Ciao, Mauro!

Questa è una di quelle notizie che non vorremmo mai dare. Mauro Talini, il ciclista diabetico che pedalava in solitaria attraverso l’America per dimostrare che il diabete non è un limite, ha concluso la sua impresa a causa di un tragico e fatale incidente, avvenuto lo scorso 13 maggio a Trincheras, vicino al confine tra Messico e USA: un camionista, ancora ignoto, lo ha investito e, dopo averlo trascinato per diversi metri, è scappato lasciandolo a bordo strada.

Mauro era partito il 1° gennaio 2013 per sostenere i progetti dell’Associazione Internazionale Padre Kolbe Onlus, ma anche per sfidare la patologia da cui era affetto (www.maurotalini.it). Il suo obiettivo era quello di attraversare tutto il continente americano, 25.000 chilometri da Ushuaia, in Argentina, a Prudhoe Bay, in Alaska, creando un collegamento (non solo simbolico) tra il Sud e il Nord del Mondo, per raccogliere fondi a sostegno dei progetti educativi rivolti ai bambini dell’America Latina. L’iniziativa voleva dare continuità alla precedente impresa di Mauro, “Una bici, mille speranze”, realizzata con successo nel 2009/2010, con cui aveva sostenuto il progetto educativo della Città della Speranza a Riacho Grande, in Brasile.

Mauro considerava i suoi come viaggi dell’anima, che racchiudevano gioia, sofferenza, interiorità, razionalità, irrazionalità. Dopo aver percorso Argentina, Cile, Perù, Ecuador e Colombia, raggiungendo poi Panama, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, El Salvador, Guatemala e parte del Messico, da Trincheras in poi Mauro pedalerà per sempre. I suoi messaggi hanno lasciato e lasceranno una scia di luce, che è e sarà il fondamento per portare avanti messaggi di pace e di speranza, perché in questa pedalata, come nelle precedenti, Mauro ha trasmesso a tutti un grande insegnamento: “Diabete e Povertà non sono un limite”.

16.142 sono i chilometri percorsi da Mauro, 16.142 sono i limiti che ha superato e le persone che ha aiutato. 16.142 sono le speranze che Mauro ha portato dal Sud al Nord del Mondo come dall’Est all’Ovest. “Nei momenti di fatica, Mauro non è mai stato solo, ha avuto i suoi compagni di viaggio: il diabete, la bici, Gesù e Maria”, scrivono i famigliari. “È sempre stato particolarmente accompagnato e sostenuto dalla sua grande Fede. Mauro ha raggiunto quello che sognava… e la sua corsa l’ha finita nel cuore di Dio…e ci insegnerà sempre a correre come lui”.

Sul suo portale, si raccontava così: Nel 1984, mi è stato diagnosticato il diabete insulino-dipendente. Nei primi anni di patologia ho cercato, per quanto possibile, di ignorare la malattia: non la accettavo, la rifiutavo, la vedevo come un limite come un elemento estraneo a me. Poi, sia per esperienza, sia per maturità, capisci che se non l’accetti per quello che in realtà è, non vivi bene sotto nessun punto di vista e quando riesci a fartene una ragione, tutto ti è più chiaro, non lo vedi più come un limite, ma anzi come uno stimolo in più per migliorarti e dare il meglio di te. Il diabete non è un limite, anzi, lo considero una scuola di vita”.

Dopo aver praticato ciclismo e calcio a livello agonistico in età adolescenziale, ha accantonato le sue attività quando ha iniziato a lavorare. “Dal 2001 ho preso ad allenarmi con più serietà in bicicletta, con l’intento anche un po’ fantasioso di cimentarmi in viaggi di alcuni giorni fuori Regione e chissà, in un futuro poi, per quali mete. Ed i sogni hanno iniziato a realizzarsi”.

IL SUO RICORDO
I funerali si sono svolti domenica, 26 maggio, nella chiesa parrocchiale di Quiesa e, per la giornata, l’amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino con l’esposizione di bandiere a mezz’asta. Sono state organizzate pedalate in ricordo del ciclista italiano, sono stati deposti fiori al 16.142 chilometro dell’ultimo tour di Mauro ed è stata posizionata una bicicletta bianca nel punto in cui il corpo è stato ritrovato: così il Messico ha dato il suo saluto al ciclista. Noi lo ricordiamo con lo stesso entusiasmo, lo stesso sorriso stampato sul volto, perché Mauro ha concluso la sua vita – seppure troppo presto, ad appena 39 anni – mentre stava realizzando il suo sogno. Ciao, Mauro!