavorando come SEO freelance. Da tranquilla impiegata d’ufficio con orario 9-18, si è trasformata in un’avventurosa viaggiatrice in pantaloncini e infradito che dorme negli ostelli, si sposta con i mezzi pubblici e sfrutta la connessione Internet per lavorare sodo e mettere insieme un gruzzolo per continuare il suo giro del mondo. Ora si trova in Ecuador, ma i suoi piedi hanno già calpestato la terra di Europa, Asia, Australia, Sud America e Nord America. Il suo insegnamento? Viaggiare spendendo poco è possibile.

La tua prima esperienza di viaggio “zaino in spalla” ti ha portata in Marocco: perché avevi deciso di partire?
Avevo 24 anni, ero stanca del lavoro, della città, della routine e volevo allontanarmi da tutto e da tutti per po’. Così ho comprato uno zaino, ho prenotato un biglietto aereo e sono volata a Rabat per raggiungere un campo di volontariato. Ho viaggiato da sola per quasi due mesi, conoscendo nuova gente e scoprendo cosa significa vivere in totale libertà: non ci sono orari, non ci sono tour organizzati e non ci sono piani precisi. Quell’esperienza è stata così bella e totalizzante che non sono più riuscita a smettere di viaggiare.

Quello è stato il tuo battesimo da viaggiatrice?
A dire il vero, viaggio da quando sono bambina: avevo solo 14 anni quando mia madre mi ha mandata un mese e mezzo a Londra per studiare. Ogni estate, fino ai 17 anni, ho ripetuto queste vacanze-studio e poi mi sono concessa qualche weekend all’estero e i viaggi estivi con gli amici. Quello in Marocco, però, è stato il mio primo vero viaggio, almeno per come io intendo il viaggiare, che va ben oltre la settimana a Ibiza.

Attualmente, stai girando il mondo: perché questa avventura “on the road”?
Tutto è iniziato per caso, perché avevo in mente di stare via solamente sei mesi. Grazie al fatto che non ho mai realmente smesso di lavorare, ho alimentato un budget che mi ha permesso di muovermi agilmente e così ho deciso di prolungare questa esperienza da 6 a 19 mesi. In questo momento, credo che il mio viaggio terminerà il prossimo anno… ma chi può dirlo? Di organizzato c’è ben poco: mi fermo dove trovo un posto che mi piace e riparto quando non mi sento più a mio agio. Ora come ora, mi trovo da due mesi in Ecuador e fatico a ripartire, perché ho conosciuto persone meravigliose e inizio a sentire Quito come casa mia. Quando mi sposto, decido il percorso parlando con altri viaggiatori, perché dormo in ostello ed è facile incontrare chi arriva dal Paese verso il quale stai andando. Diciamo che ascolto e prendo “appunti”, delineando un piano molto vago di viaggio.

A grandi linee, quali Paesi hai visitato?
In quasi due anni di viaggio, credo di averne visitati una ventina. Sono partita da Cuba, poi sono volata verso Giamaica, Panama e Messico. Dopo una fermata a New York, sono tornata in Europa: da Londra sono andata a Bangkok e, per sette mesi, ho viaggiato nel sud-est asiatico, escludendo solo le Filippine per mancanza di tempo. Da Bali sono volata in Australia e poi è stata la volta di Fiji, Nuova Zelanda e Sud America. Dal Cile, passando attraverso Argentina, Bolivia e Perù, sono arrivata in Ecuador, dove mi sono fermata per una serie di motivi: non manca niente (mare, montagne, vita rurale e più in stile europeo), ho incontrato tanti amici e, soprattutto, costa poco vivere qui, soprattutto a confronto con i prossimi Paesi che attraverserò, come Colombia e Brasile.

Hai fissato una data di rientro?
La data di ritorno era il primo ottobre. Ho perso il volo ed è passato un mese! In linea di massima dovrei rientrare il prossimo aprile, ma ogni volta che fisso un termine non riesco a rispettarlo.

Nella vita in viaggio, ti manca qualcosa della normale routine quotidiana?
I miei vestiti e gli amici di sempre. Viaggiando conosco sempre gente nuova, dormo in posti continuamente diversi e indosso gli stessi “quattro stracci” ormai da un anno. È il lavoro a regalare un tocco di routine alle mie giornate poco convenzionali.

