Nati con la valigia

Donato Bosca, Nati con la valigiaLettere, diari e cartoline per rispondere alle due domande più vecchie del mondo: “Perché si parte?” e “Perché non si torna?”. Da qualche anno, lo scrittore Donato Bosca si è appassionato alle storie dei tanti piemontesi che, nei secoli scorsi, hanno lasciato la loro terra con una misera valigia di cartone, in cui – accanto ai pochissimi beni materiali – portavano l’arte di “saper fare”, la loro lingua, la speranza e un grande spirito di solidarietà. Da questa ricerca insolita, che parte dagli scritti dei nostri emigrati, è nato il progetto “Nati con la valigia”, che sarà presentato sabato 18 ottobre a Bra, nell’ambito della rassegna LiBRArsi, l’iniziativa della casa editrice Liber Faber realizzata con il patrocinio del Comune a Palazzo Mathis.

Per Donato Bosca, presidente dell’associazione culturale Arvangia, l’evento braidese rappresenta una nuova occasione in cui parlare del suo metodo singolare, che va a caccia dei documenti più intimi e personali di chi è partito per comprenderne la storia e le motivazioni alla partenza. “Con i famigliari e le persone anziane tentiamo di ricostruire i vari vissuti, cercando di squarciare anche il velo di mistero che nasconde i periodi di cui non si Donato Bosca, Nati con la valigiahanno notizie, affidandoci alla tradizione orale”, spiega Bosca. “Operando in questo modo, ci siamo resi conto che sono esistite ed esistono tuttora in varie parti del mondo persone predestinate all’emigrazione, sin da quando si trovano nella culla”.

Questo “destino segnato” ha suggerito il titolo “Nati con la valigia. Il caval donato degli emigranti”, per sottolineare come il percorso di vita e di viaggio di un emigrante dipenda sempre da situazioni esterne, che lo conducono quasi forzatamente in quella direzione. “Alla base ci sono spesso esigenze lavorative, progetti da realizzare, necessità di sopravvivenza”, riprende Bosca. “E in qualche modo chi partiva segnava il percorso di chi lo faceva successivamente, perché succedeva spesso che i nostri emigranti lasciassero la loro casa con in tasca l’indirizzo di un parente o un conoscente che si era allontanato prima di loro in cerca di fortuna”.

Ma se le circostanze esterne “predestinavano” a partire, erano poi il talento, la volontà, le capacità e lo spirito di iniziativa a fare la differenza nei singoli vissuti. “Negli anni, mi sono concentrato particolarmente sull’emigrazione delle Langhe, collaborando spesso con i discendenti dei nostri corregionali attualmente all’estero: per Donato Bosca, Nati con la valigiaesempio, grazie al contributo di John Bongiovanni, residente a Philadelphia, ho raccontato le vicende dei piemontesi negli Stati Uniti, che per molto tempo hanno cercato di nascondere la loro ‘italianità’, naturalizzandosi velocemente come cittadini americani”.

Nel suo libro “I Piemontesi invisibili”, Bosca racconta con straordinaria minuzia le vicende di questi piemontesi che hanno lasciato la propria terra di Langa e Roero, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo successivo, per un’esistenza migliore all’estero, spesso negando le loro origini per poter fare carriera senza dover pagare dazio a causa della cattiva fama che allora godevano gli italiani. Il volume ha come fonti il diario di Pietro Jon, muratore negli Stati Uniti dal 1891 al 1905; il diario di don Giovanni Gallesio, parroco a Serravalle Langhe nel 1909; il diario di Luigi Ravina, emigrante originario di Cissone d’Alba, i documenti del St John’s Orphan Asylum di Philadelphia e le lettere di tante persone partite a cavallo fra due mondi.

Cosa rappresentava il viaggio per questi emigranti? “Uno di loro racconta la grande paura vissuta durante il tragitto, quando ha Donato Bosca, Nati con la valigiatemuto di affondare insieme al bastimento; un panettiere di Cortemilia ha viaggiato con un signore di Canelli che aveva già messo in piedi un’attività commerciale a New York, che lo ha agevolato soprattutto all’arrivo a Ellis Island”. Tante storie, tante voci, alcune più fortunate, altre più accorate.

Chi volesse appoggiare l’iniziativa, magari contribuendo con materiali utili per questa ricerca in continua evoluzione, può mandare una mail agli indirizza di posta elettronica arvangia@casamemorie.it e arvangia@gmail.com. “I più curiosi hanno a disposizione anche la rivista ‘Langhe cultura e territorio’, dove sono spesso ospitate le storie degli emigrati, altrimenti destinate all’oblio e ricostruite con investigazioni personalissime: riscoprire queste vicende forse permette anche di leggere in maniera diversa l’attualità, comprendendo cosa spinge tante persone a pagare profumatamente il posto su un barcone fatiscente e insicuro, in un estremo gesto disperato”.

Paola Rinaldi

 

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Fotocromia di Mulberry Street agli inizi del Novecento

 

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