Voglia di volare

Voglia di Volare, Alitalia, Ilaria Petrini, aviofobia

Voglia di Volare, Alitalia, Ilaria Petrini, aviofobiaViaggiare è bello, apre la mente, arricchisce di esperienze e poi ci permette di scoprire, sperimentare, condividere. Tutto vero, ma quando la meta è lontana e ci tocca prendere l’aereo il risultato è sempre lo stesso: un passeggero su due è terrorizzato. Circa il 53% degli italiani ha un pessimo rapporto con i viaggi ad alta quota e spesso rinuncia a vacanze, esperienze o proposte di lavoro pur di non staccare i piedi da terra. La buona notizia è che non si tratta di una paura giustificata, ma solamente di un “gancio” a cui appendiamo le tensioni che sono già dentro di noi, ma da cui possiamo guarire. Dal 1997, Alitalia propone il corso Voglia di Volare per chi ha deciso di affrontare il problema alla radice: “Ci rivolgiamo alle persone che non hanno mai volato, ai passeggeri occasionali, ma anche a quelli abituali per i quali volare ha sempre comportato uno stress fisico e psicologico”, spiega la responsabile del progetto, Ilaria Petrini. Così, tra simulatori, approfondimenti degli aspetti aeronautici e, soprattutto, un volo di linea per una destinazione italiana, si può finalmente scoprire il piacere di avere la testa fra le nuvole.

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La responsabile del progetto, Ilaria Petrini

Ilaria, cosa nasconde la paura di volare?
L’aviofobia è un classico disturbo d’ansia, legato a una percezione distorta della realtà: chi ne soffre non ha timore di qualcosa che può rappresentare effettivamente una minaccia, ma immagina pericoli irreali. Nel caso specifico, l’aeroplano viene percepito come qualcosa di ostile, minaccioso e, solitamente, questo avviene alle persone che hanno difficoltà a non avere il pieno controllo delle situazioni e ad affidarsi completamente agli altri. Spesso, coesiste anche un problema di claustrofobia e una fatica ad allontanarsi dall’ambiente conosciuto.

È vero che questa fobia può essere sviluppata improvvisamente anche da persone che prima volavano senza problemi, magari dopo un particolare evento della vita?
Certamente. Sovente, le ansie che ci portiamo dietro come un fardello vengono associate a qualcosa. L’aereo è il perfetto “scarico” di queste tensioni, perché riunisce tutte le caratteristiche che abbiamo elencato prima: ci porta lontano, rappresenta un ambiente chiuso e richiede tutta la nostra fiducia in chi lo pilota. Ovviamente, nel corso della vita, alcuni eventi possono sollecitare il nostro affanno e segnare l’inizio di un disturbo d’ansia: nelle donne è molto comune soffrire di aviofobia dopo la maternità, negli uomini subito dopo il matrimonio, negli adolescenti quando arriva il primo viaggio all’estero. In generale, si tratta di tutte quelle situazioni in cui bisogna accrescere la propria autonomia, vivere un aggravio di responsabilità, trovare un nuovo equilibrio, gestire una fonte di stress.

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Simulatore di volo

Quanti sono i passeggeri paurosi?
Oltre il 50 per cento degli italiani manifesta questo disagio, che è assolutamente trasversale in termini di età, posizione culturale, professione. Per assurdo, soffrono di aviofobia anche gli uomini manager, abituati a sopportare incredibili carichi di responsabilità. La loro frase più ricorrente è: “Mi sentirei meglio se potessi guidare io”. Ecco venir fuori la loro pulsione verso il controllo.

Al contrario, perché dobbiamo fidarci?
Quello aeronautico è uno dei settori più normati, dove il personale viene addestrato, controllato e aggiornato continuamente, forse più di qualsiasi altra professione. Quando saliamo a bordo di un aereo, dobbiamo sempre tenere conto di questo altissimo livello di preparazione e qualifica delle persone a cui ci stiamo affidando.

Voglia di Volare, Alitalia, Ilaria Petrini, aviofobiaQuali sono i sintomi manifestati da chi ha il terrore di volare?
L’ansia si manifesta con gli stessi sintomi e le medesime reazioni fisiologiche della paura, come tachicardia, elevata sudorazione, tremore, difficoltà respiratorie. A quel punto, si crea un circolo vizioso: avvertendo quelle sensazioni, la persona teme anche per la propria salute e l’ansia peggiora, amplificando ulteriormente quei sintomi. Ma l’agitazione è dentro di noi, non sul veivolo o nella situazione in se stessa.