Come vivono la tua lontananza le persone che hai lasciato a casa?
Vivo sola da quando ho 18 anni. I miei genitori sono abituati, così come le mie sorelle e i miei amici. Sono sempre in contatto con tutti, perché lavorando su Internet sono spesso e volentieri online: è più facile trovarmi ora sul pc di quando lavoravo in ufficio.

Tra i mille impegni, curi il blog http://www.viaggiare-low-cost.it/A chi è dedicato?
Il mio blog è rivolto a tutti coloro che vogliono viaggiare, ma non sanno che è possibile farlo per lungo tempo spendendo davvero poco. L’idea è nata in Guatemala, quando nei lunghi mesi di viaggio continuavo a incontrare tedeschi, inglesi, israeliani, americani e australiani, ma nessun italiano. Mi sono chiesta il motivo e mi sono risposta che forse non sappiamo oppure ignoriamo questo modo di viaggiare come “backpackers”. Il mio blog è nato così, da una riflessione vicino a Semuc Champey.

Dunque… viaggiare con poca spesa è davvero possibile?
Ovviamente dipende da dove si va: ad esempio, in Asia e in Centro America si può vivere con 500 dollari, cosa impossibile in Australia (su questo argomento ho dedicato un post http://www.viaggiare-low-cost.it/working-holiday-visa-australia/, che spiega come aggirare l’ostacolo). Le regole fondamentali? Dormire in ostello in camere condivise, viaggiare con i mezzi pubblici, prendere autobus e non aerei, mangiare cibo locale o street-food e stare attenti agli alcolici, perché le feste possono incidere molto sulla spesa giornaliera.

I pro e i contro di viaggiare da soli?
A favore c’è il fatto che fai letteralmente quello che vuoi e non dipendi da nessuno, perché sei padrone di te stesso e del tuo tempo. Il contro è che sei solo e, quando ti capita di avere bisogno di qualcuno, la persona che vorresti al tuo fianco non c’è. A volte sarebbe bello condividere questi momenti speciali con qualcuno a cui vuoi bene.

Qual è il più grande insegnamento delle tue avventure intorno al mondo?
Che volere è potere.

Qual è stata l’ultima cosa che hai fatto prima di partire e quale immagini sarà la prima quando ritornerai a casa?
La sera prima di partire, sono andata a cena con le mie amiche di Londra e ho chiamato i miei genitori per salutarli un’ultima volta. Spero invece che al ritorno ci sia un piatto di pasta con le sarde ad aspettarmi!

Nel tuo zaino, c’è qualcosa di cui non potresti mai fare a meno?
Ho imparato a fare a meno di tutto, tranne che dello spazzolino e del dentifricio.

Il piatto più buono che hai assaggiato?
La carne argentina, ma anche quella di canguro e il cibo vietnamita. Difficile scegliere un piatto solo, perché mi piace sperimentare e ogni Paese ha delle specialità che sono diventate le mie “preferite”. A dirla tutta, ho anche mangiato cavallette, iguana e coccodrilli.

La cosa più strana che hai visto?
Un anaconda di circa 8 metri, che passeggiava libera e indisturbata nei Temple di Bago, in Birmania.

Un consiglio finale a chi sogna di partire, ma non ha il coraggio di farlo… magari per la spesa o perché ha paura di affrontare gli imprevisti.
Credo che la spesa sia una scusa che deriva dalla paura, ma che non deve bloccare questo sogno. Sul mio blog, ho scritto alcuni post che raccontano diversi modi per guadagnare qualcosa mentre si è in viaggio.
Io avevo un sogno e l’ho realizzato. Non vivo come una regina, non dormo in hotel a cinque stelle e ho rinunciato a tutti i lussi e le comodità. In cambio, però, sto vivendo un’esperienza incredibile per il mondo, ho aperto i miei orizzonti e sono alla continua scoperta.
Se questo è davvero quello che si vuole, ci vuole un attimo per farlo: basta prenotare un volo aereo, mettere da parte un po’ di soldi e partire.

Paola Rinaldi

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