Kashmir e Ladakh

Kashmir e LadakhKashmir e Ladakh, regioni dello stato indiano del Jammu al confine settentrionale con il Pakistan e la Cina, sono diverse per ambiente e clima, ma in fondo complementari l’una all’altra.

Il clima mite del Kashmir, le foreste, l’abbondanza d’acqua e la fertilità del terreno ricco di piante e di fiori, incantarono già nel 1400 gli imperatori Moghul, che ne fecero il luogo prediletto dello loro vacanze – lontano dal soffocante caldo umido dell’estate indiana – riempiendo la valle di palazzi, padiglioni, templi e soprattutto di curatissimi giardini.

Srinagar, il capoluogo, è un luogo delizioso tra laghi, fiumi e canali, abitazioni di legno dipinte a colori vivaci con parte della popolazione che vive in confortevoli case galleggianti spostandosi sulle lunghe caratteristiche barche a un remo.
A Srinagar anche il mercato è sull’acqua, contornato sullo sfondo dalle maestose e alte vette del Karakorum.

Kashmir e LadakhPer raggiungere il Ladakh occorre inerpicarsi su strade sterrate mozzafiato che superano passi a 4-5000 m di altezza.
La regione, chiamata anche Piccolo Tibet, aperta al turismo solo nel 1974 e accessibile soltanto da maggio a settembre, è un mondo di pietra, di paesaggi lunari e di deserti d’alta quota, un lembo di altopiano tibetano tra le cime dell’Himalaya, dove l’agricoltura è possibile solo nei rari appezzamenti dei fondovalle, come quello del fiume Indo.

Grande un terzo dell’Italia ma abitato da appena 150 mila persone, il Ladakh  consente un’economia di mera sussistenza per l’aridità del suolo, gelato per la gran parte dell’anno, e per la penuria d’acqua dovuta – incredibilmente – alle scarse precipitazioni.

Kashmir e LadakhÈ proprio la scarsità delle risorse e la necessità di non dividere case, terreni e mandrie a far sopravvivere, in questa regione, la poliandria: una sola donna unita in matrimonio a più fratelli, e magari un figlio avviato al monachesimo.

La maggior attrattiva del paese è costituita proprio dai numerosi monasteri buddisti lamaisti, come tibetana è l’etnia, la cultura e la lingua; anzi oggi, dopo la distruzione dei templi e della cultura buddista in Tibet per opera dei Cinesi, il Ladakh costituisce il luogo migliore per conoscere questo peculiare mondo spirituale.

Gli stupendi capolavori d’arte celati nei gompa, i preziosi libri amanuensi in pergamena, le feste con danze in abiti coloratissimi, i curiosi copricapi, le preghiere dei monaci a base di canti mistici, le campanelle, il clamore dei cembali, il suono dei lunghi corni d’ottone regalano emozioni indescrivibili, tali da ben giustificare le scomodità di un viaggio in una terra tanto remota e fuori dal mondo.

Giulio Badini
I Viaggi di Maurizio Levi

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