Il barattolo di mandorle

    di Franca Rizzi Martini
    Neos Edizioni
    pp. 192
    € 18,00

    Il barattolo di mandorle, di Franca Rizzi Martini

    Una donna in viaggio intorno all’Himalaya. Grande esploratrice, Franca Rizzi Martini racconta in un libro la storia di un incontro speciale, quello con la fotografa Maddalena Fortunati, con cui l’autrice ha condiviso il cammino da Kathmandu a Thimphu. La narrazione non si limita a riportare popoli e paesaggi, ma si estende ai racconti della stessa Maddalena che ricorda a viva voce i viaggi compiuti negli anni precedenti.

    Prendono allora forma le grandi peripezie vissute alle sorgenti del Gange o fra gli altipiani del Tibet, gli incontri con monaci e sciamani, il confronto con la stupefacente umanità che si può incrociare sul Tetto del Mondo, al di sopra dei duemila metri di altezza, dove la natura è travolgente.
    Tutte suggestioni che trasformano questa narrazione fuori dall’ordinario, riccamente corredata di belle fotografie (a colori e in bianco e nero), nel racconto del viaggio doppio di due donne che si parlano, con due voci distinte eppure sovrapposte a tratti, dove la passione per l’Oriente di Maddalena si intreccia e si sposa con la meraviglia di Franca.

    A dare titolo al libro è il racconto dedicato a un santone indù, Dub Baba, una delle cinque persone al mondo che si ciba esclusivamente di latte e per questo viene chiamato anche Milk Baba.
    Con delicatezza, Franca ricostruisce l’incontro con quest’uomo alto e magro, dalla lunga barba bianca, vestito solo con un perizoma e un turbante di capelli annodati sulla testa con un nastro arancione: fra note di armonium e insegnamenti sulla Via Universale che si trova in ogni essere, Maddalena ripercorre il suo rapporto con l’induismo, ma anche il ricordo del barattolo di mandorle portato lungo l’antica via di collegamento fra Tibet e Nepal, che la salvano in una situazione disperata.

    Ma nel libro stringiamo familiarità anche con il peepal, una pianta medicinale usata per curare una cinquantina di malattie e considerata sacra sia dai buddisti, sia dagli induisti; con il parikrama, il pellegrinaggio per eccellenza dove il devoto si mette in marcia già predisposto ai sacrifici di privazione e grande fatica durante il cammino; con i murimani, muretti costruiti con pietre riportanti un mantra.

    Pagina dopo pagina, il lettore affronta un vero e proprio cammino al fianco delle due donne attraverso alcuni fra i luoghi più sacri e inviolabili al mondo, dove spesso è bandito qualsiasi tipo di navigazione e balneazione, tranne che per le abluzioni rituali, come nei fiumi sacri indiani.
    E poi si assiste a uno Shoten, cerimonia dove i monaci portano in processione un grande pannello di stoffa (tanka), dipinto con un’immagine sacra, per poi issarlo in alto e srotolarlo al sorgere del sole fra le preghiere e le acclamazioni della gente.

    Quella zona del mondo diventa poco alla volta sinonimo di avventure che mettono alla prova, popolazioni autentiche, atmosfere che parlano all’anima, medicine tradizionali da preservare, ma anche della capacità di “vedere con il cuore” e continuare a sperare, affinché arrivi ciò in cui magari non credi più.
    Fino ad imparare la lezione finale di Maddalena, cresciuta fra la meditazione insegnata dai maestri induisti, il nutrimento spirituale del buddismo e gli insegnamenti del cristianesimo.

    “Prego volentieri in ogni luogo di culto di ogni religione, dove so che l’uomo si raccoglie per dipanare le questioni che gli stanno a cuore, per chiarire delle verità, per trovare l’Essenza che sta dentro di lui.
    Sto seguendo ciò per cui mi sento attratta, ma sono convinta che ogni religione, se seguita con il cuore, conduca lungo la strada della Pienezza Interiore”.

    SHARE
    Articolo precedenteManuale del motoviaggiatore
    Articolo successivoMissoula, Montana