Keep Brave, si parte

La data non poteva essere più azzeccata. Sabato 8 marzo, per onorare la festa delle donne con un’impresa memorabile, l’eporediese Paola Gianotti partirà per il suo giro del mondo in bici: per lei, Keep Brave (questo il nome del progetto) rappresenta soprattutto un viaggio interiore alla ricerca della soddisfazione personale, ma anche un piccolo contributo nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela della natura e dell’ambiente in cui viviamo. Paola sarà la prima donna italiana e la seconda al mondo dopo Juliana Buhring, di origine greca naturalizzata a Napoli (ne abbiamo parlato qui), ad attraversare in bicicletta cinque continenti e ventidue Paesi in poco meno di sei mesi.

PEDALARE PER L’ARIA PULITA
L’impresa di Paola Gianotti è stata preceduta da una lunga e complessa preparazione: per prima cosa, sono state contattate le scuole dei ventidue Paesi che verranno attraversati, per fornire loro le informazioni necessarie e le modalità operative per poter valutare la qualità dell’aria. Durante il suo viaggio in bicicletta, infatti, Paola valuterà la qualità dell’aria attraverso la frequenza dei licheni, utilizzando il metodo e gli strumenti sviluppati dall’equipe diretta dal professor Ammann dell’Università di Berna per il WWF elvetico.

In sostanza, il sistema consiste nel contare le presenze dei licheni sulle scorze degli alberi dei luoghi attraversati: se sul tronco vi sono tanti licheni diversi l’uno dall’altro significa che esiste una buona biodiversità e, di conseguenza, un’aria sicuramente buona; se al contrario vi sono tanti licheni ma tutti uguali, si potrà ipotizzare una modesta biodiversità e una altrettanto modesta qualità dell’aria; l’assenza di una pur minima vita lichenica farà invece presagire un ambiente gravemente compromesso, una qualità dell’aria molto scadente.

SPORT, CULTURA E BENESSERE
All’interno dell’impresa, è nato anche il progetto “Studio del comportamento del corpo”, supportato da uno staff di professori universitari in Medicina dello Sport che non solo ha seguito i cambiamenti fisici della protagonista in funzione degli allenamenti, ma studierà anche le risposte del corpo durante il tour. Nel gruppo figura Mauro Salizzoni, uno dei più noti chirurghi d’Italia, che ha reso l’ospedale Molinette di Torino polo d’eccellenza per il trapianto del fegato.

PERCHÉ PARTIRE
A chi le domanda come è nata l’idea di questo giro del mondo in bici, Paola risponde semplicemente: “Tante volte le persone pensano che le idee nascano da chissà quali pensieri contorti uno possa avere e da chissà quanti anni di progettazione. In realtà, credo che molto spesso le nostre idee siano frutto di sogni. Ho sempre viaggiato in camper con i miei genitori fin dalla più tenera età. Quando ho compiuto diciotto anni ho iniziato a seguire e progettare con mia sorella tante avventure. Zaino in spalla e mete lontane”.

Dopo tanti viaggi in Swaziland, in India, sull’Himalaya, nel parco del Kakadu australiano, in Venezuela, sul Kilimangiaro, in Groenlandia, in Ecuador e nella foresta thailandese, adesso Paola è convinta che l’idea di girare il mondo in bici sia una conseguenza delle tante esperienze vissute negli anni, che le hanno lasciato un bagaglio di emozioni, ricordi e sogni. “La voglia di mettermi in gioco è la prosecuzione naturale di un percorso iniziato molto presto, quando ero bambina”. Allora buon viaggio, donna coraggiosa!

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