Kirghizistan e Tagikistan

Tagikistan. Ragazze a Khorog

A meno che non disponga di tempo illimitato, il viaggiatore che sceglie come meta l’Asia Centrale dovrà forzatamente scegliere una destinazione praticabile.
Una buona soluzione può essere abbinare, in un unico viaggio, Kirghizistan e Tagikistan: paesi popolati da etnie diverse, caratterizzati da spettacolari paesaggi naturali che allo stesso tempo offrono importanti scorci di storia e arte.

Tagikistan. Yurta
Tagikistan. Yurta

Il Kirghizistan, grande circa due terzi dell’Italia, è un territorio totalmente montuoso, al centro di un groviglio di catene che si spingono oltre i settemila metri, abitato da pastori nomadi che vivono nelle yurt (le tende in feltro di lana, tipiche dell’Asia Centrale) con le loro mandrie di pecore e yak, principale risorsa del paese: una terra ideale per il trekking d’alta montagna, tra cime innevate, ghiacciai, pascoli fioriti e laghi glaciali.
Il Tagikistan, autentico mosaico di etnie, lingue e identità diverse è dominato dall’altopiano del Pamir, il cosiddetto “Tetto del mondo” e attraversato dalla Pamir Highway, lunga 700 km, che costituisce uno dei più spettacolari tracciati stradali del continente.
Le principali attrattive del Tagikistan, come il Kirghizistan abitato in prevalenza da tribù nomadi, sono gli stupendi laghi di montagna, le antiche fortezze e i monumenti buddisti. Interessante è la presenza di nutrite comunità ismaelite, seguaci dell’Aga Khan.

Tagikistan. Ragazze a Khorog
Tagikistan. Ragazze a Khorog

Per lungo tempo l’Asia Centrale, l’enorme regione che oggi comprende le repubbliche autonome del Kazakistan, del Kirghizistan, del Tagikistan, del Turkmenistan e dell’Uzbekistan, ha rappresentato uno spazio vuoto sulle carte geografiche e ancora oggi costituisce per molti un luogo misterioso, fuori dalle principali rotte del turismo.
Eppure queste terre, estese tredici volte l’Italia (ma con appena 59 milioni di abitanti) comprese tra il Mar Caspio a occidente, la Cina a oriente, la Russia a nord, l’Iran, l’Afghanistan e il Pakistan a sud, sono state culla di potenti imperi.
Alessandro Magno, Gengis Khan e Tamerlano vi edificarono città opulente, maestre di cultura e di arte. Basti ricordare Samarcanda, Bukhara e Khiva, nodi del millenario commercio carovaniero lungo la Via della Seta, che collegava l’Estremo Oriente con il Mediterraneo, fungendo da arteria di diffusione per una globalizzazione ante litteram, basata sullo scambio di merci e conoscenze.
Nonostante l’apparente povertà, questi territori hanno suscitato da sempre la cupidigia di popoli vicini e lontani, che l’hanno invasa e a lungo dominata: mongoli, turchi, cinesi, greci, persiani e arabi, oltre a imporsi con la forza delle armi, hanno esportato nel cuore dell’Asia la propria cultura e religione.
L’Asia Centrale, in tempi assai più recenti, diventò anche il teatro del Grande Gioco, la lotta per l’egemonia politica ed economica tra l’impero britannico e quello zarista, che qui si misurarono in quella che si potrebbe chiamare la prima guerra fredda della storia.
Oggi gli autori sono cambiati, ma non la sostanza del conflitto, che vede opposti gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, in gara per controllare le enormi ricchezze minerarie ed energetiche della regione.

Kirghizistan. Aquila da caccia
Kirghizistan. Aquila da caccia

L’Asia Centrale, lontanissima dal mare, caratterizzata da un clima continentale estremo, torrido d’estate e gelido in inverno, è principalmente costituita da sterminate pianure semidesertiche: un ambiente estremo, dove il nomadismo e l’allevamento brado di cavalli, pecore, capre e cammelli rappresentano l’unica economia sostenibile a lungo termine.
Oltre le grandi pianure, verso sud-est, si elevano le più alte montagne della terra – Pamir, Hindu Kush, Tian Shan e Himalaya – con cime di oltre 7.000 m di altitudine e passi che superano i quattromila.
I pascoli d’alta quota, disseminati di laghi smeraldini, consentono la sopravvivenza soltanto di animali particolarmente resistenti, come la pecora di Marco Polo dalle enormi corna tortili e lo yak, mentre l’agricoltura è relegata nelle vallate dei grandi fiumi.
Ciò nonostante l’Asia Centrale è sempre stata teatro del perenne conflitto tra le popolazioni nomadi di pastori e i popoli sedentari: le razzie dei nomadi hanno avuto come effetto storico la concentrazione degli agricoltori in centri fortificati e difendibili, embrione di quelle che sarebbero divenute imponenti città e fulcri di potenti imperi.

Uomo del Tagikistan
Uomo del Tagikistan

Quando, due secoli fa, l’impero russo cominciò a espandersi a sud, la regione era come oggi popolata da un vero caleidoscopio di gruppi etnici: kazaki, kirghizi, tagiki, uzbeki e turkmeni, ognuno con caratteristiche proprie ma che avevano in comune la lingua di ceppo turco, la religione musulmana e la scrittura araba. Questi popoli erano in qualche modo economicamente integrati e complementari: i kirghisi pastori, gli uzbeki agricoltori, i tagiki artigiani e commercianti.
Il retaggio sovietico, sopravvissuto al crollo dell’Urss e all’indipendenza ottenuta nel 1991, ha contribuito non poco a mischiare le carte delle repubbliche centro-asiatiche, mescolando etnie e stili di vita, contaminate da una massiccia introduzione della modernità e della cultura russa.

Giulio Badini
I Viaggi di Maurizio Levi