Il vostro corso come può aiutare a superare queste paure?
Nell’arco di due giornate, lavoriamo sia sull’aspetto psicologico sia su quello tecnico ed esperienziale. La prima parte è interamente dedicata a un ragionamento sull’ansia, seguita poi da una serie di riflessioni con un Comandante Alitalia che aiuta a ripristinare la corretta visione della realtà. In aula, viene spiegato da cosa deriva il rumore che spaventa tanto oppure la strana sensazione che si avverte dopo il decollo. Poi, la teoria si trasforma in pratica attraverso un’esperienza sul simulatore di volo, utilizzato per Voglia di Volare, Alitalia, Ilaria Petrini, aviofobial’addestramento dei piloti e in grado di riprodurre tutte le fasi del viaggio, comprese le situazioni di maltempo o di maggiore preoccupazione per i partecipanti.

C’è spazio anche per gli assistenti di volo?
Assolutamente sì. Il loro mondo, spesso trascurato, viene ampiamente indagato nel corso per tranquillizzare ulteriormente i passeggeri, vista la grande preparazione e gli equipaggiamenti di cui sono forniti. Insegniamo anche le tecniche di rilassamento – respiratorie e muscolari – tipicamente utilizzate per la gestione dell’ansia, che in questo modo smette di essere quella forza che ci immobilizza. Una volta restituita la giusta visione dell’aereo e addestrate le persone a gestire le emozioni, si affronta un vero e proprio volo.

Quindi si parte sul serio?
Sì, il secondo giorno, si sale su un normale volo Alitalia, sempre con l’assistenza del personale, e viene percorsa una tratta andata-Voglia di Volare, Alitalia, Ilaria Petrini, aviofobiaritorno, con un piccolo debriefing centrale per capire gli stati d’animo fra i presenti. Ma il corso non si conclude qui, perché i partecipanti vengono seguiti per un anno sui loro voli, dalla fase di check-in all’atterraggio. Ovviamente, tutte le informazioni per iscriversi sono disponibili sul sito ufficiale del progetto.

Quali sono i principali timori da sconfiggere?
Sicuramente la paura che si possa rompere qualcosa e, di conseguenza, che l’aereo possa cadere. Ma tante persone hanno anche il terrore di stare male sull’aeroplano e di non ricevere in tempo i soccorsi.

In che modo questa paura può incidere sulla vita sociale?
Si rischia di tagliare via una fetta importante della propria soddisfazione, personale o professionale: molte persone rinunciano a posizioni lavorative importanti e ben remunerate perché la nuova carriera le porterebbe a volare spesso, molti giovani declinano la possibilità di effettuare un’esperienza all’estero, tanti genitori hanno rapporti sporadici con i figli che vivono lontani e non possono raggiungere altrimenti. E poi si rinuncia a conoscere il mondo, a scoprire cosa c’è al di là dei soliti spazi.

Voglia di Volare, Alitalia, Ilaria Petrini, aviofobiaCosa possiamo consigliare a chi non ha ancora frequentato il corso, ma sta per salire su un aereo con angoscia?
Per prima cosa, è importante rispettare gli orari, arrivando all’aeroporto in anticipo ed evitando tutte quelle corse che mettono ansia. Questo consente anche di scegliere un buon posto al check-in: solitamente va evitato il fondo dell’areo, privilegiando la zona anteriore, perché si avverte meno la sensazione claustrofobica che può sottostare la fobia. Meglio evitare l’utilizzo di farmaci tranquillanti, se non strettamente indicati dal medico, perché l’abuso può scatenare effetti collaterali sgradevoli, così come è raccomandabile stare alla larga dagli alcolici. Una buona regola è anche togliere l’orologio, perché il fatto di non controllare continuamente i minuti che mancano all’atterraggio può aiutare ad essere meno ansiosi. Piuttosto, è bene distrarsi il più possibile con letture, giochi o chiacchiere.

E se tutto questo non funziona?
Bisogna comunicare le proprie sensazioni al personale di volo, che è addestrato a risolvere queste problematiche. Concentrarsi sul proprio malessere senza condividerlo può peggiorare la situazione, per cui… via la vergogna, si parte!

Paola Rinaldi

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