Chi viene a cena?

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social eating, VizEat, Jean-Michel Petit, Camille Rumani, cucina, globetrotterQualcuno direbbe: “Aggiungi un posto a tavola”. Sì, ma per un ospite che arriva da lontano, mai conosciuto prima. I viaggi nel mondo si colorano di una nuova tendenza, il social eating, che essenzialmente consiste nel cenare (o pranzare) non più al ristorante, ma a casa di privati con la passione per i fornelli che organizzano a casa propria eventi culinari, da un pasto completo a un aperitivo, per allargare il proprio giro di amicizie e ricevere qualche dritta sulla cultura del posto.

Su questo concetto si basa VizEat, la piattaforma di social eating nata in Francia lo scorso luglio e appena sbarcata in Italia, dove è possibile iscriversi in qualità di “host” (padrone di casa) oppure “guest” (ospite). Il primo ha la social eating, VizEat, Jean-Michel Petit, Camille Rumani, cucina, globetrotterpossibilità di proporre data, menù e prezzo dei suoi eventi gastronomici; il secondo invece può prenotare l’occasione che gli fa venire l’acquolina in bocca, sicuro di vivere un’esperienza autentica assaporando pietanze preparate apposta per lui.

Gli ideatori del portale sono i francesi Jean-Michel Petit e Camille Rumani: entrambi appassionati di viaggi, hanno deciso di condividere con altri globetrotter il piacere di scoprire nuovi sapori attraverso l’incontro con persone che, pur non essendo chef professionisti, desiderano scambiare quattro chiacchiere intorno al luogo di condivisione per eccellenza, la tavola. Jean-Michel ha ancora vivo nella memoria il ricordo di un pranzo con una famiglia indiana sull’isola Amantani, nel versante peruviano del social eating, VizEat, Jean-Michel Petit, Camille Rumani, cucina, globetrotterLago Titicaca, mentre Camille è una cuoca provetta, non si separa mai dal suo snocciolatore per mango e adora cucinare la torta meringata al limone.

Perché creare VisEat? Semplice. Spesso, i turisti (soprattutto quelli esteri) finiscono per non assaggiare le vere prelibatezze del territorio ospitante e magari capitano in ristoranti acchiappa-turisti, dove l’offerta non è sempre all’altezza delle aspettative. Pur viaggiando molto, non tutti hanno provato la vera Sacher-Tort di Vienna, le escargot à la Bourguignonne della cucina francese o magari una tipica colazione all’inglese a base di uova con il bacon e pane tostato con burro e marmellata social eating, VizEat, Jean-Michel Petit, Camille Rumani, cucina, globetrotterd’arance. Per non parlare di chi, non sapendo quale locale scegliere, finisce per riempirsi lo stomaco in qualche fast-food, rinunciando alle tipicità del posto.

Questo non accadrà più con il portale di social eating, perché è possibile ospitare – o essere ospitati – in case dove la cucina genuina e casalinga diventa protagonista assoluta di uno scambio alla pari, fra commensali che offrono sapori in cambio di cultura, e viceversa. Come sapere se l’host cucina bene? Le foto postate nel profilo e nel menu danno una chiara panoramica del suo modo di cucinare, ma in aiuto vengono anche i commenti lasciati dagli altri VizEaters. In più, sia ospiti sia padroni di casa, condividono informazioni personali al momento dell’iscrizione, per esempio le loro passioni o il motivo per cui desiderano scegliere questa forma di accoglienza. Un modo per evitare brutte sorprese, ma anche per avere un’idea dell’atmosfera che si respira e del tempo che si condividerà.

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